“Cartolina Pirandelliana” ovvero “Un sogno dentro a un Sogno”

Lo Spettacolo è stato un momento di grande impatto teatrale ed emotivo,
un sogno , all’interno del quale ha trovato vita,
tutta la Dimensione Misterica dei Personaggi Pirandelliani,
Personaggi in fuga dai loro Tormenti,
dalle loro Paure,
in cerca di un interlocutore cui poter confidare la loro angoscia ,
non per essere compresi, o scusati,
ma semplicemente, almeno per un attimo, compatiti…

E’ il tormento dell’Uomo Contemporaneo,
che anima i Personaggi Pirandelliani,
alla ricerca della Propria Verità,
che non pretende di essere unica e univoca,
perché niente e nessuno su questa Terra è una cosa sola;
è l’Ansia di essere riconosciuti che li spinge a non fermarsi mai,
è la Consapevolezza delle Miseria della Condizione Umana,
che non dona loro un alito di Pace,
perché Pace non può esserci nell’animo umano,
durante questo involontario soggiorno nel Mondo.

Tutto questo è “Cartolina”,
omaggio al genio di Pirandello,
alla sua estrema capacità di scandagliare la nostra anima,
distruggendo ad ogni battuta le maschere che vivono in noi,
quelle maschere che indossiamo più o meno consapevolmente ,
nostro tetro rifugio e riparo dalla Conoscenza del Vero.

Ai miei allievi il mio Grazie,
per aver lavorato in Scena con Coscienza, Dignità, Rigore,
per essersi affidati e fidati delle mie parole,
e della Potenza Alchemica del Teatro,
che mai tradisce coloro che lo praticano con Onestà Intellettuale.

E alla fine di questo Anno teatrale,
ricco di Grandi Emozioni ,
ecco le mie Parole per voi,
per ciascuno di voi:

Aurora: Sei cresciuta in questi mesi,
e la tua evoluzione umana è coincisa con la tua evoluzione sul Palco…
Ricorda che il Teatro è Arte Sacra, che chiede Sacrificio Costante e Dedizione Assoluta,
e soprattutto chiede di Abbandonare ogni Giudizio su se stessi e sul Mondo,
perché il Cammino che hai davanti a te, è Cammino di Consapevolezza…
Abbandona ciò che hai sempre creduto,
apri il tuo Cuore alla Meraviglia che il Teatro ha in serbo per te…

Roberta: Sei donna di grande forza interiore,
capace di raggiungere tutto ciò che desideri ,
in primis capace di arrivare a toccare la tua vera Essenza,
attraverso le parole nuove che il Teatro ti ha donato…
La tua ricerca è appena iniziata, ci sono luoghi dentro di te,
che aspettano solo di essere scoperti;
mettiti in ascolto, e non smettere di credere in tutto ciò che fai,
perché lavorando su te stessa,
raggiungerai pienezza dell’Essere anche su quelle sacre tavole.

Adelaide: La tua carica emozionale è potente,
sei donna capace di far suonare le corde più intime che vivono dentro di te…
Il Teatro è Luogo Metafisico per eccellenza,
Patria Emotiva di ciascuno di noi, ed è luogo a cui appartieni per natura…
Il compito che hai da portare a termine,
è cercare di canalizzare tutta questa energia che vive in te,
rendere Teatro ogni tuo gesto , ogni tua parola,
portare il Teatro nella tua Vita ,e allora Vita e Teatro saranno un medesimo sentire,
un nuovo e straordinario modale, che aspetta solo di essere scoperto da te…

Emanuela : Cuore e Coraggio le tue doti straordinarie,
nella vita e sulla Scena,
ora finalmente quello che è Sopra è Sotto, e quello che è Sotto è Sopra,
niente più separa la tua Vita interiore dalla Vita sul Palco…
Questo Prezioso Stato di Grazia è Tesoro da proteggere,
con tutta la tua Forza, e il Cammino che hai di fronte a te,
è solo cammino di Luce,
quella Luce che il Teatro ti ha donato,
e che ora è Tua, solo Tua , per sempre Tua.

