“Io so ricordare la Luce…”- Sibilla Aleramo a Dino Campana

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( Ricordo del 3 Agosto 1916)

“Lontane dal mondo,
querce ,
rade nel sole d’Agosto,
acqua fra sassi,
lontane nel tempo,

e tu dorato ridi,
tu alla bianca mia spalla
tu alla vergine sua musica
gioia dagli occhi ridi.

Un breve post,
che nasce dalla lezione odierna con la mia allieva Francesca;
ho portato alla sua attenzione l’Epistolario Campana-Aleramo,
(al quale già dedicai un post nel mio blog),
sto rileggendo queste lettere incandescenti perché desidero
inserire una riduzione-collage di questi testi,
all’interno del mio prossimo spettacolo,
che andrà in scena a Novembre.

Ho individuato tre lettere e due liriche ,
che rielaborerò prossimamente,
una vita intensa e sofferta quella di Sibilla,
una vita in equilibrio sulla follia quella di Dino,
due poeti,
un unico sentire,
un amore travolgente ,
separazioni violente,riconciliazioni desiderate e dolorose,
e poi ancora litigi e lontananze forzate…

Sibilla-Aleramo

“Non vengo mio povero amore.
perché non posso e perché non voglio.
Soffro.Sento che nulla è mutato.
Dino io ho rinunciato a tutto ,
son già quasi fuori della vita,
e non voglio rientrarci vanamente comprendi?
Per la pura gioia di vederti e d’abbracciarti,
tanto forte e tanto pura, non voglio si ripeta tanto male.
Meglio soltanto ricordare,
sentendo la morte venire.
Io so ricordare la luce,
so come ci siamo amati-come non è possibile amare di più in terra…”

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“C’è un ramo in fiore che profuma di miele-
e ci son luci rosse e nere di legna che arde.-
Ricordi inattesi-di paesi-felici-
gemiti improvvisi-
per visi-che atrocemente risero-
e s’allontanarono.-
Intensa fragranza-e guizzi in stanza-a sera-pace del fuoco-
eco di luce-la pigna in brace…”

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Tornerò sulla figura di Sibilla,
sul suo tormento d’amore per Dino,
gemme queste lettere e questi versi ,
dove Vita e Arte sono stretti in eterno abbraccio ,
che eternamente dura…

“Sento che sorrido,
intenerita,
c’è pudore e c’è grazia puerile
in questo che m’investe,
sola,
tremore improvviso,
oh luce tra le rame gemmate,
sera che avvicini la primavera,
sento che sorrido,
intenerita,
così tersa così lieve e presente
la vita,
con un suo senso anch’essa di casto bene,
ridente,
di un’ora che torna, torna,ma sì, sempre,
di un’ora sospesa,
oh nuova!”

Barbara

(immagini prese dal web)

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“Il Profumo delle Cose Sfuggenti”

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Un nuovo evento,
il mio Spettacolo sul Profumo torna in scena, Venerdì 6 Novembre,
in una cornice elegante e raffinata,
una serata di Emozioni e Arte,
Parole e Musica si accompagneranno al buon vino, e alla buona cucina ,
per una Cena-Spettacolo tutta da vivere.

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Accanto a me, alcuni componenti della Compagnia del Cavaliere: Katia, Gaia e Gabriele,
che porteranno all’attenzione del pubblico,
momenti sublimi di poesia.

Poi sarà Incanto delle Parole e dei Profumi,
perché ogni parola ha il suo odore ,
il suo sapore unico,
perché sarà un viaggio attraverso il Tempo e lo Spazio ,
per tornare a “sentirci”,

“Per essere come una Rosa e parlare attraverso il nostro Profumo”.

Come sempre , per coloro che volessero avere maggiori informazioni, lascio la mia mail :
tuttoilmondoateatro@gmail.com

E vi saluto con Marcel Proust,
e un momento luminoso della sua “Ricerca”:

“Ma, quando niente sussiste d’un passato antico,
dopo la morte degli esseri,
dopo la distruzione delle cose,
soli,
più tenui ma più vividi ,
più immateriali, più persistenti,
più fedeli,
l’odore e il sapore,
lungo tempo ancora perdurano,
come anime,
a ricordare,
ad attendere,
a sperare,
sopra la rovina di tutto il resto,
portando sulla loro stilla quasi impalpabile,
senza vacillare,
l’immenso edificio del ricordo…”

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Vi aspetto ,

Barbara.

