“Nelle Notti di Primavera pensa a me”- Omaggio a Evgenij Evtusenko

“Giungerà l’amata,
mi circonderà con le sue braccia,
coglierà ogni mio cambiamento,
comprenderà ogni inquietudine.

Da nere correnti, da tenebre fitte,
del taxi dimenticando aperto lo sportello
salirà di corsa i gradini decrepiti
in una febbre di felicità e angoscia.”

(1956)

“Non capirsi è terribile-
non capirsi e abbracciarsi.
Ma per quanto strano,
è altrettanto terribile, altrettanto,
capirsi in tutto.

Ci feriamo comunque.
E, segnato da una precoce conoscenza,
l’animo tuo soave
io con l’incomprensione non offenderò
e non ucciderò con la comprensione.

(1956)

“Nelle notti di Primavera – pensa a me
nelle notti d’Estate – pensa a me
nelle notti d’Autunno – pensa a me
nelle notti d’Inverno – pensa a me.

Ti supplico – nel silenzio più silenzioso
o sotto la pioggia che nell’aria scroscia
o sotto la neve che nel riquadro scintilla,
nel sonno già, ma ancora non nel sogno-

Nelle notti di Primavera – pensa a me…”

(1960)

“Quando è comparso il tuo viso
sulla mia vita scombinata,
io dapprima ho soltanto capito
quanto sia scarso quello che possiedo.

Ma boschi, fiumi e mari
esso in particolare ha illuminato
e me, profano, ha iniziato
ai colori del mondo.

Io così tanto temo, così tanto,
la fine di un’aurora inattesa,
la fine di scoperte, di estasi, di lacrime,
ma non lotto con questa paura.

Capisco: è amore
anche questa paura. L’accarezzo,
di carezze incapace,
custode inefficace del mio proprio amore.

Questa paura mi ha preso
in un anello. Sono brevi , lo so questi istanti,
e i colori per me saranno spenti
quando tramonterà il tuo viso…”

(1960)

“Dormi adorata…
Dormi adorata …
Dimentica la nostra lite.
Immagina
il risveglio
avvolto di freschezza.
Dormi adorata…
Nel sonno , sorridi,
(via tutte le lacrime!)
Dormi adorata…
Non accumulare le offese.
Lascia che nei tuoi occhi si insedino, silenziosi,
gli angeli del sonno.
A stento ci si addormenta su questa terra,
ma-
adorata , mi senti?-
Dormi…
il mio sussurro a te,
sempre più tenue,
poi – silente:

Dormi, adorata…”

(1964)

Solo un breve omaggio per un poeta che il 1 Aprile ci ha lasciati;
a coloro che volessero innamorarsi dei suoi versi,
consiglio la raccolta poetica “Poesie d’Amore”,
tradotta dalla bravissima Evelina Pascucci,
edita da Newton Compton.

Barbara

(immagini prese dal web,di Odilon Redon)

“Ecce Deus fortior me”-Il Primo incontro tra Dante e Beatrice

La “Vita Nova”,
una Vita Rinnovata e Rigenerata nell’Amore,
è questo il primo scritto attribuito all’Alighieri e datato intorno al 1292,
si compone di liriche(Sonetti, Ballate e Canzoni),
che si alternano a momenti in prosa,
intesi come esegesi , e quindi come analisi,
commento e interpretazione, della materia poetica.

Centro dell’intero componimento è la figura di Beatrice,
Donna-Angelo ,Donna-Amore,
Deità, Divinità ,
Alfa e Omega dell’intera Vita Spirituale di Dante,
specchio di Virtù e Beatitudine,
Signora dell’Anima e del Cuore di Dante,
nata non da uomo mortale,
ma figlia del Cielo stellato, e del Dio che lo abita.

Dante la incontra per la prima volta all’età di Nove anni,
e il numero 9 diverrà simbolo teologico potentissimo,
evocazione della presenza di Beatrice,
quadrato del numero 3 , distintivo della Santissima Trinità,
eco della Matrice Divina della fanciulla amata.

