Pirandello ovvero il” Teatro della Tortura”

Il Teatro di Pirandello è dimensione Metafisica e Sublime, come cristallo riflettente purissima luce, le luci delle tavole che ospitano i suoi Drammi, riflettono tutte le sfumature cromatiche dell’animo umano.

Personaggi-Persone, che si muovono sul palco e sotto di esso, colmi di una Verità vera, non presunta, più veri del vero, abbattono senza paure la Quarta Parete, chiedono a gran voce che quella Verità si dica, si gridi,che il processo ai fatti, venga celebrato senza sconto di pena:

“L’esistenza pesa su di essi come un carico di cui non possono disfarsi.
Essi cercano una ragione che non trovano e una maniera per uscire colpevoli e incolpevoli(o colpevoli solo del loro esistere) dalla prigione dei fatti.”

(Giovanni Macchia)

E i fatti divengono prigione dell’anima, momento immortale di una vita troppo mortale, mentre il Dramma si compie…
Vittime e carnefici tutti i presenti, Personaggi…Attori…Spettatori.

Una giostra emotiva, un gioco delle parti in costante mutamento,perchè nessuno è esente dall’essere torturato dalla parola pirandelliana, anche il povero avventore capitato ad assistere alla rappresentazione , seduto nel velluto rosso della sua poltrona , dovrà essere sottoposto a giudizio, dovrà esaminare la sua coscienza sotto le luci di quel palcoscenico.

“Pirandello non ci lascia mai andare a letto tranquilli.
Egli non richiede dallo spettatore nè il consenso , nè l’ammirazione, nè l’entusiasmo retorico e rassicurante.
Richiede invece che il dubbio installi in noi le sue profonde radici,fino al punto ch’esso scoppi nel dissenso o nel rifiuto.
Lo spettatore del più nero teatro tragico, in cui chi peccò è inesorabilmente colpito dal destino che ha meritato , ritorna a casa come pacificato.
Lo spettatore pirandelliano è visitato da malessere, irritato.
(…)
I personaggi pirandelliani non hanno alcuna posterità.
Calato il sipario sono veramente morti , il teatro è il luogo della loro reincarnazione e della loro morte.
Nati altrove , fuori dal Teatro, vi sprofondano per sempre , una volta che la rappresentazione è finita .
Hanno bruciato se stessi in una deserta ansia d’eternità…
E un senso di vuoto, di esistenziale tristezza prende lo spettatore che abbandona quel Teatro…”

(Giovanni Macchia)

Nessuna certezza o consolazione per chi va e chi resta,
solo un grande desiderio di guardare in faccia la Verità, e gridarla contro chi quel grido deve soffocare, con le sue regole, il suo perbenismo sterile e antico…

Proprio come Ciampa, protagonista del Berretto a Sonagli, nel video magnificamente interpretato da Eduardo De Filippo…

Come tutti noi, Personaggi in cerca di un autore, a cui poter gridare la nostra Verità.

Del Teatro, o della Reminiscenza dell’Essere

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Il Teatro è dimensione oltre il tempo Kronos, è luogo dell’Anima, Epifania dell’Invisibile ,è Ricordo, Profezia, senso più alto e profondo di ogni possibilità di Essere.

La lezione di oggi con la Compagnia delle Sibille, ha toccato momenti di assoluta verità e chiarezza…

Perchè Il Teatro è Vero non Reale,perchè in Teatro tutto è Finto ma niente è Falso.

Nella Verità dell’Essere, possiamo ritrovare la nostra libertà, ricordare la nostra vera natura, liberarci dalla falsità del Mondo e sperimentare la “finzione scenica” , e in quella finzione, scoprirci più vicini che mai alla Verità assoluta, mai dimenticata, perchè sempre presente in noi come scintilla divina.

Ricercare…
Ricordare…
Ritrovare…

Verbi fondamentali in un’idea antropologica del Teatro, che abbia come fine ultimo l’essere umano,il suo benessere interiore, la sua evoluzione spirituale.

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E L’anima ,in questa ritrovata libertà , volerà alto, raggiungerà “Zenit e Nadir della significazione”,non conoscerà più il buio della paura, figlio della Non-Consapevolezza, e sarà capace di estendersi in gesti e parole, che diverranno manifestazione dell’Essere,di tutti gli esseri, di quell’umanità, che sempre cerchiamo negli occhi di chi abbiamo accanto.

I miei attori sanno che il loro ruolo non si esaurirà sulle tavole del palcoscenico…
Il loro compito sarà quello di scendere con coraggio da quel palco, e vivere la propria vita con estrema consapevolezza di Sè e dell’Altro.
Sanno che le loro parole dovranno trasformarsi in “dono “, ogni volta che le pronunceranno, sanno che ogni gesto compiuto, dovrà divenire promessa mantenuta.

Perchè il Teatro può e deve migliorare la qualità della vita e dei rapporti umani , di chi lo fa ,e di chi lo guarda …
Perchè Il Teatro non è solo un semplice edificio..