(immagini prese dal web)

La Dizione Poetica – Seconda Parte-

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“La lettura ad alta voce è la messa in atto della nostra vita”,

leggere ad alta voce significa scoprirsi,
significa conoscersi,
significa superare le nostre paure più profonde,
con sacrificio,
con impegno e costanza.

Tutto ciò viene elevato a potenza se la nostra voce deve dire Poesia,
se siamo chiamati al confronto sublime con il verso, e la sua struttura geometrico-musicale,
se dobbiamo far suonare le parole, come fossimo di fronte ad uno spartito musicale,
considerando la nostra voce “lo strumento”, e le parole come fossero “note musicali”.

Questo il secondo enunciato della Dizione Poetica:
” la nostra voce è strumento perfetto per far suonare le parole come fossero musica ”

Niente di più complesso e articolato.

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Perché per trattare il dettato poetico, come fosse uno spartito,
è necessario staccarsi dalla logica ferrea dei significati,
ed elevare anima e voce verso la dimensione,
eterea -musicale, dei significanti sonori,
è necessario “stare dentro la struttura della parola”,
scomporla in voce,
riappropriarci del suono delle singole vocali e consonanti,
assaporare la dolcezza e l’intensità delle liquide,
la forza delle dentali,
la determinazione delle velari…

E’ necessario rinascere al Mondo Vocale,
come bambini,
dimenticare tutto ciò che crediamo di aver appreso,
entrare in uno stato di “oblio-dimenticanza”,
che ci riporti al “Suono originale”,
liberi di cominciare a dire,
per la prima volta.

La poesia questo pretende,
nessuna posa vocale,
nessun narcisismo vocale,
siamo nudi di fronte alla parola,
ma abbiamo la nostra voce per poter suonare queste parole.

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E allora un primo e semplice esercizio, che suggerisco a tutti i miei allievi,
è quello di scegliere una parola, anche la più semplice,
trascriverla su un foglio bianco e dividerla in sillabe.
Scomposta la parola , provare ad attribuire un tempo di fonazione per ciascuna sillaba,
e poi provare a pronunciare ad alta voce ,
iniziando ad ascoltare come, una semplice parola, sottratta al Tempo Kronos
possa tornare a suonare la sua melodia originaria, attraverso la nostra voce.

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A voi miei cari allievi e appassionati del Blog,
iniziate a riscrivere in voce la Poesia,
restituendo valore e dignità alle parole,
le vostre parole…

Barbara

(immagini prese dal web)

Continua…

“Abbi pietà di me! Perdonami, se puoi”-Eugenio Montale , Lettere a Clizia- Parte Seconda-

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7 Febbraio 1935

“Darling,
dopo 20 mesi d’inferno , io vivo lottando tra il desiderio di finir tutto con un palla in testa e l’orrore di evitare che sia X a far questo, e negli ultimi sei mesi le cose sono giunte a un tale diapason da togliermi quasi la ragione e il fiato…(senza di te potrò forse vivere, ma di una vita così spenta , soffocata, umiliata, stritolata, che è una pietà pensarci, e potrei accettarla solo come una condanna di Dio.)

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Dovrei con una lealtà da Conte di Montecristo, dirti good-bye e spingerti fuori dalla mia vita ,dalla tua vita?
No…
Io debbo lottare con tutte le mie forze per averti e per restare vivo; debbo per forza chiederti ancora un po’ di fiducia …
Devi pensare alla vita di un uomo, che spesso non sa se provi paura truccata da lealtà o lealtà truccata da paura;
se è onesto o truffatore ; se è un delinquente o un mezzo santo.
E questa è la cosa peggiore: perdere totalmente il senso della propria unità , non sapere più se e come giudicarsi; non avere più la necessaria stima di se stesso.
Quanto tempo dovrà passare perchè un poco di pace torni in me?
Forse basteranno, con te , pochi mesi…”

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7 Maggio 1937

“Darling ,
forse credi che io respinga o non apra le lettere da New York?
Le ho tenute chiuse per due mesi , poi le ho aperte.
Io pensavo che attirarmi il tuo odio potesse essere un principio di soluzione , almeno per te.
Non che io possa sopportare il tuo disprezzo, ma ormai me ne sento così degno, che veramente la vita non ha più senso per me.
Non posso dirti che ti adoro, perchè se le cose stessero così, io avrei dovuto fare qualcosa per te e per me;
posso dire solo che sono anche io vittima di cose infinitamente più orride del prevedibile…Ma a cosa servirebbe?
Un giorno dovrò pur trovare il mezzo per punirmi.