Angela: Hai superato le Paure più profonde e antiche che avevi dentro di te,
ora sai che in Teatro è l’Amore che ci guida, non la Paura…
Lascia che questo ritrovato Amore sia la Strada Maestra,
per arrivare ancora più in profondità, dentro la tua Anima,
perché solo quando la lasci parlare liberamente,
riesco a sentire su quel Palco tutta la tua Energia ,
la tua Gioia, la tua Forza , e il tuo Valore Immenso…
Che l’Amore ti indichi sempre il Cammino
.

Maria Teresa: Una nuova Armonia scorre dentro di te,
i Quattro Elementi che donano Vita a questa Terra,
hanno donato nuova Vita anche a te attraverso il Teatro…
Una Femminilità e Una Grazia di rara Bellezza,
vivono su quelle Sacre Tavole ogni volta che dai Voce e Corpo ai tuoi Personaggi…
Il Cammino che hai davanti vivrà di Bellezza e Armonia ,
il tuo Cuore è aperto e comunica liberamente con il pubblico che ti ascolta attento…
Tutto questo avviene raramente,
ed è il Tesoro che hai il compito di Custodire e Accrescere.

Paolo: La Tua capacità di donarti è grande,
il tuo istinto sa sempre consigliarti per il meglio,
e soprattutto hai imparato ad Ascoltare e Ascoltarti…
Il Teatro è Gioia, Meraviglia Pura,
e tu non devi mai dimenticare la sua lezione;
se continuerai ad ascoltare allora inizierai a sentire te stesso e il Mondo,
in un Modo Nuovo e Unico,
perché “C’è ancora tanta gioia preparata per te”.

Gabriele: Il Teatro è ormai la Tua Vita,
e quando Arte e Vita coincidono,
nulla può turbare il cammino.
Continua a camminare, senza paura,
davanti a te le luci del mattino
annunciano un nuovo giorno,
giorno di festa e di Grande Realizzazione.

Ai miei allievi,
che non sono riusciti a partecipare all’allestimento ,
raccomando di Amarsi in ogni momento della loro Vita,
perché solo l’Amore può Salvarci,
Amore per Noi stessi,
per il Mondo,
per il Teatro ,
che ci ricorda che siamo Creature Divine,
fatte d’Amore , per Amore…

Grazie a tutti voi,
Vi abbraccio,

Barbara

(immagine personale tratta dallo spettacolo, altra dal web)

Gabriele Lavia: “L’uomo dal fiore in bocca…E non solo”

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“Perché caro Signore, ce lo sentiamo tutti qua ,
come un’angoscia nella gola,
il gusto della vita,
che non si soddisfa mai…”

La Vita ,
La Morte,
L’ Amore,
quell’Eterna Ricerca del senso ultimo e profondo delle Cose…

Con Eleganza, Forza, Grazia e Intensità,
Gabriele Lavia ci consegna la sua idea teatrale dell’atto unico pirandelliano,
“L’uomo dal fiore in bocca”:
un’ora e cinquanta minuti, che conducono lo spettatore,
“nell’Oltre Pirandelliano”.

Una sala d’attesa qualunque di una stazione qualunque,
una serata d’estate di pioggia,
(una pioggia che non cesserà di scandire il Tempo Kronos fino all’ultima battuta),
un uomo qualunque seduto nella sala d’attesa,
un treno in corsa,
e un pacifico avventore che, per un minuto, lo perde,
per ritrovarsi faccia a faccia con lo sconosciuto…
Uno sconosciuto in cui potersi specchiare,
che è Altro e Altrove da lui, ma mai troppo distante.

Una Donna…
vestita di nero, con ombrello e cappellino,
ombra sconosciuta e temuta,
attraverserà per brevi momenti la scena,
congelando il tempo della narrazione,
perché le parole non possono dire compiutamente cosa essa rappresenti…
Eros e Thanatos , e il loro abbraccio fatale forse…

La Donna…
Questa sublime creatura, che sa donare la vita ,
e sa toglierla con ingenua ferocia,
che desidera al pari dell’uomo,
che è desiderata al pari dell’uomo…

Questa è la dimensione femminile che Lavia
ci consegna attraverso i suoi monologhi,
trappola fatale e mortale da cui ciascun uomo
vorrebbe fuggire,
ma per andare dove ?
E come poter immaginare una Vita vissuta,
senza questa angelica e infernale creatura accanto?

