“Il Teatro della Meraviglia o della Meraviglia del Teatro”

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Il Teatro è Meraviglia,
sorgente pura di Emozione e Libertà individuale,
espressa in un esercizio collettivo,
che è Rito e Incanto.

Attori e spettatori si ritrovano in questo luogo sacro,
per un’ unica ragione inconscia, che alla base dei loro intenti :
“essere meravigliati”.

Sì, perchè ormai viviamo immersi in un Nero intenso e profondo,
intimoriti da ogni notizia che arriva alle nostre orecchie,
incapaci di sorprenderci anche dell’atto più empio,
tanto siamo avvezzi all’Empietà,
che ogni giorno si manifesta nella nostra società.

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Il Teatro conosce il Nero, nella sua “stanza dei Neri”,
nel buio che avvolge la platea silenziosa,
ogni volta che si apre il Sipario,
ma un vento di Grazia e Meraviglia,
inizia a soffiare insieme alle prime parole,
pronunciate dall’Attore in scena,
e parola dopo parola ,
quel Nero iniziale, si trasforma in una girandola di colori e intense emozioni,
niente può ferirci o spaventarci,
siamo in uno Stato di Grazia assoluta ,
avvolti da noi stessi ,
in un abbraccio prezioso, che ci stiamo donando,
attori e spettatori, in un rovesciamento continuo di ruoli,
protetto dalla Sacralità del Rito che si compie.

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Siamo destinati al Cielo dal quale proveniamo,
ed il Teatro esiste per testimoniare questa Verità,
immensa nella sua semplicità…

E nel momento in cui ci lasciamo avvolgere da tanta Meraviglia ,
il sorriso torna a vivere sulle nostre labbra,
un sorriso di bimbo,
di anima che si libera, e libera coloro che la circondano,
il nostro respiro rallenta,
diviene più profondo,
e siamo finalmente al centro di noi stessi, della nostra vita…pollock3

Tutto questo è Teatro,
tutto ciò che ci avvicina alla nostra essenza e al Cielo,
può essere definito Teatro,
e solo chi lo pratica , come attore o spettatore,
sa che davvero è in grado di cambiare la sua vita ,
renderla Meraviglia,
Incanto,
come è giusto che sia,
perchè siamo divine creature,
anche se spesso non lo ricordiamo…

Questa la Meraviglia del Teatro,
questo il Teatro della Meravigliaimages (1)

(immagini prese dal web, Man Ray e Jackson Pollock)

Pirandello ovvero il” Teatro della Tortura”

Il Teatro di Pirandello è dimensione Metafisica e Sublime, come cristallo riflettente purissima luce, le luci delle tavole che ospitano i suoi Drammi, riflettono tutte le sfumature cromatiche dell’animo umano.

Personaggi-Persone, che si muovono sul palco e sotto di esso, colmi di una Verità vera, non presunta, più veri del vero, abbattono senza paure la Quarta Parete, chiedono a gran voce che quella Verità si dica, si gridi,che il processo ai fatti, venga celebrato senza sconto di pena:

“L’esistenza pesa su di essi come un carico di cui non possono disfarsi.
Essi cercano una ragione che non trovano e una maniera per uscire colpevoli e incolpevoli(o colpevoli solo del loro esistere) dalla prigione dei fatti.”

(Giovanni Macchia)

E i fatti divengono prigione dell’anima, momento immortale di una vita troppo mortale, mentre il Dramma si compie…
Vittime e carnefici tutti i presenti, Personaggi…Attori…Spettatori.

Una giostra emotiva, un gioco delle parti in costante mutamento,perchè nessuno è esente dall’essere torturato dalla parola pirandelliana, anche il povero avventore capitato ad assistere alla rappresentazione , seduto nel velluto rosso della sua poltrona , dovrà essere sottoposto a giudizio, dovrà esaminare la sua coscienza sotto le luci di quel palcoscenico.

“Pirandello non ci lascia mai andare a letto tranquilli.
Egli non richiede dallo spettatore nè il consenso , nè l’ammirazione, nè l’entusiasmo retorico e rassicurante.
Richiede invece che il dubbio installi in noi le sue profonde radici,fino al punto ch’esso scoppi nel dissenso o nel rifiuto.
Lo spettatore del più nero teatro tragico, in cui chi peccò è inesorabilmente colpito dal destino che ha meritato , ritorna a casa come pacificato.
Lo spettatore pirandelliano è visitato da malessere, irritato.
(…)
I personaggi pirandelliani non hanno alcuna posterità.
Calato il sipario sono veramente morti , il teatro è il luogo della loro reincarnazione e della loro morte.
Nati altrove , fuori dal Teatro, vi sprofondano per sempre , una volta che la rappresentazione è finita .
Hanno bruciato se stessi in una deserta ansia d’eternità…
E un senso di vuoto, di esistenziale tristezza prende lo spettatore che abbandona quel Teatro…”

(Giovanni Macchia)

Nessuna certezza o consolazione per chi va e chi resta,
solo un grande desiderio di guardare in faccia la Verità, e gridarla contro chi quel grido deve soffocare, con le sue regole, il suo perbenismo sterile e antico…

Proprio come Ciampa, protagonista del Berretto a Sonagli, nel video magnificamente interpretato da Eduardo De Filippo…

Come tutti noi, Personaggi in cerca di un autore, a cui poter gridare la nostra Verità.