Abbi pietà di me! Perdonami, se puoi.”

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Una lettera di Irma Brandeis a Eugenio Montale…

21 Febbraio 1935

“Se continuerò a pensare alla tua lettera non vorrò più rispondere, perciò devo scriverti ora,e in fretta .
Quello che scrivi mi ha profondamente addolorato.
Tu in realtà eri certo convinto di avermi spiegato tutto con chiarezza, ma in realtà non fosti chiaro in nulla.
Dicesti: dammi sei mesi per sistemare le mie difficoltà…
Anche un anno.
Una cosa facile a farsi.
Non mi avresti mai detto che sapevi quanto fosse impossibile…
Ecco la situazione:una donna isterica minaccia di uccidersi e in questo modo tiene in scacco la vita di due persone.
Una di queste decide di accettare la situazione, l’ altra , non ha scelta.
A quest’ altra può succedere qualunque cosa :
sarà sopportabile, purchè lei non minacci di uccidersi.

Purtroppo io ti amo,
ogni cosa che fai per farti male la fai anche a me.
Non posso sopportare questa nostra vita dolente e poco eroica, ridicola quasi, ma vedo che ormai è troppo tardi per porvi rimedio.

Non so cosa fare dopo questa lettera…
Ti amo;
e forse disprezzo quello che hai fatto, ma questo non cambia le cose.
Le soluzioni più ovvie , immagino,sono di piangerci su,scriverne o fare l’amore con un altro.
Perdonami se quanto ho scritto sembra non da me e orribile.
Il mio cuore ha preso a battere con un ritmo sgradevole, rapido e a fior di pelle.

Irma.”

(immagini prese dal web)

“Padre, se anche tu non fossi il mio padre”Dedicato a te Nonno caro

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Questo non sarà il solito post,
mi prendo un momento tutto mio…

Questo post è per te nonno caro,
che sei stato come un padre,
più di un padre,
che sempre sei stato presenza silenziosa e garbata,
poche parole , ma tanta volontà e determinazione…

Te ne sei andato in una domenica mattina di Aprile,
di luce, sole e calore,
questo mese tanto amato dai poeti di ogni tempo…

Ed è con le parole di un Poeta , Camillo Sbarbaro,
che voglio ricordarti,
oggi,
domani in chiesa,
e tutti i giorni che verranno,
perchè la Poesia “sa riempire i vuoti e le lacune”, come scriveva Alda Merini.

Ed è alla Poesia che affido tutte le mie emozioni più profonde…

Grazie per ogni gesto d’Amore,
che è sempre ciò che resta…
questo è solo un Arrivederci ,
niente di più…

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“Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo ,
per te stesso egualmente t’amerei.
Chè mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’ opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

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E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore :
chè avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia ,e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.

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Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei
.”angeli

(immagini prese dal web)

“Mia cara ,troppo cara Irma , che non merito”…Eugenio Montale ,Lettere a Clizia – Parte Prima-

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Ci sono Amori che pretendono di essere vissuti in Sogno,
Amori che la vita ostacola,
Amori mortali, che solo la dimensione poetica potrà rendere immortali, sottraendoli alla logica spietata del tempo, purificandoli dalla contingenza delle cose umane…

Amori vibranti, come quello che unisce un Poeta e la sua Musa…
Lui è Eugenio Montale,
Lei è Irma Brandeis.