Il Teatro è nel cuore , sulle labbra e nei gesti, di chi ha deciso di comunicarlo, e quindi di “donarlo“, al mondo intero.

Con coraggio mie care allieve,
con Amore e Conoscenza…

Buon lavoro sui ruoli che oggi vi ho assegnato,
sono perle, ma fate che divengano diamanti tra le vostre dita…

“Bisogna essere tutti
canto,
luce e bontà.
Bisogna aprirsi interamente
alla notte nera ,
per riempirci di rugiada immortale”

(tratto dal mio prossimo allestimento, versi di Federico Garcia Lorca)

(immagini prese dal web, Marc Chagall)

P.S. Questo è il mio centesimo post, che bella emozione;)

Tutto è Possibile e Visibile…sulla Scena

“Teatro significa vivere sul serio,
quello che gli altri , nella vita
recitano male”

Eduardo De Filippo

Il Teatro è un modo di essere , nella sua essenza e nel suo profondo non ha nulla a che vedere con edifici, testi, stili o forme…è legato all’Anima e alla sua capacità di evolversi nel tempo e nello spazio.

Amo ripetere spesso ai miei allievi“Il Teatro deve cambiarvi la vita”, deve rendervi uomini e donne migliori, madri e padri migliori, figli migliori, insomma il Teatro deve svolgere un ruolo attivo all’interno della società civile, aiutando l’evoluzione dello Spirito attraverso la sua Arte.

Il compito è arduo.

Il Teatro ha bisogno di persone disposte a sacrificarsi per lui. Dopo quindici anni di lavoro sul campo , spero di aver dato il mio umile contributo, per rendere migliore questo mondo, che spesso definisco, parafrasando Shakespeare, ” un grande palcoscenico”.

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Il mondo è un palcoscenico, non il Teatro…

Il Teatro si nutre di Verità, e vive del momento presente..usa il palcoscenico , nel suo significato materiale, per far sì che l’atto si compia, che l’evento cada e accada, perchè su quelle tavole tutto è visibile e possibile…

Siamo nell’oltre dell’Arte, e niente può toccarci..

Il tempo della rappresentazione dilata e annulla il Tempo/Kronos,pochi secondi possono divenire eternità, sono eternità.

Mentre l’atto si compie, ci rendiamo conto di essere esattamente al centro della nostra esistenza, soggetti attivi, capaci di plasmare e modificare la nostra realtà interiore, grazie alla Sacralità che l’atto porta con sè..

E una volta scesi da quelle tavole, il mondo non è più lo stesso. L’azione compiuta in scena ha cambiato inesorabilmente la nostra vita, l’Anima, finalmente libera, è pronta ad accogliere tutta la Bellezza che la vita , la vita vera , dovrà donargli.

(nell’immagine, presa dal web, Il Teatro Olimpico di Vicenza)

“Elogio della Lentezza”…Una lezione di Teatro

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Un breve post , nato dalla lezione che ho tenuto ai miei allievi ieri in Accademia.
Ho chiesto loro di immaginarsi sul palco, fuori dalla catena spazio-tempo , e di prendersi tutto il tempo necessario per compiere un gesto e pronunciare una parola…lentamente…senza nessuna fretta, o ansia, nella libertà assoluta di essere se stessi.

Sì perchè il Teatro è una scuola di libertà interiore, sul palco siamo finalmente liberi, lontano da ogni condizionamento, siamo talmente liberi , che ci sentiamo in imbarazzo, soli, quasi abbandonati, ma il senso di abbandono che ci travolge, è quell’oblio e quella dimenticanza, tanto cara a Carmelo Bene.

Sul palco siamo finalmente in contatto con la nostra essenza..
Tutto ciò spaventa inizialmente, ma gesto dopo gesto, parola dopo parola , ecco che improvvisamente ci troviamo di fronte a noi stessi, nudi, soli, ma nella Verità assoluta.

Ho chiesto ai miei allievi di dimenticare tutto e tutti, di tornare lentamente a “sentirsi”, di riprendersi il tempo perduto, di tornare ad assaporare il gusto delle parole, di pronunciarle lentamente, consonanti e vocali nella loro melodia originaria, suono, luce, verità, Bellezza , tutto in una parola, nel suo significante,prima ancora che nel suo significato.

Tutto lentamente…

Perchè sul palco il tempo non esiste, siamo oltre il tempo, dentro tutto il tempo, passato , presente , futuro, racchiusi hic et nunc, qui e ora, dove non siamo mai, perchè sempre inghiottiti dal momento prima o da quello dopo.

Che sia benedetta la lentezza, che ci aiuta a ritrovare il senso delle cose..
Che sia benedetto il Teatro, e le infinite possibilità di Essere che dona a coloro che umilmente si avvicinano a lui.

