Amore, Assurdo Amore…

romeo e giulietta

La prossima settimana riprenderò le lezioni di Teatro con i miei allievi , e subito inizieremo le prove per il prossimo spettacolo, che andrà in scena ad Ottobre, uno spettacolo completamente dedicato all’Amore, questo nobile sentimento, cantato da poeti e scrittori , che è croce e delizia degli uomini e le donne di ogni tempo.

Lo spettacolo sarà un susseguirsi di dialoghi e monologhi, tratti dalla Letteratura Teatrale , dalla poesia, e dal cinema.
Uno spettacolo-collage per meglio definirlo , che vivrà di suggestioni nate dalle parole e dalla musica, che vedrà in scena personaggi come Frida Kahlo, Sibilla Aleramo, Virginia Woolf, Il Maestro e Margherita..
E poi la Poesia…i versi scintillanti di Alda Merini, Shakespeare, Cesare Pavese, Fernando Pessoa, Dante…

Tanta materia incandescente pronta ad essere trasformata in oro prezioso…

Sarà un lavoro impegnativo, ma come attrice e regista dello spettacolo vedo già il risultato finale , che sarà, come sempre, straordinario e in grado di emozionare non solo il pubblico , ma anche tutti coloro che saranno sul palco, cioè i miei allievi insieme alla sottoscritta.

Perchè, come già ho spiegato nei precedenti post, il mio Teatro, è diverso da qualsiasi altra forma di Teatro.
I miei allievi non sono soggetti passivi, vengono educati da me alla Regola del Teatro, e dopo aver assimilato la tecnica recitativa , sono chiamati ad andare in scena per incontrare il pubblico, in spettacoli veri e propri, non in saggi di fine anno che ,spesso e volentieri, umiliano chi li fa e chi li guarda.

Il teatro è un gioco serissimo, non smetterò mai di scriverlo e di ripeterlo a tutti coloro che frequentano le mie lezioni, bisogna divertirsi e sperimentare, ma al momento opportuno bisogna anche diventare serissimi, perchè andare in scena è come tuffarsi da un trampolino altissimo, hai bisogno di una tecnica precisa per impattare con l’acqua senza farti male.

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I miei allievi imparano la tecnica , e poi quando ritengo siano pronti, mi prendo la seria responsabilità di portarli in scena, facendogli attraversare i confini del Reale per immergersi nell’Arte, nella dimensione di oblio, abbandono e assoluta meraviglia, che al Teatro appartiene….
E’ come rinascere a nuova vita, l’anima si libera da ogni costrizione e condizionamento, su quel palco si è in grado di sentire cose che nella vita reale mai giungerebbero a toccarci…

Chi inizia a fare Teatro non può più farne a meno, questo mi ripetono spesso i miei allievi , entusiasti del percorso che ogni anno propongo loro.

Proprio per darvi un’idea , vi regalerò qualche riga del monologo iniziale del prossimo spettacolo, già assegnato alla mia allieva Paola, che sono certa non ne avrà a male, se lo condividerò anche con i miei lettori.

“C’è qualcosa di più assurdo dell’Amore?
Se lo godiamo fino all’ultimo, subito ce ne stanchiamo;
se lo teniamo alto per ricordarlo senza rimorsi, un giorno rimpiangeremo la nostra sciocchezza e viltà,
di non aver osato…
L’amore non chiede che di diventare abitudine, vita in comune, una carne sola di due, e appena è tale è morto…
a pensarci c’è da diventare matti…”

Il resto lo ascolterete a Teatro, se vorrete;)

John Keats…Il ragazzo innamorato del vento

“Bellezza è verità, verità è bellezza”,che è tutto quanto sappiamo e dobbiamo sapere, sulla terra…

Poche preziose parole , che racchiudono la definizione di ciò che è Arte e Bellezza, e ciò che è Mondo…la Verità è Bellezza e Arte , il Mondo e le sue mistificazioni sono in altro luogo, fisico e mentale, lontani anni luce dalla dimensione poetica in cui il giovane Keats sarà immerso fino agli ultimi giorni della sua vita.

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Vita breve,segnata da una malattia polmonare senza cura, troppo breve, per il poeta ragazzo che diverrà il maggior esponente del Romanticismo inglese.