Si incontrano nell’estate del 1933,
lei giovane e bellissima ,americana di origine,
discendente da un’ importante famiglia di Intellettuali,
è in Italia per i suoi studi, e desidera ardentemente conoscere
il Poeta degli “Ossi di seppia”…

Bussa timidamente alla porta del Gabinetto Scientifico e Letterario Vieusseux…Ad aprirle è proprio Eugenio Montale…
Ed è un colpo di fulmine…

Nascerà un amore puro e tormentato, un lungo lamento di costante passione e dolore , testimoniato da un carteggio di circa 155 missive,scritte tra il 1933 e il 1939:
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25 Settembre 1933

“Mia cara Irma,
lo so non conosco ancora tutto, ma so che non ho mai incontrato una donna come te e che certamente nessun uomo potrà sentire per te quello che io sento…
Ma non desidero ingannarti.
Devi sapere che sono un uomo assai stanco, probabilmente sulla fine
della propria carriera…poetica e sfiduciato di dover scrivere in una lingua che nessuno capisce e che non si adatta più alla vita di oggi.
Un uomo poco tagliato per la vita , tanto in Italia che in America.
E nondimeno…
Penso che tu potresti salvarmi…”

montale 3

Tra loro la presenza di un’ altra donna , la futura moglie di Eugenio,una presenza che condiziona sin dall’inizio il loro Amore.

19 Novembre 1933

“Oh mia cara, Irma mia cara,
come hai pensato che ho scritto -qualunque cosa avvenga- quando nulla sapevo della morte di tuo padre e quando non sospettavo che una parola così, cadesse su un terreno devastato?
Io mi sento vincolato a te in qualunque modo, ma ti riconosco il diritto alla tua libertà se non potrò offrirti una vita più decente.
E spero , e come!
In una soluzione possibile anche se ci sono del giorni nei quali mi augurerei di morire felice dopo aver passato un mese con te(30 giorni e 30 notti)- se tu potessi dopo ritrovare ancora la pace e la tranquillità.
Non vorrei farti del male in nessun modo.
E’ chiaro ora il senso?
E hai potuto pensare che forse non ci vedremo più?
E crederti già rassegnato a non averti?
Scrivimi subito qualcosa about tutto ciò, mia cara , troppo cara Irma che non merito.”

Clizia-Irma

1 Dicembre 1933

” Mia cara Irma,
Ti prego di togliermi da questa perplessità,
sai che ti voglio bene, più bene di prima , ma ci sono giorni, come questo , in cui privo di notizie, pieno di freddo, di guai e malinconie, io non riesco a vederti- e starnazzo nel buio come un pipistrello.
Ti voglio bene e non ti vedo.
Sei viva?
Esisti?
Che cosa sta macchinando l’ignobile destino?
Non è questione di fede; io ho fede in te e benedico il giorno in cui t’ho incontrata.
Ma sento la mia debolezza, sento il varco di 10.000 miglia, sento l’ingiustizia della sorte.
Sono immerso in preoccupazioni d’ogni genere, e ancora debbo rimandare di qualche giorno la lunga lettera che ti devo.
Ma se non ricevo altre tue notizie io mi perdo nel buio e attendo… E non oso scrivere…
Non pensare mai male -e non dubitare mai
…”montale-irma-brandeis_280x250

5 Dicembre 1933

” Dearest Irma,
le tue lettere sono un tesoro che non riesco neppure a rileggere tanto sono preziose.
Le tengo chiuse in un cassetto…
La mia filosofia?
Non ne ho.
Ne hanno estratto più di una dai miei versi, ma a torto.
Per me la poesia è questione di memoria e dolore.
Mettere insieme il maggior numero possibile di ricordi e di spasimi, e usare la forma più interiore e più diretta.
Non ho fantasia; mi occorrono anni per accumulare poche poesie.
L’esecuzione materiale ,poi, è rapida ; spesso è questione di minuti.

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Mia cara Irma , io sono abituato a cibarmi di nuvole e lontananze, ma tu meritavi qualcosa di meglio !
Io sarò sempre tuo, a tua disposizione , pronto a fare quello che vorrai, e persino a pensare quello che vorrai farmi pensare…
Non desidero di meglio che pensare con la tua testa e vedere coi tuoi occhi”.


(immagini prese dal web, Man Ray “Gli innamorati” Eugenio Montale e Irma Brandeis)

Continua…

“Concedi oblio all’anima mia che sbaglia”La Poesia di Paul Klee – Parte Seconda-

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“Cosa crea l’artista?
Forme spazi!
Ma come li crea?
Scegliendo proporzioni…

O satira,
pena degli intellettuali.”

“Oh non lasciar morire l’infinita scintilla
nella misura stretta della legge.
Attento! Non
allontanarti troppo da questo mondo.
Pensa di essere morto
lontano e dopo molti anni
ti viene concesso un solo
sguardo verso la terra.