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Il dialogo del Protagonista e dell’Avventore è serrato,
tempi del gesto e della parola si alternano magnificamente,
La Vita, la Vita , la Vita,
che pretende di essere vissuta
fino all’ultimo respiro ,
e la necessità dell’uomo qualunque, con il suo dolcissimo fiore in bocca,
di attaccarsi alla vita di un altro,
per continuare a sentirla dentro la Vita…
Lavia si consegna completamente al personaggio,
con forza , disperazione e sagace ironia,
potenti i suoi gesti, ma anche leggeri , come volo di farfalle,
un momento altissimo dello spettacolo,
lo vede mimare mirabilmente l’atto del giovane ragazzo di bottega,
che involtola con carta e fiocchi un pacchettino,
che mani femminili attendono trepidanti…

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E La Vita si intreccia alla Morte,
perché la Vita ritrova il suo senso compiuto,
nei panneggi del manto della terrifica Mietitrice,
nel Nero profondo dei sedili della sala d’attesa,
nel vestito dell’Ombra di Donna,
che disperatamente tende la sua mano al protagonista,
con l’ardente desiderio di morire tra le sue braccia…
Sulle sue labbra…

Una Regia quella di Lavia,
puntuale, matematica, poetica,
tutto è curato nei minimi dettagli.
La musica di Giordano Corapi ,
accompagna e sottolinea gesti e parole,
personaggio che si aggiunge ai personaggi,
su cui gli attori riescono a far volare alto,
tutte le intenzioni più profonde dei loro ruoli,
anche dove la parola è assente.
Degno di nota il lavoro di Michele Demaria,
il Pacifico Avventore ,
che esprime in perfetta simmetria tra voce e gesto,
le sfumature più intense del suo personaggio.

L’applauso del pubblico,
ha accolto i protagonisti con calore e affetto sul Proscenio,
ed è stato un onore e un immenso privilegio essere in platea,
per applaudire anche io ,a lungo ,
il lavoro strepitoso di Lavia e dei suoi Attori.

Lo Spettacolo sarà al Teatro Quirino di Roma,
fino al 18 Dicembre p.v.

Barbara

(immagini prese dal web)

“Ad Lucem” : Note di Regia

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Fare Regia significa molte cose,
il Regista prende su di sé la responsabilità intera di una Rappresentazione,
il Regista è colui o colei che “sogna ad occhi aperti il suo spettacolo”,
e lo sogna di giorno, e lo sogna di notte,
e non smette di pensare alle azioni sceniche,
alle parole che ciascun interprete donerà al pubblico,
perché tutto ciò che vivrà sulla scena dovrà esprimere “Armonia e Bellezza”,
perché tutto dovrà “Scorrere” dalla prima all’ultima battuta,
in un crescendo emotivo,
direttamente proporzionale all’energia scambiata con il pubblico.

Il Regista è colui che conosce perfettamente i limiti dei propri attori,
e su quei limiti andrà a lavorare, perché divengano punti di forza,
perché le ombre divengano luce…
Il Regista è colui che indica il cammino,
un cammino che parte da un’Idea,
quell’Idea dentro cui ciascun attore dovrà danzare,
liberamente e consapevolmente,
per arrivare a portare a compimento tutte le preziose indicazioni,
che definiranno il suo “Personaggio”,
che altro non è, se non un carico di parole da pronunciare,
e gesti da compiere sulla scena.

