“Non andare avanti” un pensiero di Ennio Flaiano

Avendo citato il saggio sull’Umorismo di Pirandello, non posso non ricordare un grande umorista,drammaturgo, sceneggiatore,critico cinematografico,scrittore e giornalista ,quale è stato Ennio Flaiano.

Di seguito, un suo pensiero sul Teatro, che riporto con grande piacere, e presto un post completamente dedicato al suo genio.

Fatemi sapere se vi piace, e siete interessati ad approfondire l’argomento.

“Non andare avanti…

Bisogna tornare ai fondali di carta , alle porte che non chiudono, al suggeritore sotto la cupola, alle luci di ribalta, alla sonaglieria della carrozza in arrivo.
Bisogna vedere un pezzetto di pompiere tra le quinte.
E all’alzarsi del sipario, due camerieri spolverano i mobili e parlano dell’antefatto.

Lasciate andare avanti il cinema, avido di cose reali…
Il Teatro deve essere falso e affascinante.
Nel Teatro si ritrovano i simboli delle cose perdute di vista.”

(dal Diario degli Errori)

“L’Umorismo” di Luigi Pirandello

L'umorismo

Luigi Pirandello non ha bisogno di speciali presentazioni; credo sia con Carlo Goldoni , il drammaturgo più noto, entrambi innovatori del Teatro rispetto al secolo in cui sono vissuti.

Pirandello fu un intellettuale prolifico : romanzi, saggi, novelle, poesie, lavori teatrali, tutto ciò che poteva esser scritto dal suo genio, è stato scritto.

Tra questi capolavori , vorrei oggi segnalare agli allievi, e agli appassionati del mio blog, un libello , scritto nei primi anni del Novecento e pubblicato per la prima volta nel 1908, dal titolo “L’Umorismo”.

Il testo è suddiviso in due sezioni; nella prima Pirandello descrive una vera e propria storia della Letteratura Umoristica Italiana ed Europea, nella seconda invece si sofferma sui caratteri, sull’essenza e sulla materia vera e propria dell’Umorismo.

Umorismo e Comicità non sono la medesima cosa, anche se vengono spesso ed erroneamente assimilati.

Citerò un passaggio fondamentale e famoso del testo, che delinea esattamente la differenza che tra i due sostantivi intercorre:

“(…)L’opera d’arte è creata dal libero movimento della vita interiore che organa le idee le immagini in una forma armoniosa
,di cui tutti gli elementi han corrispondenza tra di loro e con l’idea madre che le coordina.
La riflessione , durante la concezione, come durante l’esecuzione dell’opera d’arte, non resta certamente inattiva:assiste al nascere e al crescere dell’opera , raccosta i vari elementi , li coordina, li compara.(…)

Ebbene, noi vedremo che nella concezione di un’opera umoristica, la riflessione si pone innanzi al sentimento da giudice, lo analizza,ne scompone l’immagine.
Da questa analisi , da questa scomposizione, un altro sentimento sorge o spira:quello che io chiamo sentimento del contrario.

Vedo una vecchia signora, coi capelli tinti, tutti unti,e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili.

Mi metto a ridere.

Avverto che quella signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere.
Posso così ,a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica.

Il comico è appunto avvertimento del contrario.

Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova nessun piacere a pararsi come un pappagallo , ma che forse ne soffre , e lo fa soltanto perchè pietosamente s’inganna che, parata così,riesca a trattenere a sè l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perchè appunto la riflessione , lavorando in me,mi ha fatto andar oltre quel primo avvertimento, o piuttosto più addentro:da quel primo avvertimento del contrario , mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario.

Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.”

Inutile dire che consiglio a tutti voi la lettura di questo testo, tra letteratura e filosofia, che Pirandello ci consegna come lezione chiarissima di argomenti, su cui troppo spesso si fa confusione.

E vi lascio con una lirica breve ma luminosa , anche se quasi sconosciuta, del grande drammaturgo siciliano “figlio del Caos”:

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“Io mi sento guardato dalle stelle
e questa notte non posso dormire.
Mi par che qualche cosa
esse sorelle maggiori
a questa terra voglian dire

O sorgive di luci,
la parola
la parola tremenda del mistero
ditela a una vegliante anima sola
perduta in mezzo al vostro cielo nero.”