Vita che si spegnerà a Roma , in una piccola casa affacciata su Piazza di Spagna,(che a tutti consiglio di visitare),Voce che mai smetterà di parlarci dell’Amore e dei suoi tormenti, della Natura benigna,con i suoi venti e i suoi colori, della Morte insidiosa , della tenera notte e delle luci chiare del mattino nascente…

“(…)Via, via ,voglio volare a te,
sulle ali invisibili della poesia,
pur se la mente ottusa indugia e dubita,
io sono già con te!
E tenera è la notte
e la luna regina forse è sul trono,
nel coro delle sue fate stellate(…)

Come chiusura e buonanotte vi lascio con il Sonetto al Sonno, musicale e soave, con la speranza che il mio post sia solo un suggerimento, per approfondire questo poeta bambino, oserei dire, che in breve tempo, molto ci ha donato.

“Tu che imbalsami la quiete della notte
chiudendo con le tue dita premurose e buone
i nostri occhi lieti del buio,e li proteggi dalla luce,
avvolti all’ombra del divin oblio:
o dolce sonno, chiudi ,se ti aggrada ,
mentre ti canto, i miei occhi vogliosi,
o attendi l’amen prima che il papavero
diffonda le sue grazie sul mio letto.
Poi salvami o splenderà il giorno passato
sul mio guanciale generando pene,
salvami dalla coscienza curiosa, che scava
come una talpa e ammucchia contro il buio,
e gira bene la chiave nella toppa oliata,
sigilla il muto scrigno dell’anima mia.”

“Essere luna”

Sulle note di “Clair de lune” di Debussy , una lirica quasi sconosciuta della poetessa Anna Maria Ortese,(Roma 1913/Rapallo 1998) a cui ho dedicato un Recital qualche anno fa.

Poetessa sublime,estremamente musicale nella scrittura,visionaria e neorealista al tempo stesso, voce di tutte le donne che amano e sognano e mai smetteranno di farlo, nonostante le difficoltà e il dolore.

“Essere luna.O il mare/che si dibatte e rotola alla riva,
con immenso rumore;e strane barbe/avvolge alla sua faccia e
par che levi
in esse il suo dolore.Essere la spiaggia/fredda che i passi
sente del mare sopra il petto, e il tuono/della sua voce la colpisce
e il pianto
l’acceca , e corre/nel cielo che si spegne, entro la luce
morente corre,e par che pace n’abbia.
Esser vorrei tutto quanto delira/ tutto quanto sommosso
è dal dolore,quanto scoppia d’ira/quanto s’agita brama infuria accende
e pazzo piange.”

Vi consiglio due raccolte poetiche, “Il mio paese è la notte,(1996) e “La Luna che trascorre“(1998) a cura di Giacinto Spagnoletti, pubblicata a pochi giorni dalla sua scomparsa.

Una poesia di Mario Luzi

Proprio oggi pomeriggio, durante una lezione avuta con la mia allieva Lucia, ho preso tra le mani il tomo dei Meridiani Mondadori dedicato a Mario Luzi, l’ho aperto, e ho ritrovato una splendida lirica del poeta , direi la voce più alta dell’Ermetismo Cattolico del secondo Novecento.

L’abbiamo letta e commentata insieme.

La lirica si intitola “Madre , madre mia” la raccolta da cui è tratta si intitola “Per il battesimo dei nostri frammenti”e la trascrivo per voi perchè ritengo sia insieme a ” La Barca” Aprile-Amore”e “Vola alta parola“, un momento di bellezza assoluta.

Ho avuto l’onore di conoscere e lavorare con Mario nel novembre del 2004, facemmo insieme uno spettacolo di poesia che ricordo con grande emozione, e un pizzico di nostalgia.

Era un Maestro, un uomo gentile e garbato, era poesia ogni suo gesto e ogni sua parola:

Madre ,madre mia
l’essere molto amati
non medica la solitudine,
la affina
anzi,la escrucia in un limìo
d’inanità e di rimorso-
Posso,
sì, averlo udito
perdutamente
parlare così il discorso…
E intanto
taceva il suo contrario
in ogni lingua
ma io lo ricordavo,
per me era presente:
“Amare,
questo sì ti parifica al mondo,
ti guarisce con dolore,
ti convoglia nello stellato fiume

e sono
dove tu sei, si battono
creato e ed increato,
allora,in un trepidare unico.
Allora,in quel punto.” Lo ricordavo
.

Alda Merini” Un’anima follemente innamorata”

La violenza delle parole…che diventano carne e sangue, lacrime e preghiere, follia e desiderio,paure e silenzi,luci e ombre nerissime…tutto questo e molto altro era Alda Merini, la voce femminile più importante della Poesia italiana del secondo Novecento.