[4]Apparve vestita di nobilissimo colore umile e onesto sanguigno,
cinta e ornata a guisa che alla sua giovane etade si convienia.
In quel puncto dico veracemente che lo spirito della vita ,
lo quale dimora nella segretissima camera del cuore,
cominciò a tremare sì fortemente,
che apparia nelli menomi polsi orribilmente;
e tremando disse queste parole:
“Ecce deus fortior me ,
qui veniens dominabitur michi!”
(Ecco il Dio più forte di me, che al suo arrivo diverrà mio padrone)(…)
D’allora innanzi, dico che Amore
segnoreggiò la mia anima(…)
Elli mi comandava molte volte che io cercassi
per vedere questa angiola giovanissima;
onde io nella mia pueritia molte volte l’andai cercando,
e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti,
che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Homero:
Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di Dio(…)

(Continua…)

(immagini prese dal web, Beatrice è dipinta da Dante Gabriele Rossetti)

“Per l’Amore di Una Donna”

Un Omaggio alla Donna,
all’Amore che rappresenta, e che ha saputo ispirare in Animi Nobili,
che a lei hanno dedicato Versi-Incanto,
che brillano luminosi ancora oggi per tutti noi.

E’ la Voce della Poesia Surrealista,
che vive la Figura Femminile come Trasfigurazione,
come Momento Catartico dell’Anima,
come Oltre Metafisico al quale tendere , e per il quale attendere…

“L’Amore reciproco,l’unico a poterci interessare,
è quello che mette in gioco l’inconsueto nel consueto,
l’immaginazione nel luogo comune, la fede nel dubbio,
la percezione dell’oggetto interiore nell’oggetto interiore.
Implica il bacio e l’abbraccio,
il problema e la soluzione del problema infinitamente problematica.
L’Amore ha tutto il tempo.
L’Amore moltiplica i problemi.
La furia della libertà cattura gli amanti,
più necessari l’uno all’altro dello spazio dell’aria nei polmoni.
La donna seguita a custodire nella sua finestra la luce dell’astro,
e nella mano la linea della vita dell’amante[…]

(Andrè Breton- Paul Eluard)

“Mi sta dritta sulle palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Di queste mie mani ha la forma,
Di questi miei occhi ha il colore,
Dentro l’ombra mia s’affonda
Come un sasso in cielo

Tiene gli occhi sempre aperti
Nè mi lascia mai dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli
E io piango e rido, piango e rido,
Parlo e non so che dire.”

(Paul Eluard)

“Mai altra che te a dispetto di stelle e solitudini
A dispetto di mutilazioni dell’albero all’arrivo della notte
Mai altra che te proseguirà il mio stesso cammino
Più t’allontani più s’allunga la tua ombra
Mai altra che te saluterà il mare all’alba
quando vagabondo esausto io uscito da foreste tenebrose e cespi di ortiche
camminerò verso i flutti
Mai altra che te poserà la mano sulla mia fronte e sugli occhi
Mai altra che te[…]

(Robert Desnos)

“In tutte le strade ti incontro
in tutte le strade ti perdo
conosco così bene il tuo corpo
ho sognato tanto la tua figura
che è ad occhi chiusi che io posso
definire la tua altezza
e bevo l’acqua e sorseggio l’aria
che ti ha attraversato la cintura
tanto tanto vicino così reale
che il mio corpo si trasfigura
in un fiume scomparso
dove un tuo abbraccio mi cerca

In tutte le strade ti incontro
in tutte le strade ti perdo.”