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Nel caso di “Ad Lucem”,
lascerò che siano due attori a parlare del loro lavoro sul palco,
per capire sempre meglio cosa significhi lavorare su se stessi,
per arrivare a toccare la propria Essenza,
ancor prima di parlare di Personaggio :

“Cercare qualcosa…
Qualcosa di piccolo, insignificante, nascosto,
che sai non esistere, e la sorpresa quando lo vedi e lo scopri.
Vorresti lasciarlo li’ ma sai che non puoi.
Devi provare anche questa emozione, questo dolore.
Essere qualcosa che non vorresti, ma che abita ognuno di noi e quindi anche te.
Come dicevo, trovare questo grumo di rabbia, questo concentrato di violenza non è semplice.
Se non esce fuori non funzioni,ma se c’è, allora ti chiedi perché esiste?
Perché dovrei scandagliare qualcosa che immobile?
Perché dovrei stuzzicare un animale dormiente e tranquillo,
con il rischio di non controllarlo più?
Ed ecco che il Teatro ti viene in aiuto,
perché è giusto liberare quell’energia positiva o negativa che sia,
ma mostrarle subito il collare, il controllo.
Tirare fuori qualcosa che devi saper gestire e indirizzare verso un obiettivo,
nel mio caso la creazione di un personaggio.
Stare poi in scena,una volta accettata la propria ombra, ti fa sentire scoperto, ma molto più vicino ad un lato che ti appartiene, e dal quale non ha senso sfuggire.
Poi è vero che ogni sensazione che provi, affinché arrivi agli altri in uno spettacolo,
deve essere elevata esponenzialmente,
divenendo qualcosa che forse non ti rappresenta neanche più,
ma nasce da una parte del tuo essere…
Perché per ogni luce che ci colpirà,nuova ombra nascerà…

(Gabriele)

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Per quanto mi riguarda posso dirti che recitare è stata un’emozione intensa,
forte e anche gratificante;
il Teatro mi ha messo davanti a tre responsabilità:

1) Quella nei confronti della Regia, per la fiducia datami, quindi la responsabilità di lavorare seriamente sul testo.

2) Quella nei confronti dello Spettatore, a cui devi cercare di trasmettere il testo ma anche l’emozione personale, per dar modo di farla sua, e entrare nel tema;

3) Quella nei miei confronti, se non sei responsabile di te stesso, non puoi avere un impegno grande come quello del Teatro.

Nel particolare il Teatro mi ha messo davanti i miei limiti, ha fatto emergere paure e anche certezze, mi ha fatto vivere un momento che se da una lato è reale (la fisicità), dall’altro è invisibile, appartiene solo all’anima e alla sfera emotiva.
Forse quello che dico ora può sembrare assurdo ed esula dal Teatro inteso come testi o rappresentazione, ma è molto bello vedere la costruzione del tutto,
la Passione che la Regia trasmette e fa vivere a tutti coloro che sono in Scena.

(Paola)

E infine il commento del fonico e datore luci,
da cui dipendono luci e suoni di un’intera Rappresentazione,
a tutti i tecnici ,sempre, il nostro Grazie:

“L’atmosfera di pathos sulla scena, accompagnata note gentili e amiche,
mi ha trascinato piacevolmente e condotto per mano,
in un viaggio attraverso una forte tematica sociale,
una trama di parole e suoni e candide venature poetiche”.

(Marco)

Tante sono le Forze sulla Scena,
l’esito della Rappresentazione è la risultante di tutte queste Forze,
il Lavoro è incessante ,
nel senso più intimo di questo termine,
un lavoro che non finirà mai,
dentro di noi,
e poi in ultimo sulla Scena.

Perché sia Luce, ancora Luce, per sempre Luce…

Barbara

(immagini prese dal web)

“Ad Lucem : Sono Storie di Donne”

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Quando il Teatro si fa Mondo,
quando il Teatro si fa Luce,
quando il Teatro si fa Denuncia Civile e Sociale,
in quel momento esatto tutto è compiuto,
e ciò che è Sacro e Inviolabile diviene il Soggetto di una Rappresentazione,
che nasce per un bisogno assoluto di “Dire il Vero”,

Tutto questo è “Ad Lucem”,
molto più di un semplice spettacolo,
perché sarà Teatro nel Senso più Sacro e Profondo che io conosca,
perché una Voce sola si alzerà da quelle tavole,
per dire :“Basta alla Violenza sulle Donne!”