Nel video proposto, è proprio la sua voce a leggere i suoi versi, con la dolcezza e l’ingenuità che è propria di tutti i poeti che, timidamente, avvicinano la lettura ad alta voce delle proprie parole…

Parole che chiamano parole, che inseguono utopie, che disegnano la realtà delle emozioni, di tutte le paure, e dei desideri più puri e inconfessati di ogni uomo.

Perchè il Poeta questo fa…

“Il Poeta deve parlare , deve prendere prendere questa materia incandescente che è la vita e farne oro colato…
Perchè la Poesia educa il cuore, la Poesia fa la vita, riempie certe brutte lacune , alle volte anche la fame , la sete , il sonno.
Magari anche la ferita di un grande amore, un amore che è finito , o un amore che sta per nascere…”

Poetessa sublime, donna coraggiosa , sempre in lotta con il proprio demone, La Follia, che la costringe più volte a ricoveri coatti in manicomio, lontano dalle persone che più amava..

” Manicomio è parola assai più grande
delle oscure voragini del sogno,
eppur veniva qualche volta al tempo
filamento di azzurro o una canzone
lontana di usignolo o si schiudeva
la tua bocca mordendo nell’azzurro
la menzogna feroce della vita.”

Ma l’anima sua non si arrende, si attaccherà sempre di più alla vita, all’Amore, che cercherà costantemente dentro e attorno a sè, perchè :

“L’Amore è proprio questo:riconoscere una traccia del divino in un volto qualsiasi e riconoscerlo perchè prima della sua nascita questo volto era già, ed era una dimensione eterna”

La sua Anima continuerà ad amare e vibrare, attraversando la soglia del dolore fisico e morale, perchè la sofferenza è condizione umana ineludibile e preziosa, compagna fedele di tutte le anime più sensibili e luminose, come quella di Alda.

E dalla notte che la avvolge con il suo manto di silenzio, l’Anima di Alda parla, e continuerà a parlare a colui che sa ascoltare…

“La scoperta dell’infinito ci fa amare tutto e tutti, ci fa Poesia vivente…
Se c’è un mito pagano tuttora bellissimo è quello di Orfeo, l’archetipo di ogni poeta, di colui che scende fino agli Inferi per cercare la propria anima, e lo fa solo per Amore, tentando di ammansire con la musica persino i Demoni del sottosuolo.
Ma ciò che non è riuscito ad Orfeo, è riuscito a Cristo, che ne ha ripercorso le orme fino all’Ade: sottrarci al buio,aprirci al vero Infinito, quell’Infinito che rende poesia le nostre circostanze e perfino il dolore, che ci illudiamo di comprendere.
La Poesia non attinge all’Infinito, ma addirittura lo amplifica:è lanciata nello spazio siderale , come una stella sparata dalla Terra.
Perchè l’Infinito è la faccia di Dio, di Colui che non condanna le nostre povere passioni, di Colui che anzi le redime.
L’Infinito è solitudine divina , è colloquio con l’Eterno, è riflesso di Colui che in fondo ogni cuore brama.”

Un Sonetto di Shakespeare

Sonetto XLVIII:

“Alle nozze sincere di due anime
impedimenti non so.Non è amore
l’amor che muta se in mutare imbatte
o,rimovendosi altri,si rimuove,
oh no:è faro che per sempre è fisso
e guarda alle bufere e non dà crollo,
amore, è stella ai vaganti navigli,
nota in altezza , nel valore ignota.
Non è zimbello del tempo,s’ anche a teneri
labbri s’incurva quella falce e chiude,
non tramuta con l’ore e i giorni brevi
ma inoltra sino all’estrema sventura.

Se errore è questo, e su di me provato,
io mai non scrissi,e mai nessuno ha amato.”

“Otello”ovvero “D’ Amor si Muore”

Tragedia per antonomasia, della gelosia, dell’inganno, dell’illusione e della mistificazione, dell’amor desiderato, vissuto e poi distrutto…tragedia di un uomo, di tutti gli uomini, che cadono vittime delle loro fragilità e delle macchinazioni del Male, come “Spirito che sempre nega” citando il Faust di Goethe.

Shakespeare la compose tra il 1602 e il 1604, prendendo a modello una fabula antica, la settima novella della terza decade del nuovo Decamerone , in greco Hecatommithi,che Giovan Battista Giraldi Cinthio , vissuto a Ferrara presso la corte estense, pubblicò nel 1565.