(Màrio Cesariny)

“Mio Dio fino all’ultimo istante
Con questo cuore stanco debole e smorto
Quando si è l’ombra di se stessi
Come si potrebbe come
Come si potrebbe amare o come
Definire quel tormento

Basta dunque che tu compaia
Rialzandoti i capelli con l’aria
Che ti dà quel tenero gesto
Che io rinasca e riconosca
Un mondo abitato dal canto
Elsa mio amore mia giovinezza[…]

(Louis Aragon)

Auguri a tutte le donne,
di oggi e di sempre…
Vi abbraccio tutte,

Barbara

(immagini prese dal web)

Voci di Donna, Voci d’Amore: Frida, Sibilla e Alda

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“Mio Diego,
specchio della notte.
I tuoi occhi, spade vedi dentro la mia carne, onde tra le nostre mani.
Tutto tu nello spazio pieno di suoni-
nell’ombra e nella luce.
Ti chiamerai AUXO-CROMO- colui che attira il colore.
Io CROMOFORO -colei che dà il colore.
Tu sei tutte le combinazioni dei numeri.
La vita …
Il mio desiderio è capire la linea, la forma,
l’ombra, il movimento .
La tua parola percorre tutto lo spazio e raggiunge le mie cellule,
che sono i miei astri,
e va alle tue, che sono la mia luce.

-Frida Kahlo-

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“Nel cavo delle tue mani
ancora
il ricordo del tuo viso
brucia e trema,
trema, viso accarezzato,
piccola cosa lontana,
pallida e arde
nel cavo delle mie mani.
Eri immenso bene
mistero e vene
in dolce forma,
volto amato perduto,
ancora brucio e tremo,
le palme tendo…”

-Sibilla Aleramo-

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“L’ora più solare per me
quella che più mi prende il corpo
quella che più mi prende la mente
quella che più mi perdona
è quando tu mi parli.
Sciarade infinite ,
infiniti enigmi,
una così devastante arsura,
un tremito da far paura
che mi abita il cuore.
Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:
da me si diparte la vita
e d’un bianchissimo armento io
pastora senza giudizio
di te amor mio mi prendo il vizio…”

“Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d’amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e lì dentro l’amore
mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.”

– Alda Merini-

Un Omaggio a tre Voci dell’Arte e della Poesia,
versi poco noti,ritrovati dopo attenta ricerca,
vitali e scintillanti,
un omaggio al Sentimento che Dona Vita e ci Tiene in Vita,
per tutti voi amici del blog…

Barbara

(immagini prese dal web)

“Di Sera, Un Geranio”- Omaggio a Luigi Pirandello

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A pochi giorni dall’Anniversario della morte di Luigi Pirandello,
(10 Dicembre 1936),
desidero portare all’attenzione dei miei allievi,
e di tutti gli amici del Blog,
una Novella, che amo definire una Novella Metafisica,
che appartiene all’ultima produzione letteraria del grande scrittore siciliano ,
Figlio del Caos

Ne ho fatto una riduzione, pronta ad essere portata in scena,
in un futuro allestimento pirandelliano, insieme ai miei allievi,
per ora vi dono qualche passaggio, consigliandovi naturalmente,
la lettura integrale di questa sublime Novella, ai più ancora sconosciuta :

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” Quando si vuol bene davvero a qualcuno non è facile dimenticare,
siamo è vero educati sin da piccoli all’abbandono,
ma siamo capaci di portare con noi per tutta una vita,
una voce, un odore, mica sempre un profumo,
ci attacchiamo noi vivi persino ai colori
di colui o colei che ci vengono a mancare(…)

Qui si narra della parte più intima di noi,
della memoria si capisce, ma anche del cuore…
Insomma di una verità che non si può toccare ma non si può non riconoscere.
Ora io dirò di essere stato testimone della sofferenza di un uomo,
casa, ospedale, analisi ed esami,ancora analisi.
Mai ammalarsi, mai star male, che Iddio ci prenda nel sonno,
che ci accolga in modo improvviso e senza quella terribile appendice
di indecenze(…)

Vederlo spegnersi così senza poter far nulla,
ecco io mi chiedo se quella non sia la sofferenza vera per chi assiste,
per chi veglia il malato!