Siete tutti invitati amici del Blog,
Sabato 5 Novembre,e Martedì 6 Dicembre, a Roma,
ascolterete la mia voce, insieme a quella della Compagnia del Cavaliere,
e una partecipazione speciale, davvero speciale…

Vi lascio come sempre la mia mail, per tutte le informazioni:

tuttoilmondoateatro@gmail.com

Barbara

“Il Teatro e la sua Voce”

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“Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita-
quasi folata in una stanza chiusa-
le parole mi mancano e la voce,
e tacerti vicino già mi basta.”

(Camillo Sbarbaro)

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Siamo la nostra Voce,
Siamo il nostro Teatro,
perché Teatro è ciò che è detto, prima di qualsiasi dire,
perché Voce è Pensiero,
il nostro Pensiero,
ma Pensiero Palpitante,
che è Passione e Anima,
che è Parola,
che vibra tra vocali e consonanti ,
che vive su Scale tonali,
dalle profondità dei Bassi, alle altezze indefinite degli Acuti.

Il Teatro ha bisogno della nostra Voce,
Voce-Coscienza,
Voce-Intelligenza
,
perchè la Parola scenica è Logos,
è Pensiero-Verità
,
che non ammette compromessi o contaminazioni,
perché sulla Scena tutto è Verità e Nudità,
Eden ritrovato dopo la cacciata,
Luogo Originario ,
dove possiamo e dobbiamo perderci ,
per poi ritrovarci e rinascere.

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Voce del Teatro,
Voce di tutti gli Uomini,
che non smettono di cercare la Verità,
che “sanno di non sapere nulla”,
(Parole Socratiche che risuonano nell’Anima, ieri come oggi).

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Voce del Teatro,
Voce di Saggezza,
perché il Teatro è un Modale,
un modo per poter vivere degnamente la propria vita,
che non promette facile gloria e riconoscimento,
ma Cammino di Sacrificio e Studio costante,
perché la Cultura è un Portale,
una singolare dimensione,
dove ciascuno potrà conoscere e riconoscere se stesso.

Voce del Teatro,
che è anche la mia Voce,
quella ogni giorno ripete, come Mantra,
l’Insegnamento del Palcoscenico,
perché non è mai abbastanza,
perchè non si è mai vicino alla meta,
perché probabilmente una vera meta non esiste,
e l’Orizzonte dipinto sul fondale ,
è Orizzonte dell’Anima,
perché non si esce mai da se stessi,
e la nostra Voce lo sa,
e suona ,
e continua a suonare le nostre emozioni,
quelle più intime,
quelle che mai avremmo creduto di poter esprimere,
perché la Voce del Teatro,
è la nostra Voce,
e la nostra Voce suonerà sempre le nostre Emozioni,
in un ciclo di eterni ritorni,
attraverso il Tempo e lo Spazio…

Solo dando Voce all’ Emozione, su quel Palco,
torneremo a donare Voce al Teatro,
con Dignità e Consapevolezza,
con Umiltà e Studio costante.

Barbara

(immagini prese dal web)

“Il Teatro che Verrà”

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Siamo ripartiti,
Sibille e Cavalieri,
con Coscienza e Coraggio,
Virtù che appartengono ad un Mondo antico,
ma mai troppo lontano,
che saranno fondamenta solide per il Teatro che Verrà...

Il Teatro che Verrà
E vivrà di nuove Emozioni,
sfumature cromatiche di Anime in perpetuo movimento,
alla ricerca di loro stesse,
delle proprie Radici Umane,
non più spaventate dalle Ombre ,
perché agognanti la Luce,
quel Faro che per sempre fisso, illuminerà le loro Vite.

E la Notte sarà meno buia,
e saremo meno Soli,
perché il Teatro che Verrà,
sarà porto sicuro,
rifugio ,
come grembo materno che tutto accoglie dentro sé…

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Le lezioni sono riprese ,
siamo tornati ai nostri libri, alla Cultura,
e si è da subito respirato un’Aria Nuova,
Aria di Sincerità e Trasparenza ,
di Verità e Umiltà,
occhi negli occhi,
senza più Paure,
perché è dalla Paura che nasce la Menzogna ,
e dalla Menzogna, la Superbia e l’Arroganza.