“(…)Lo scelerato alfiero, non curando la fede data alla sua moglie, nè amicizia, nè fede,nè obbligo avesse al Moro, s’innamorò di Disdemona ardentissimamente, e voltò tutto il suo pensiero a veder se gli poteva venir fatto di godersi di lei(…)”

(Hecatommithi di Cinthio)

Quindi l’amore dell’Alfiero per Disdemona , cioè l’amore di Iago per Desdemona nella versione di Shakespeare , il motivo scatenante del dramma..

Amore che Iago non rivelerà mai…ma che diverrà, nel momento in cui non corrisposto , motivo di odio , di acerbissimo odio nei confronti della bellissima fanciulla, che sarà destinata alla morte , per mano del fragile seppur fortissimo , Otello.

E’ il Male che insinua il dubbio, il sospetto divorante nella mente e nel cuore di Otello…Iago è spirito di negazione e distruzione, invidia e odio i suoi compagni fraterni, nessuna possibilità per lui di riscatto o redenzione , unica la strada scelta, perchè il Male faccia sempre più Male…

Il video propone la visione della scena dell’assassinio di Desdemona , che morendo porterà con sè, nella tomba, la Verità. Lei che il tempo del dramma altro non ha fatto, se non credere che la Verità è una, e non può essere negata, nè nascosta, nè plasmata.

Protagonista della scena Orson Wells, che interpreta magnificamente Otello; Suzanne Clotier è Desdemona , poetica e eterea la sua prova d’attrice.
Ho scelto di proporlo in inglese per farvi ascoltare la musicalità del testo, pura poesia, che diviene teatro nel momento della messa in scena.
Consiglio la visione dell’intero film, che fu diretto dallo stesso Orson Wells nel 1952.

A morire insieme alla dolce Desdemona è la Verità stessa, che verrà portata alla luce solo a delitto avvenuto, colpendo, come lama affilata, il cuore dell’assassino Otello…

Ma come da copione, sarà ormai tardi….troppo tardi…

“Oh Capitano , mio Capitano…è forse un sogno che sei morto padre caro?”

Proprio ieri nel mio post, citavo la tragica fine di un grande poeta, Cesare Pavese, che si tolse la vita nell’agosto del 1950.

Stamattina ho appreso, con sgomento, la notizia del suicidio di Robin Williams…

Era un attore immenso…risiede nell’Olimpo dei dieci attori più talentuosi dell’ultimo secolo, insieme a De Niro, Al Pacino e pochi altri talenti indiscutibili.

Maschera tragica e comica, capace di emozionare e far piangere in pellicole come “L’Attimo Fuggente , Patch Adams, Aldilà dei sogni”
e poi, come acrobata esperto , capace di donare sorrisi e avventure a grandi e piccini, con “Mrs Doubtfire e Hook Capitan Uncino”.

Negli ultimi anni, era stato pressochè dimenticato dalle produzioni più importanti di Hollywood.
Lo vidi qualche settimana fa in un piccolo cameo di un film intitolato “The face of love”, poche inquadrature e poche battute, per un attore che avrebbe meritato, sempre e comunque, un protagonismo assoluto…

Ma il cinema è così…

Può averti acclamato anche imperatore, ma basta un giro di ruota perchè tutto cambi…e tutto sia divorato dall’oblio…

Quell’oblio che diviene abbandono…e solitudine …fisica e mentale…ed è nella solitudine, che l’anima si ammala e muore…

Ma attori come lui, noi poveri mortali, non li dimenticheremo, soprattutto guardando al panorama artistico attuale, così deludente.

“Oh Capitano mio Capitano”….

Voglio ricordarlo come l’insegnante stravagante ma portatore di bellezza e verità , dell’Attimo Fuggente,un uomo capace di sfidare le convenzioni sociali e il perbenismo ipocrita, della classe borghese di quel tempo e di ogni tempo…un insegnante che aiuta i propri allievi a guardarsi dentro , con meraviglia e stupore, lasciandosi travolgere da quella luce fortissima che ogni anima , quando ben guidata, è in grado di rivelare.

“Oh Capitano, mio Capitano
il nostro viaggio tremendo è finito
la nave ha superato ogni tempesta
l’ambito premio è vinto
il porto è vicino
odo le campane…

Ma o cuore!cuore!cuore!

Rosse gocce sanguinanti sul ponte
dove è disteso il mio capitano
caduto morto, freddato.

Oh Capitano , mio Capitano
alzati e ascolta le campane
chiamano te le masse ondeggianti,i volti fissi impazienti..

Oh Capitano , mio Capitano
è forse un sogno che sei morto padre caro?”

(Walt Whitman)

Arrivederci Capitano….