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La luce fioca, il malato che dorme, il respiro affannoso…
Un corpo che si prepara al congedo e si separa dall’anima,
arriva un momento in cui il corpo pesa al malato,
non sono più le sofferenze del corpo,
ma il corpo stesso è la sofferenza.

L’altra notte però la lampada rosa non è rimasta accesa invano.
Si è liberato ho pensato.
Lui non era più il suo corpo,
lui era semmai nelle cose che pensava,
nelle cose che gli si agitavano intorno,
le strade, le piazze, l’edicola dove comprava il giornale al mattino,
case, strade, cielo.

Tutto il mondo, essere nelle cose.

Io so che direte che non può essere per noi vivi,
eppure io vi dico che lui era presente come la fragranza di un’erba…
Una cosa, consistere ancora in una cosa,
che sia pur quasi niente,
ecco una pietra.

Foto:25.04.1994

Anche un fiore che duri poco: ecco , questo geranio…
Oh guarda giù nel giardino, quel geranio rosso.
Come s’accende!
Perché?

Di sera, qualche volta, nei giardini, s’accende,
così improvvisamente,
qualche fiore…
E nessuno sa spiegarsene la ragione.”

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Questa Novella , mia cara nonna,
è dedicata a te
e solo noi, sappiamo il perché…

Anche se non sei più presente, mai sarai assente…

Barbara

(immagini prese dal web)

“Non vedo la mia Anima ma so che c’è – Omaggio alla Poesia di Emily Dickinson “

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Emily,
creatura sospesa tra cielo e terra,
eterea ed angelica,
sguardo profondo, e una vita ascetica,
Impenetrabile…

E’ Poetessa,
Poetessa del Silenzio,
del Non-Detto,
Poetessa della Vita,
di una Vita non-vissuta
un Canto di Grazia e Bellezza,
che contempla abbandoni e perdite,
dolore e sconfitta,
ma sempre forte e vigoroso,
Sacerdotessa laica,
capace di leggere nel Mondo,nella Natura,
nell’Umanità tutta,
traccia di una Dimensione più Alta e Profonda,
capace di sentire tutto il Creato,
come semplice riflesso della Vera Luce.

“Ad Amherst la sorella di Austin è chiamata “il mito”.
Non esce di casa da quindici anni…
E’ sotto molti aspetti un genio.
Veste di bianco, si pettina come usava quindici anni fa ,
quando scelse la reclusione.
Ha voluto che io cantassi per lei, ma senza incontrarmi.
Quando ho finito, mi ha fatto avere un bicchiere di sherry e una poesia[…]

[La più vicina stanza
dove un amico aspetti
felicità o condanna:
L’Elisio è alla stessa distanza.

Che forza assiste l’anima,
se tranquilla sopporta
il palpito di un passo –
l’aprirsi di una porta – ]

(Pagina di Diario di Mabel Loomis, 15 Settembre 1882)

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” Qualunque cosa sia, lei l’ha provata –
o terribile padre dell’amore –
non è nostro il castigo –
risparmia la colomba –

Non per noi supplichiamo –
nulla resta da chiedere –
quando il discorso è chiuso
non servon parole –

Ma perché non si senta troppo sola
nella tua bella casa
puoi concederle come trasgressione
di ripensare a noi –

Una parola è morta
quando è pronunciata,
così dice qualcuno.
Io dico invece
che incomincia a vivere
proprio quel giorno.

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Da qualche parte sulla vaga terra
oggi esiste –
quella magia passiva ma durevole
che mi ha consacrata –

Indifferenti, senza dubbio giocano
le stagioni là dove io pagherei –
per il diritto d’esserci – ogni atomo di me
solo escludendo l’immortalità –
per riservarmi di godere un altro
giorno di te –
Dio della vastità , non abbreviare
per noi l’eternità!