Siamo tutti in cammino,
all’inizio di un Nuovo Anno di Vita e Teatro,
Sibille e Cavalieri,
mano nella mano,
e sappiamo, che solo fidandoci e affidandoci al Teatro ,
ritroveremo la Certezza dell’Essere,
perché il Teatro è l’Esperienza più Alta e Profonda,
che un Essere Umano possa sperimentare…

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E allora camminiamo…

Perché il Teatro che Verrà,
sarà figlio di ogni nostro gesto d’Amore,
quell’Amore che ci Salva,
che ci Libera,
Oggi,
come Ieri,
perché così è,
da Sempre…

E allora avanti Sibille e Cavalieri,
Oggi,
come Ieri,
come Sempre,
con Voi.

Barbara

(immagini prese dal web)

“Della Solitudine dell’Attore”

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L’Attore è Solo,
è solo un Uomo, solo una Donna,
nasce al Mondo ogni sera,
su quelle lignee Tavole Preziose e Sacre,
non conosce il Tempo,le sue Convenzioni e Costrizioni,
si muove libero,
attraverso tutto lo Spazio e il Tempo

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L’Attore è Solo,
vive delle sue Parole,
quelle ripetute ogni sera sulla Scena,
che mai ha pronunciato nella Vita,
quelle che costano fatica e sudore,
che risuonano nell’aria come Melodia Originaria,
mai sentita, forse sognata…

L’Attore è Solo,
vive dei suoi Gesti,
sempre più forti e consapevoli,
perché il Viaggio che compie,
è Viaggio d’Amore e Consapevolezza,
perché è solo per Amore che ogni sera sale su quel Palco,
Amore che è Fiamma,
che tutto arde e consuma,
e non basta una Vita per consumare tutto quell’Amore,
che tiene e sostiene ogni passo,
giorno dopo giorno.

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L’Attore è Solo,
lì su quel Palco come nel grembo materno,
dove tutto è Vita,
dove tutto è Amore,
dove l’Impossibile diventa Possibile,
dove ogni sorriso e ogni lacrima hanno sapore antico e misterico…

L’Attore è solo,
perché il suo è da sempre,
un Cammino di Luminosa Solitudine,
perché più ci si addentra nel mistero del Teatro,
e più la distanza dal mondo aumenta,
perché è in quella solitudine, temuta e desiderata,
che riusciremo un giorno ,
a ritrovare Noi Stessi,
e il Senso ultimo e profondo di ogni cosa…

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L’Attore è Solo,
i suoi compagni sulla scena sono a distanza siderale,
mentre l’Atto si compie,
la partita è con Se Stessi,
e questo un buon attore lo sa,
lo ha sempre saputo,
perché non si esce mai da Se Stessi,
quando si ama,
quando si odia,
quando si soffre o quando si gioisce,
e questo il Teatro lo sa,
e lo insegna ogni giorno ,
a tutti gli Uomini di Buona Volontà.

Dedicato a chi, come me, non saprebbe vivere , e respirare , senza il Teatro.

Barbara

(immagini prese dal web,
Eleonora Duse, Marta Abba, Ettore Petrolini,
Eduardo De Filippo,Ruggero Ruggeri, Sarah Bernhardt, Irma Gramatica)

“Luigi Pirandello, Il Fu Mattia Pascal – Prima Parte”

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“Una delle poche cose, anzi forse la sola che io sapessi di certo era questa :
che” mi chiamavo Mattia Pascal”.

E’ questo l’Incipit, di uno dei Romanzi più importanti,
della prima metà del nostro Novecento,“Il fu Mattia Pascal,
apparso per la prima volta nel 1904,sulle pagine della rivista “Nuova Antologia”,
esattamente tra Aprile e Giugno del 1904.
Pirandello inizia la sua attività di romanziere nei primi anni del Novecento,
pubblicando a puntate, il suo primo lavoro “L’Esclusa”,
sulle pagine della “Tribuna “ nel 1901.

