Del Teatro, o della Reminiscenza dell’Essere

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Il Teatro è dimensione oltre il tempo Kronos, è luogo dell’Anima, Epifania dell’Invisibile ,è Ricordo, Profezia, senso più alto e profondo di ogni possibilità di Essere.

La lezione di oggi con la Compagnia delle Sibille, ha toccato momenti di assoluta verità e chiarezza…

Perchè Il Teatro è Vero non Reale,perchè in Teatro tutto è Finto ma niente è Falso.

Nella Verità dell’Essere, possiamo ritrovare la nostra libertà, ricordare la nostra vera natura, liberarci dalla falsità del Mondo e sperimentare la “finzione scenica” , e in quella finzione, scoprirci più vicini che mai alla Verità assoluta, mai dimenticata, perchè sempre presente in noi come scintilla divina.

Ricercare…
Ricordare…
Ritrovare…

Verbi fondamentali in un’idea antropologica del Teatro, che abbia come fine ultimo l’essere umano,il suo benessere interiore, la sua evoluzione spirituale.

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E L’anima ,in questa ritrovata libertà , volerà alto, raggiungerà “Zenit e Nadir della significazione”,non conoscerà più il buio della paura, figlio della Non-Consapevolezza, e sarà capace di estendersi in gesti e parole, che diverranno manifestazione dell’Essere,di tutti gli esseri, di quell’umanità, che sempre cerchiamo negli occhi di chi abbiamo accanto.

I miei attori sanno che il loro ruolo non si esaurirà sulle tavole del palcoscenico…
Il loro compito sarà quello di scendere con coraggio da quel palco, e vivere la propria vita con estrema consapevolezza di Sè e dell’Altro.
Sanno che le loro parole dovranno trasformarsi in “dono “, ogni volta che le pronunceranno, sanno che ogni gesto compiuto, dovrà divenire promessa mantenuta.

Perchè il Teatro può e deve migliorare la qualità della vita e dei rapporti umani , di chi lo fa ,e di chi lo guarda …
Perchè Il Teatro non è solo un semplice edificio..

Il Teatro è nel cuore , sulle labbra e nei gesti, di chi ha deciso di comunicarlo, e quindi di “donarlo“, al mondo intero.

Con coraggio mie care allieve,
con Amore e Conoscenza…

Buon lavoro sui ruoli che oggi vi ho assegnato,
sono perle, ma fate che divengano diamanti tra le vostre dita…

“Bisogna essere tutti
canto,
luce e bontà.
Bisogna aprirsi interamente
alla notte nera ,
per riempirci di rugiada immortale”

(tratto dal mio prossimo allestimento, versi di Federico Garcia Lorca)

(immagini prese dal web, Marc Chagall)

P.S. Questo è il mio centesimo post, che bella emozione;)

L’attore e il pubblico

Il rapporto tra l’attore e il pubblico è complesso e controverso.
Chiunque desideri avvicinarsi al teatro per diletto, gioco, o passione reale, deve assolutamente considerare che la prerogativa fondamentale perchè lo spettacolo abbia luogo, è che ci sia un pubblico a cui rivolgersi.

Non importa quanti siano, purchè ci siano.

Ricorderò un’antica regola del teatro che prevede che se il numero degli spettatori è inferiore al numero dei componenti della compagnia , bè alllora e solo allora lo spettacolo potrà non aver luogo.
In tutti gli altri casi, “The show must go on”.

Ogni attore o allievo attore, nel momento in cui è chiamato sulla scena, deve, e sottolineo deve, preoccuparsi di portare a teatro, per assistere allo spettacolo, il maggior numero di persone possibili.

Questa descritta è una regola, che non va discussa, ma accettata e fatta diventare atto.

Più persone riuscirà a coinvolgere e maggiore sono le possibilità , che anche a dispetto delle sue qualità artistiche, il capocomico decida di farlo lavorare ancora.

L’ attore mediocre che sa comportarsi in compagnia, e sa comunicare la sua passione a coloro che gli sono attorno(il suo potenziale pubblico) sarà sempre preferito all’ attore, pur dotato, che non riesce però a portare il suo pubblico a teatro.

Questo vale come regola , nelle compagnie amatoriali, semi-professioniste,e professioniste.

Io dirigo una compagnia semi-professionista, i miei allievi sanno che, quando li chiamo in scena, devono preoccuparsi di portare almeno dalle tre alle dieci persone a testa.

Questo significa fare i conti con la realtà del teatro attuale.

Il pubblico non è più quello di una volta.
Nel secolo scorso, il teatro era un tempio del sapere,era un luogo sacro di conoscenza, non c’era la televisione, questo strumento infernale, che addormenta e globalizza coloro che, ipnotizzati, siedono dinnanzi a lei.

E’ necessario ridestare le coscienze e comunicare al pubblico la Bellezza e la Saggezza del teatro…
E un capocomico conta sui suoi attori, ai quali chiede di non aver paura e di comunicarsi, di muoversi nel mondo con consapevolezza,di agire e parlare nella vita con la stessa cura e attenzione, con cui parlano e compiono un gesto sulla scena, affinchè il mondo torni a sapere che, l’attore, ha un compito sociale e pedagogico prima ancora che artistico.

E la prossima volta che il vostro capocomico vi assegnerà un ruolo, prima ancora di misurare col righello la lunghezza della parte(così come fanno gli attori “cani” del teatro)pensate dentro di voi:”a chi potrò comunicare il messaggio che questo ruolo mi consegna?”

Questo significa essere attori oggi.