Noi sogniamo – ed è un bene che sogniamo -[…]
Che male c’è? Si muore solo – in apparenza-
questa è una verità di sangue –
ma noi moriamo in teatro –
e il teatro non muore[…]

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L’Amore che una vita può mostrare quaggiù
è solo un filamento
di quell’essenza più divina
che svanisce sul volto del meriggio
e accende l’esca nel Sole
e frena l’ala di Gabriele.

Ed essa , nella musica ,si affaccia e si disperde,
e sulle aperte lontananze , in giorni,
d’estate,stilla un incerto dolore,
ed essa c’innamora nell’Oriente
e soffonde il tramonto di Ponente
di uno struggente iodio.

Ed invita , sgomenta , ci arricchisce,
volteggia brilla, prova,si dissolve,
ritorna , suggerisce, persuade ed incanta
e poi si slancia in Paradiso.”

Per tutti coloro che desiderano approfondire la sua Poetica,
consiglio la Raccolta completa di poesie edita da Mondandori,
nella collezione “I Meridiani”.

Barbara

(immagini prese dal web)

“Luigi Pirandello ,Il Fu Mattia Pascal – Seconda Parte”

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” Oh Perché gli uomini si affananno così,
a render man mano più complicato,
il congegno delle loro vite?
Perché tutto questo stordimento di macchine?
E che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto?
Si accorgerà allora, che il così detto progresso,
non ha nulla a che fare con la felicità?

Beate le marionette,
su le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi!
Non perplessità angosciose,
né ritegni né intoppi,né ombre, né pietà: nulla!
E possono bravamente attendere e prender gusto alla loro commedia,
e amare e tener se stesse in considerazione e in pregio,
senza soffrir mai vertigini o capogiri,
poiché per la loro statura,
e per le loro azioni, quel cielo è un tetto proporzionato…

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Quaranta giorni al buio…
Potei sperimentare che l’uomo , quando soffre,
si fa una particolare idea del bene e del male,
cioè del bene che gli altri dovrebbero fargli e a cui egli pretende,
come se dalle proprie sofferenze gli derivasse una diritto al compenso;
e del male che egli può fare agli altri, come se parimenti dalle proprie
sofferenze vi fosse abilitato.
E se gli altri non gli fanno il bene quasi per dovere,
egli li accusa,
e di tutto il male ch’egli fa quasi per diritto,
facilmente si scusa…

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E il signor Anselmo,mi dimostrava, che per nostra disgrazia,
noi non siamo come l’albero che vive e non si sente…
A noi uomini, nascendo , è toccato un tristo privilegio :
quello di sentirci vivere,
con la bella illusione che ne risulta:
di prendere cioè come una realtà fuori da noi,
questo nostro interno sentimento della vita, mutabile e vario,
secondo i tempi, i casi e la fortuna.
E questo sentimento della vita è appunto come un lanternino,
che ci fa vedere il male e il bene,
che proietta tutto intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce,
di là dal quale è l’ombra nera,
l’ombra paurosa che non esisterebbe,
se il lanternino non fosse acceso in noi,
ma che dobbiamo purtroppo creder vera,
fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi.
Spento alla fine a un soffio,
ci accoglierà la notte perpetua, dopo il giorno fumoso della nostra illusione,
o non rimarremo noi piuttosto alla mercè dell’Essere,
che avrà soltanto rotto le vane forme della ragione?”

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(immagini prese dal web, tutti i pensieri riportati,
sono tratti dalle meravigliose pagine de “Il Fu Mattia Pascal”)

Barbara

“Luigi Pirandello, Il Fu Mattia Pascal – Prima Parte”

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“Una delle poche cose, anzi forse la sola che io sapessi di certo era questa :
che” mi chiamavo Mattia Pascal”.

E’ questo l’Incipit, di uno dei Romanzi più importanti,
della prima metà del nostro Novecento,“Il fu Mattia Pascal,
apparso per la prima volta nel 1904,sulle pagine della rivista “Nuova Antologia”,
esattamente tra Aprile e Giugno del 1904.
Pirandello inizia la sua attività di romanziere nei primi anni del Novecento,
pubblicando a puntate, il suo primo lavoro “L’Esclusa”,
sulle pagine della “Tribuna “ nel 1901.

