“Di Sera, Un Geranio”- Omaggio a Luigi Pirandello

edvard_munch_-_the_kiss_-_google_art_project

A pochi giorni dall’Anniversario della morte di Luigi Pirandello,
(10 Dicembre 1936),
desidero portare all’attenzione dei miei allievi,
e di tutti gli amici del Blog,
una Novella, che amo definire una Novella Metafisica,
che appartiene all’ultima produzione letteraria del grande scrittore siciliano ,
Figlio del Caos

Ne ho fatto una riduzione, pronta ad essere portata in scena,
in un futuro allestimento pirandelliano, insieme ai miei allievi,
per ora vi dono qualche passaggio, consigliandovi naturalmente,
la lettura integrale di questa sublime Novella, ai più ancora sconosciuta :

edvard_munch_-_the_sick_child_1907_-_tate_modern

” Quando si vuol bene davvero a qualcuno non è facile dimenticare,
siamo è vero educati sin da piccoli all’abbandono,
ma siamo capaci di portare con noi per tutta una vita,
una voce, un odore, mica sempre un profumo,
ci attacchiamo noi vivi persino ai colori
di colui o colei che ci vengono a mancare(…)

Qui si narra della parte più intima di noi,
della memoria si capisce, ma anche del cuore…
Insomma di una verità che non si può toccare ma non si può non riconoscere.
Ora io dirò di essere stato testimone della sofferenza di un uomo,
casa, ospedale, analisi ed esami,ancora analisi.
Mai ammalarsi, mai star male, che Iddio ci prenda nel sonno,
che ci accolga in modo improvviso e senza quella terribile appendice
di indecenze(…)

Vederlo spegnersi così senza poter far nulla,
ecco io mi chiedo se quella non sia la sofferenza vera per chi assiste,
per chi veglia il malato!

young-woman-on-the-beach

La luce fioca, il malato che dorme, il respiro affannoso…
Un corpo che si prepara al congedo e si separa dall’anima,
arriva un momento in cui il corpo pesa al malato,
non sono più le sofferenze del corpo,
ma il corpo stesso è la sofferenza.

L’altra notte però la lampada rosa non è rimasta accesa invano.
Si è liberato ho pensato.
Lui non era più il suo corpo,
lui era semmai nelle cose che pensava,
nelle cose che gli si agitavano intorno,
le strade, le piazze, l’edicola dove comprava il giornale al mattino,
case, strade, cielo.

Tutto il mondo, essere nelle cose.

Io so che direte che non può essere per noi vivi,
eppure io vi dico che lui era presente come la fragranza di un’erba…
Una cosa, consistere ancora in una cosa,
che sia pur quasi niente,
ecco una pietra.

Foto:25.04.1994

Anche un fiore che duri poco: ecco , questo geranio…
Oh guarda giù nel giardino, quel geranio rosso.
Come s’accende!
Perché?

Di sera, qualche volta, nei giardini, s’accende,
così improvvisamente,
qualche fiore…
E nessuno sa spiegarsene la ragione.”

luigi_pirandello

Questa Novella , mia cara nonna,
è dedicata a te
e solo noi, sappiamo il perché…

Anche se non sei più presente, mai sarai assente…

Barbara

(immagini prese dal web)

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9 thoughts on ““Di Sera, Un Geranio”- Omaggio a Luigi Pirandello

    • e lo sapevo che avresti amato questa novella 🙂
      Ne ero certa…
      Un momento altissimo della letteratura italiana, sconosciuta ancora purtroppo…

      Un bacio amica mia,
      Barbara

  1. Un omaggio che avrebbe gradito molto ne sono convinta. Una novella che andrebbe letta davvero, almeno da come tu l’hai presentata. Già da quel poco che abbiamo potuto leggere, si presume che ci sia ancora di più e senz’altro profondo. Pirandello: assolutamente un grande.Ciao

  2. Mi sono spesso raffigurato la vita come un ponte: si parte si arriva a meta si comincia ad andare oltre. Via via che si avanza si guarda indietro e si può vedere cosa si è lasciato e si guarda avanti, cercando di intravedere cosa si troverà, ciò che altri ci hanno lasciato, e più si avanza più si nota che il ponte finirà e sarà importante cosa avremo lasciato noi, a quelli che verranno dopo. Non mi ero mai soffermato a pensare che anche il nostro corpo è parte del viaggio.

    • davvero preziosa questa tua riflessione Gianni,in effetti la vita è attraversamento,
      è passaggio da un’età all’altra, da un’esperienza all’altra, da un amore all’altro, insomma tutto è simbolo, ed è figlio di ciò che lo ha preceduto e padre di ciò che verrà, il nostro corpo ci permette di percepire tutto questo, di viverlo appunto,
      ed è il mezzo attraverso cui il viaggio si compie, dal primo all’ultimo giorno…
      Grazie della tua riflessione e condivisione.
      Un caro saluto ,
      Barbara

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