“Io so ricordare la Luce…”- Sibilla Aleramo a Dino Campana

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( Ricordo del 3 Agosto 1916)

“Lontane dal mondo,
querce ,
rade nel sole d’Agosto,
acqua fra sassi,
lontane nel tempo,

e tu dorato ridi,
tu alla bianca mia spalla
tu alla vergine sua musica
gioia dagli occhi ridi.

Un breve post,
che nasce dalla lezione odierna con la mia allieva Francesca;
ho portato alla sua attenzione l’Epistolario Campana-Aleramo,
(al quale già dedicai un post nel mio blog),
sto rileggendo queste lettere incandescenti perché desidero
inserire una riduzione-collage di questi testi,
all’interno del mio prossimo spettacolo,
che andrà in scena a Novembre.

Ho individuato tre lettere e due liriche ,
che rielaborerò prossimamente,
una vita intensa e sofferta quella di Sibilla,
una vita in equilibrio sulla follia quella di Dino,
due poeti,
un unico sentire,
un amore travolgente ,
separazioni violente,riconciliazioni desiderate e dolorose,
e poi ancora litigi e lontananze forzate…

Sibilla-Aleramo

“Non vengo mio povero amore.
perché non posso e perché non voglio.
Soffro.Sento che nulla è mutato.
Dino io ho rinunciato a tutto ,
son già quasi fuori della vita,
e non voglio rientrarci vanamente comprendi?
Per la pura gioia di vederti e d’abbracciarti,
tanto forte e tanto pura, non voglio si ripeta tanto male.
Meglio soltanto ricordare,
sentendo la morte venire.
Io so ricordare la luce,
so come ci siamo amati-come non è possibile amare di più in terra…”

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“C’è un ramo in fiore che profuma di miele-
e ci son luci rosse e nere di legna che arde.-
Ricordi inattesi-di paesi-felici-
gemiti improvvisi-
per visi-che atrocemente risero-
e s’allontanarono.-
Intensa fragranza-e guizzi in stanza-a sera-pace del fuoco-
eco di luce-la pigna in brace…”

regina-cordium-alice-wilding-1866

Tornerò sulla figura di Sibilla,
sul suo tormento d’amore per Dino,
gemme queste lettere e questi versi ,
dove Vita e Arte sono stretti in eterno abbraccio ,
che eternamente dura…

“Sento che sorrido,
intenerita,
c’è pudore e c’è grazia puerile
in questo che m’investe,
sola,
tremore improvviso,
oh luce tra le rame gemmate,
sera che avvicini la primavera,
sento che sorrido,
intenerita,
così tersa così lieve e presente
la vita,
con un suo senso anch’essa di casto bene,
ridente,
di un’ora che torna, torna,ma sì, sempre,
di un’ora sospesa,
oh nuova!”

Barbara

(immagini prese dal web)