Ho consigliato ai miei allievi la lettura di questo Romanzo,
per queste prossime vacanze,
convinta che sia una delle espressioni più convincenti dell’Estetica Pirandelliana,
scrigno di motivi importanti, e direi fondamentali,
per l’approdo alla scrittura teatrale:
il protagonista della vicenda narrata è Mattia ,
umile bibliotecario, la cui vita sarà stravolta da un evento straordinario ,
privilegio assoluto ad una prima impressione,
che non tarderà a mostrare il suo carattere di tragedia, personale,
e sociale, ad un’attenta analisi.

Un uomo comune il nostro Mattia , “insignificante “,
a detta dello stesso Pirandello,
segnato dal Cielo in uno dei sensi più delicati, la vista,
tanto da essere costretto a indossare dei grossi occhiali rotondi:

” (…)che mi avevano imposto per raddrizzarmi un occhio, il quale ,non so perché, tendeva a guardare per conto suo , altrove.
Erano per me ,quegli occhiali un vero martirio(…)”

Un uomo semplice Mattia,una vita semplice,
seppur non scevra di sofferenze e lutti e abbandoni…
Ma in un giorno qualunque , nella vita di un uomo qualunque ,
la Fortuna bussa prepotentemente alle porte della Vita ,
e la stravolge,offrendo all’uomo qualunque , una Possibilità Unica,
la possibilità di “Morir in Vita”, e lasciare tutto, in un istante,
e Morire e Rinascere, continuando a respirare a pieni polmoni ,
in un oblio dei Sensi e della Coscienza , in una dimenticanza assoluta di Sè:

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In una raffinata mescolanza di elementi tragici e comici,
con umorismo scintillante e intelligente ,
Pirandello ci consegna una delle pagine più teatrali e preziose,
della nostra Letteratura:

“Avevo il giornale ancora in mano e lo voltai, gli occhi mi andarono su un Suicidio, così in grassetto.

-Ci telegrafano da Miragno

-Miragno? Chi si sarà suicidato nel mio paese?

-Ieri Sabato 28 è stato rinvenuto nella gora d’un mulino un cadavere in stato d’avanzata putrefazione…
Accorsa sopra luogo più tardi fu riconosciuto per quello del nostro bibliotecario Mattia Pascal, scomparso da parecchi giorni.

-Io?…Scomparso…Riconosciuto…Mattia Pascal…
Possibile?
E rilessi ancora una volta la notizia sbalorditoja.
Non potevo più stare nelle mosse.
Avrei voluto che il treno s’arrestasse, che corresse a precipizio…
Aprivo e chiudevo le mani continuamente…

Mi vidi per un momento , lì, nell’acqua verdastra della gora,
fradicio, gonfio, orribile,galleggiante…
E m’han riconosciuto!Ma io vorrei sapere chi si è affrettato a riconoscermi…
Ma sara stata lei , forse lei, Marianna Dondi, la vedova Pescatore :
Oh! M’ha pescato subito , m’ha riconosciuto subito , non le sarà parso vero figuriamoci
– E’ lui, è lui, mio genero! Ah povero Mattia! Ah povero figliuolo mio!
E si sarà messa a piangere , si sarà inginocchiata accanto a quel poveretto, che non ha potuto tirarle un calcio e gridarle: Ma levati di qua , non ti conosco!

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Fremevo.
Finalmente il treno s’arrestò a un’altra stazione.
Aprii lo sportello e mi precipitai giù con l’idea confusa di fare qualcosa…
Il salto che spiccai dal vagone mi salvò:
come se mi avesse scosso dal cervello quella stupida fissazione,
intravidi in un baleno …
Ma sì! La mia liberazione,
la libertà, una vita nuova!
Ero morto, ero morto ,
non avevo più debiti , non avevo più moglie, non avevo più suocera:
nessuno! Libero !Libero! Libero!