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(immagini prese dal web)

John Keats…Il ragazzo innamorato del vento

“Bellezza è verità, verità è bellezza”,che è tutto quanto sappiamo e dobbiamo sapere, sulla terra…

Poche preziose parole , che racchiudono la definizione di ciò che è Arte e Bellezza, e ciò che è Mondo…la Verità è Bellezza e Arte , il Mondo e le sue mistificazioni sono in altro luogo, fisico e mentale, lontani anni luce dalla dimensione poetica in cui il giovane Keats sarà immerso fino agli ultimi giorni della sua vita.

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Vita breve,segnata da una malattia polmonare senza cura, troppo breve, per il poeta ragazzo che diverrà il maggior esponente del Romanticismo inglese.

Vita che si spegnerà a Roma , in una piccola casa affacciata su Piazza di Spagna,(che a tutti consiglio di visitare),Voce che mai smetterà di parlarci dell’Amore e dei suoi tormenti, della Natura benigna,con i suoi venti e i suoi colori, della Morte insidiosa , della tenera notte e delle luci chiare del mattino nascente…

“(…)Via, via ,voglio volare a te,
sulle ali invisibili della poesia,
pur se la mente ottusa indugia e dubita,
io sono già con te!
E tenera è la notte
e la luna regina forse è sul trono,
nel coro delle sue fate stellate(…)

Come chiusura e buonanotte vi lascio con il Sonetto al Sonno, musicale e soave, con la speranza che il mio post sia solo un suggerimento, per approfondire questo poeta bambino, oserei dire, che in breve tempo, molto ci ha donato.

“Tu che imbalsami la quiete della notte
chiudendo con le tue dita premurose e buone
i nostri occhi lieti del buio,e li proteggi dalla luce,
avvolti all’ombra del divin oblio:
o dolce sonno, chiudi ,se ti aggrada ,
mentre ti canto, i miei occhi vogliosi,
o attendi l’amen prima che il papavero
diffonda le sue grazie sul mio letto.
Poi salvami o splenderà il giorno passato
sul mio guanciale generando pene,
salvami dalla coscienza curiosa, che scava
come una talpa e ammucchia contro il buio,
e gira bene la chiave nella toppa oliata,
sigilla il muto scrigno dell’anima mia.”

Il mio Teatro

Sono tanti anni che insegno…
Ho avuto decine di allievi che nel tempo ho aiutato e sostenuto , facendo ritrovare loro, la gioia , l’entusiasmo, e l’amore per la vita, che scorre attraverso il Teatro e la sua parola,perchè, come ho sempre creduto, è fonte di vita, ed è Maestro.

Però ci tengo a ribadire che il mio teatro genera tutto questo.

Perchè viviamo in una società virtuale,siamo circondati da falsità e menzogna, da persone che si raccontano e ci raccontano continuamente le loro storie, per cercare di rimarginare la ferita primordiale , per tentare di sopravvivere al male di vivere, che sempre li attanaglia…

Come naufraghi alla deriva poi giungono da me, chiedendomi di iniziare un percorso di teatro, senza sapere bene nemmeno loro la ragione profonda di questa scelta…che è una scelta di vita molto seria.

Perchè il Teatro è un gioco serissimo…non è puro divertimento come spesso si crede.

In ogni lezione che tengo, entro in contatto con l’anima dei miei allievi, chiedo loro di abbassare tutte le difese, graffio le loro ferite con la forza della parola, affinchè da quelle piaghe nasca poi nuova vita,e soprattutto verità…

Verità….che nasce in scena , che è invece luogo di rappresentazione..sembrerebbe aporetico..ma non lo è.

Perchè è solo quando viene sganciata dal reale, che l’anima finalmente si libera, da ogni costrizione e menzogna, ed il processo creativo della rappresentazione è un processo di verità, in cui l’individuo abbraccia se stesso , vede la propria luce risplendere , viva, vera , come mai lo è stata.

Ecco perchè bisogna fare teatro…il mio teatro.

Sorrido pensando a tutti gli allievi , che nel corso del tempo, hanno creduto ad un tratto di poter fare a meno del teatro, essendo magari convinti di poter proseguire da soli, a volte tentando di sostituirsi a me, di diventare insegnanti dopo un anno o due trascorsi nei miei laboratori…

Poveri sciocchi…

L’esperienza del teatro richiede una guida, un Maestro, ed i Maestri non si superano mai…

Hanno tentato per un po’ di reggersi a galla da soli,poi sono nuovamente precipitati nell’abisso delle loro vite e delle loro anime, come bambini sperduti..
E hanno smesso per sempre di fare teatro…
E’ una legge comune , è una regola, non è mai stata scritta, ma esiste da secoli.

Il mio Teatro vive…e continuerà a vivere dentro di me attraverso di me, perchè a lui ho dedicato tutta la mia esistenza, le mie notti insonni passate sui copioni,i miei anni di studio universitario, tutte le ore trascorse in sala prove in compagnia di grandi attori, con cui ho avuto l’onore di lavorare,le mie estati senza vacanze ma in giro per l’Italia in tournèe…insomma tutti i giorni della mia splendida vita.

Questo è il mio Teatro.