“Dove sei tu, luce è il mattino”…la Poesia di Cesare Pavese

Nel mio prossimo spettacolo sull’Amore,che andrà in scena il prossimo Ottobre a Roma, avrò finalmente l’occasione di leggere alcune delle più belle liriche di Cesare Pavese(S. Stefano Belbo 1908/Torino1950), una delle voci poetiche italiane più importanti della prima metà del Novecento.

Nel video proposto , Gassman ci regala la sua interpretazione di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”,versi di straordinaria intensità emotiva , sintesi luminosa di un percorso umano, destinato alla distruzione e al silenzio…

Perchè Pavese è il poeta dei silenzi…
Perchè il suo animo schivo e introverso, generava parole di amore , amore disperato, in attesa di una risposta tanto cara e tanto desiderata.

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera,
insonne, sorda,come un vecchio rimorso o un vizio assurdo.
I tuoi occhi saranno una vana parola ,
un grido taciuto, un silenzio.”

Eros e thanatos si fondono e confondono nel ritmo serrato dei suoi versi , il tempo della poesia coincide con il battito del cuore, tempo che chiede tempo e annulla tutto il tempo…
Forse un gioco di parole, ma il gioco diviene realtà fonetica, nel momento in cui si tenta di avvicinarsi alla lettura di questi versi….

Lettura che pretende riflessione…
E assoluto rispetto per una vita di arte e dolore, che si chiude con il gesto estremo del suicidio nell’agosto del 1950, in un albergo di Torino.

“A tutti chiedo perdono, non fate troppi pettegolezzi”

Queste le sue ultime parole, parole di perdono, che si chiede come dono, e che sempre tarda ad arrivare quando più se ne ha bisogno…

Questo era Cesare Pavese…

Il mio ritratto è breve, non esaustivo rispetto alla grandezza dell’uomo e del poeta , ma mi auguro di stimolo , per gli allievi e per tutti gli appassionati, per approfondire.
Vi consiglio “I dialoghi con Leucò”, “Il mestiere di vivere” e tutta la raccolta poetica,editi da Einaudi…

“Dove sei tu, luce è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
O luce, chiarezza lontana, respiro affannoso,
rivolgi gli occhi immobili e chiari su di noi.
E’ buio il mattino che passa senza luce dei tuoi occhi…”

Omaggio a Mario Scaccia:”Il Teatro è una scuola di Moralità”

Mario Scaccia è stato uno degli attori più importanti e completi della nostra scena (Roma 1919/2011).

Attore di teatro, di cinema,magnifico interprete molieriano, splendido il suo Avaro, che diviene un esempio magnifico e modello insuperabile, per chiunque sia o sia stato attore.

Io ho avuto la fortuna di lavorare con lui, l’onore assoluto di condividere la scena con un artista immenso, con un galantuomo, dal cuore gentile ,e un’autentica passione per il teatro , al quale dedicava ogni suo respiro.

Andammo in scena in uno spettacolo di poesia, il Maestro leggeva Ungaretti, ed io introducevo ogni sua poesia con una breve lettura-commento, che aiutasse lo spettatore nell’ascolto.

Fu un’esperienza unica.

Ebbi poi occasione di lavorare anche nel teatro da lui gestito , il Teatro Moliere, che oggi non esiste più .

Credo sia giusto e doveroso , dedicare a lui e al suo talento assoluto, un momento del mio blog;
ho scovato un’intervista radiofonica sconosciuta ai più, che può aiutare a completare il suo ritratto artistico, dai primi esordi del suo lavoro, ad una delle sue ultime interpretazioni delle poesie di Trilussa , di cui era grandissimo dicitore…

Ricordo a proposito di Trilussa, il premio “Maschera d’oro” che gli fu conferito nel 2008 , in una serata dedicata a lui , a Carlo Lizzani , e a Giuliano Montaldo, dove ero ancora una volta in scena insieme al Maestro che recitava Trilussa, mentre la sottoscritta leggeva Gioacchino Belli…altra straordinaria esperienza…

Vorrei chiudere questa pagina con la citazione del titolo del post“Il Teatro è una scuola di moralità“che troverete all’interno del documento video, perchè davvero il Teatro , come affermava Mario, deve non solo divertire, ma anche e soprattutto educare.
Educare i cuori, le coscienze, renderci tutti migliori, come individui ed essere umani, ancor prima che come attori.
Ed è questa l’idea portante di tutto il mio lavoro attuale , che segue e tenta di attuare con rispetto ed umiltà , gli insegnamenti di Maestri assoluti, come Mario è stato, e sempre sarà.