-Il treno riparte!

– Ma lo lasci ripartire, caro Signore …
Cambio treno!

Continua…

(immagini prese dal web)

“Io so ricordare la Luce…”- Sibilla Aleramo a Dino Campana

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( Ricordo del 3 Agosto 1916)

“Lontane dal mondo,
querce ,
rade nel sole d’Agosto,
acqua fra sassi,
lontane nel tempo,

e tu dorato ridi,
tu alla bianca mia spalla
tu alla vergine sua musica
gioia dagli occhi ridi.

Un breve post,
che nasce dalla lezione odierna con la mia allieva Francesca;
ho portato alla sua attenzione l’Epistolario Campana-Aleramo,
(al quale già dedicai un post nel mio blog),
sto rileggendo queste lettere incandescenti perché desidero
inserire una riduzione-collage di questi testi,
all’interno del mio prossimo spettacolo,
che andrà in scena a Novembre.

Ho individuato tre lettere e due liriche ,
che rielaborerò prossimamente,
una vita intensa e sofferta quella di Sibilla,
una vita in equilibrio sulla follia quella di Dino,
due poeti,
un unico sentire,
un amore travolgente ,
separazioni violente,riconciliazioni desiderate e dolorose,
e poi ancora litigi e lontananze forzate…

Sibilla-Aleramo

“Non vengo mio povero amore.
perché non posso e perché non voglio.
Soffro.Sento che nulla è mutato.
Dino io ho rinunciato a tutto ,
son già quasi fuori della vita,
e non voglio rientrarci vanamente comprendi?
Per la pura gioia di vederti e d’abbracciarti,
tanto forte e tanto pura, non voglio si ripeta tanto male.
Meglio soltanto ricordare,
sentendo la morte venire.
Io so ricordare la luce,
so come ci siamo amati-come non è possibile amare di più in terra…”

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“C’è un ramo in fiore che profuma di miele-
e ci son luci rosse e nere di legna che arde.-
Ricordi inattesi-di paesi-felici-
gemiti improvvisi-
per visi-che atrocemente risero-
e s’allontanarono.-
Intensa fragranza-e guizzi in stanza-a sera-pace del fuoco-
eco di luce-la pigna in brace…”

regina-cordium-alice-wilding-1866

Tornerò sulla figura di Sibilla,
sul suo tormento d’amore per Dino,
gemme queste lettere e questi versi ,
dove Vita e Arte sono stretti in eterno abbraccio ,
che eternamente dura…

“Sento che sorrido,
intenerita,
c’è pudore e c’è grazia puerile
in questo che m’investe,
sola,
tremore improvviso,
oh luce tra le rame gemmate,
sera che avvicini la primavera,
sento che sorrido,
intenerita,
così tersa così lieve e presente
la vita,
con un suo senso anch’essa di casto bene,
ridente,
di un’ora che torna, torna,ma sì, sempre,
di un’ora sospesa,
oh nuova!”

Barbara

(immagini prese dal web)

” Così è , così sia…Ci siamo uniti per essere divisi”-Il Carteggio di Eleonora Duse e Gabriele d’Annunzio

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Ci sono amori che si nutrono di Estasi e Dolore,
che ardono come Fuoco acceso dalla fiamma del desiderio,
che tutto affrontano e sopportano ,
che sono destinati a morire tra lacrime e parole mute, che tristemente si spengono sulle labbra,che più non possono e non vogliono dire…

Lei è la grandissima Eleonora Duse,
attrice superba e insuperata,
lui è Gabriele D’Annunzio,
poeta ed esteta, alla ricerca di Bellezza e forti emozioni,
così nella vita e nell’Arte sua.