Ho consigliato ai miei allievi la lettura di questo Romanzo,
per queste prossime vacanze,
convinta che sia una delle espressioni più convincenti dell’Estetica Pirandelliana,
scrigno di motivi importanti, e direi fondamentali,
per l’approdo alla scrittura teatrale:
il protagonista della vicenda narrata è Mattia ,
umile bibliotecario, la cui vita sarà stravolta da un evento straordinario ,
privilegio assoluto ad una prima impressione,
che non tarderà a mostrare il suo carattere di tragedia, personale,
e sociale, ad un’attenta analisi.

Un uomo comune il nostro Mattia , “insignificante “,
a detta dello stesso Pirandello,
segnato dal Cielo in uno dei sensi più delicati, la vista,
tanto da essere costretto a indossare dei grossi occhiali rotondi:

” (…)che mi avevano imposto per raddrizzarmi un occhio, il quale ,non so perché, tendeva a guardare per conto suo , altrove.
Erano per me ,quegli occhiali un vero martirio(…)”

Un uomo semplice Mattia,una vita semplice,
seppur non scevra di sofferenze e lutti e abbandoni…
Ma in un giorno qualunque , nella vita di un uomo qualunque ,
la Fortuna bussa prepotentemente alle porte della Vita ,
e la stravolge,offrendo all’uomo qualunque , una Possibilità Unica,
la possibilità di “Morir in Vita”, e lasciare tutto, in un istante,
e Morire e Rinascere, continuando a respirare a pieni polmoni ,
in un oblio dei Sensi e della Coscienza , in una dimenticanza assoluta di Sè:

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In una raffinata mescolanza di elementi tragici e comici,
con umorismo scintillante e intelligente ,
Pirandello ci consegna una delle pagine più teatrali e preziose,
della nostra Letteratura:

“Avevo il giornale ancora in mano e lo voltai, gli occhi mi andarono su un Suicidio, così in grassetto.

-Ci telegrafano da Miragno

-Miragno? Chi si sarà suicidato nel mio paese?

-Ieri Sabato 28 è stato rinvenuto nella gora d’un mulino un cadavere in stato d’avanzata putrefazione…
Accorsa sopra luogo più tardi fu riconosciuto per quello del nostro bibliotecario Mattia Pascal, scomparso da parecchi giorni.

-Io?…Scomparso…Riconosciuto…Mattia Pascal…
Possibile?
E rilessi ancora una volta la notizia sbalorditoja.
Non potevo più stare nelle mosse.
Avrei voluto che il treno s’arrestasse, che corresse a precipizio…
Aprivo e chiudevo le mani continuamente…

Mi vidi per un momento , lì, nell’acqua verdastra della gora,
fradicio, gonfio, orribile,galleggiante…
E m’han riconosciuto!Ma io vorrei sapere chi si è affrettato a riconoscermi…
Ma sara stata lei , forse lei, Marianna Dondi, la vedova Pescatore :
Oh! M’ha pescato subito , m’ha riconosciuto subito , non le sarà parso vero figuriamoci
– E’ lui, è lui, mio genero! Ah povero Mattia! Ah povero figliuolo mio!
E si sarà messa a piangere , si sarà inginocchiata accanto a quel poveretto, che non ha potuto tirarle un calcio e gridarle: Ma levati di qua , non ti conosco!

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Fremevo.
Finalmente il treno s’arrestò a un’altra stazione.
Aprii lo sportello e mi precipitai giù con l’idea confusa di fare qualcosa…
Il salto che spiccai dal vagone mi salvò:
come se mi avesse scosso dal cervello quella stupida fissazione,
intravidi in un baleno …
Ma sì! La mia liberazione,
la libertà, una vita nuova!
Ero morto, ero morto ,
non avevo più debiti , non avevo più moglie, non avevo più suocera:
nessuno! Libero !Libero! Libero!

-Il treno riparte!

– Ma lo lasci ripartire, caro Signore …
Cambio treno!