duse 1

Si incontrano a Roma la prima volta,
quel ragazzo sfrontato e ribelle colpisce l’animo della Divina,
poi ancora a Venezia qualche anno dopo,
ed è Amore ,
ed è Passione…

duse 5

Lei diverrà interprete magnifica del suo Teatro,
(La figlia di Iorio, Francesca da Rimini, La città morta,
tra i drammi più noti)
lo sosterrà moralmente ed economicamente,
sino alla rovina completa del suo stato finanziario,
sino a riempirsi di debiti per pagare attori e teatri,
sino all’annientamento…

Lui sa,
ma non comprende ciò che sta compiendo ai danni di questa piccola anima ,
lei che stima infinitamente il suo Genio, accetta tutto,
non recrimina, ama e perdona,
come unica e ultima richiesta al suo amato ,
solo quella di essere nella Verità di ciò che è stato…

Marina di Pisa , 17 Luglio 1904

” E veramente dunque , dopo tanta vita e sì diversa – tu giungi verso me a questa parola : orribile ?
E la tua bontà di un’ora di pace, non ti aiuta a vedere?
Il bisogno imperioso della vita violenta – della vita carnale , del piacere, del pericolo fisico, dell’allegrezza,- mi ha tratto lontano .
E tu – che talvolta ti sei commossa fino alle lacrime, tu ora puoi farmi onta di questo bisogno?
Ma, dalla mattina in cui ebbi la gioia d’incontrarti, fino a quest’ora desolata, io non ho avuto in me un pensiero e un sentimento che non fossero e che non sieno di devozione, di ammirazione,di riconoscenza , d’infinita tenerezza verso l’anima tua.
Tu invece, mi hai sospettato di continuo, e mi hai abbassato e mi hai creduto (ah, orribile veramente!) un nemico scaltro!
Ti sei ingannata , e non dispero che tu riconosca l’inganno…
Ora mi sono rimesso al lavoro, con pena.
Poichè tu sei la sola rivelatrice degna di un grande poeta, e poichè io sono un grande poeta, è necessario- dinnanzi alle sacre forze dello Spirito- che tu dia la tua forza alla mia forza – tu Eleonora Duse a me Gabriele d’Annunzio.
perciò come io avrò compiuta la mia nova opera, te la manderò, te la offrirò.
Non posso non far questo.
Tu potrai rifiutarla,
ma non avrai se non una ragione per rifiutarla- che l’opera sia brutta.
Mi sforzerò di farla bellissima.

Gabri

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” Ahimè-
Non alterare la verità,difendo parlandoti la rovina completa e la verità assoluta, due cose che mi rimangono, le amo…
Ti rispondo ora , che la forza che tu dici oggi esistere in me , cioè , nel mio nome di Lavoro, essa non può più esistere che per riparare un disastro finanziario- che rigrava la catena di tante cose- ma la mia gioia – che era il lavorare per l’opera tua,- non esiste più.
Mi dichiaro non più necessaria all’opera tua, ora , che hai vinto-e vincerai-ho creduto che questa era la sola parola adatta per tutti-visto che sparire dalle tavole del palcoscenico non posso…

duse 4E tutto è detto-
Non ho altro di dicibile da dire-
Il resto muore e vive , vive e muore,ogni giorno , con me, come me.
Ti ripeto solo : Non alterare la Verità…
Vien da lontano l’oggi di oggi, ciò che avevo diedi-
Morire e tacere- o non arrivare al conoscimento troppo profondo -di ogni esistenza!-

duse 7Infine se io cerco di fissare la Verità, se mi sforzo di comprendere la tua legge – ti consiglio di non svisare la mia-
Te ne prego-….Lascia-
Non parliamone più- Sono vane parole.

Lascia la spada e la penna, quando mi pensi…
duse 9Non ti difendere, figlio,perchè io non ti accuso:
Così è – così sia- Ci siamo uniti per essere divisi-
Il mondo è pieno di tali miserie!”

Eleonora

Vi consiglio la lettura dell’Epistolario e del romanzo “Il fuoco” di Gabriele d’Annunzio, scritto agli inizi del Novecento , ispirato dall’Amore di questa donna forte e straordinaria.

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(immagini prese dal Web)