Continua…

(immagini prese dal web)

Il Teatro e la sua Regola

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Il Teatro è una Dimensione Mentale,
è molto più di una semplice rappresentazione ,
è un Modale,
un Modo Nuovo di Essere,
una possibilità donata alla nostra Vita,
per essere uomini e donne migliori,
perché siamo tutti in cammino,
per arrivare a toccare la nostra vera Essenza.

Sarebbe però un errore, credere che il Teatro viva di improvvisazione,
perché le sue radici affondano nel Rito,
perché entrare in un Teatro significa entrare in un Tempio,
e il nostro comportamento dovrà adeguarsi alla Sacralità,
di cui questo luogo è intriso;
ci sono Regole precise da apprendere e rispettare,
senza inutili discussioni circa la validità di queste Regole,
perché così è da millenni, e così continuerà ad essere.

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Il cammino del Teatro è complesso,
pretende Onestà Intellettuale nei confronti di Se Stessi, e del Mondo,
essere onesti significa “chiamare le cose con il proprio nome”,
senza confondersi,
senza nascondersi, per fuggire dalla Verità della nostra Vita;
essere onesti significa riconoscere il proprio ruolo di discente,
rispettare i compagni di lavoro,
sul Palco e nella vita di Compagnia,
significa analizzare tutto ciò che si dice,
parlando sempre con cognizione di causa,
avendo sempre a mente il proprio ruolo,
con umiltà, grande umiltà , immensa umiltà…

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La Regola del Teatro ci salva e ci protegge,
ci guida e ci sostiene,
se non rispettata ,nel tempo,
dovremo essere consapevoli che ci allontaneremo dal cammino,
e dovremo arrenderci all’idea che non siamo stati degni di tanta Bellezza,
che ci saremo persi,
lontani non solo dal Teatro,
ma , cosa più importante, da noi stessi.

Perché Il Teatro è Bellezza,
e pretende di essere Rispettato , e Curato, e Salvato,
attraverso il nostro lavoro quotidiano,
il nostro impegno , la nostra Coscienza.

Dedicato ai miei allievi, presenti, passati, e futuri…

Barbara

Chiudo questo post con un pensiero rivolto ad una grande attrice,
scomparsa oggi,
Anna Marchesini,
grazie carissima Anna, per ogni sorriso che ci hai donato,
per il tuo lavoro e la tua dedizione al Teatro, sopra ogni cosa.

(immagini prese dal web)

“Il Teatro è una Cosa Seria”

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Il Teatro “è una Cosa Seria”,
è Disciplina dell’Anima e della Mente,
vive di verità,
pretende Verità,
Umiltà di Pensiero,
nessuna Vanità è concessa all’Attante,
nessuna Menzogna è consentita, sul Palco e nella Vita, di chi pratica questa antica Arte.

Non esistono eccezioni,
non esiste Conforto o Consolazione,
solo grande sacrificio, e un cammino che è sempre in salita.

Non esiste una Meta,
perché il Teatro è il Viaggio,
viaggio dello Spirito,
peregrinazione dell’Anima ,
e nessuna Fine può e vuol essere contemplata.

Il Teatro è Scuola di Moralità,
Ora e Sempre…
Imparate dai vostri errori allievi,
siate Umili,
perché l’Umiltà è Virtù che smuove le montagne,
lavorate su voi stessi,
cambiate le vostre Vite, sciogliete i nodi della vostra esistenza,
senza scuse o giustificazioni vane,
e fatelo ora…

Guardatevi dentro costantemente,
esaminate le vostre azioni nella Vita e sulla Scena,
e riconoscete i vostri errori, con Coerenza e Rispetto per Il Rito,
che da millenni si compie sulle tavole del Palcoscenico.

Siate degni di salire su quelle Sacre Tavole,
perché ogni Spettacolo è un Dono,
non date nulla per scontato,
perché ogni Spettacolo è una Grazia, che dal Cielo, scende su di voi…

Ma siatene Degni…
Perché il Teatro è una Cosa Seria, e mai smetterò di ripeterlo.

Questo il mio Augurio per domani…

Barbara

(immagine presa dal web)