Vedrai un lampione e un cane
vecchio con la zampa alzata.
Singhiozzerai dalla commozione.”
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“La felicità non è
solo nelle stelle
è anche quaggiù.
Ci sono donne
in un lontano paese
in qualche futuro.

Donne degne di preci: ci sono
templi laggiù
eretti alla sua femminilità.

Una donna verrà e sarà
tutta la femminilità.

Io ti saluto, dirà,
per mezzo d’Irene.

E la sua voce è musica.”
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“Io sono Dio?
Ho accumulato in me tante cose
grandi che la mai testa
arde e si spacca.Deve
contenere un eccesso di forza.
Volete- ma ne siete degni- che lei
sia partorita per voi?
(Tra l’altro) : non erano degni
di colui che crocifiggevano.

Più realisticamente : il genio
sta in una casa di vetro, ma
infrangibile e gonfia d’idee.
E delirando crolla dopo ogni nascita
e con le mani afferra
chi passa alla finestra.
L’artiglio del diavolo attacca,
il pugno di ferro spacca.
Altrimenti saresti un modello,
ride tra i denti radi, per me
sei materia per i miei lavori.
Io ti spalmo alle pareti di vetro
e ci resti appiccicato…

Poi vengono gli amici dell’arte
e con distacco osservano l’opera sanguinante.”

“Tu devi pregare:
concedi
oblio all’anima mia che sbaglia.

Se il dolore almeno
ti tramutasse in bestia-rosso-
sudario- che prende
alla gola, tu stupido buffone-
roseo sorriso-“
Paul-Klee-In-the-desert

“La luna
stanotte era una perla,
e veramente significava lacrime.

Nessuna meraviglia in quest’aria di scirocco.

Una volta era
come se si fermasse il cuore.

Annebbiato il cervello.
Nessun pensiero
se non al cuore che stava
fermo.

Non cadere!
Con te crollerebbe il mondo,
e Beethoven vive attraverso te.”

paul-klee-tanz-des-trauernden-kindes-157448

“Ci sono giorni
come battaglie sanguinose.
Ora è notte fonda ,
ma non per me,
per gli altri,
per gli ottusi
che non sentono la battaglia.
Loro fanno musica,
volgari e leggere canzoni,
poi si buttano a letto.

Io non prendo sonno.
E’ fuoco in me,
in me arde ancora
qua e là.
Cercando frescura alla finestra
io vedo fuori tutto spento.
Sono molto lontano
arde ancora una piccola finestra.
Forse là c’è qualcuno?
Allora non sono
completamente solo!
Di là viene ancora
il suono di un vecchio pianoforte,
il lamento
dell’altro ferito
.”Paul-Klee-Queen-of-Hearts

” Ci sono io e fioriscono fiori,
pienezza è intorno a me perchè io esisto.
Il canto dell’usignolo
m’incanta l’udito e il cuore.
Sono il padre di tutto,
di tutti sulle stelle
e nello spazio infinito.

Me ne sono andato
ed è calata la sera
e stracci di nubi
avvolgono la luce.
Me ne sono andato
e il Nulla è calato come un’ombra
su tutto.
Oh spina
dell’argenteo turgido frutto
.”PAUL-KLEE-ROSE-GARDEN

“Io sto all’erta
io non sono qui
io sono nella profondità
sono lontano…
io sono tanto lontano …
Io ardo con i morti.
Paul-Klee-Glass-Facade

(immagini prese dal web)

Sibilla Aleramo “Amo dunque sono”

amo dunque sono

Un libello prezioso, pubblicato per la prima volta nel 1927,
tanto cercato e oggi finalmente ritrovato in un mercatino poetico e popolato…

Lei è Sibilla Aleramo, poetessa sublime, donna coraggiosa e passionale, innamorata della sua Arte e della Vita che, pulsante, vibrava nei suoi versi e nel suo cuore…

Arte e Vita ,
in un connubio inscindibile,
Parola che cerca e sogna, che dice e tace, parola di una donna , voce di un desiderio perenne, amare ed essere amati, desiderio di ogni anima, oltre il tempo e lo spazio.

sibilla

“L’Amore esiste.
E chi mi vedeva così persistere nella ricerca , che pareva una dannazione, chi mi vedeva conservare, nonostante ogni tragico fallimento, la perenne possibilità di risorgere con un sorriso di bimba, e tosto riaggrapparmi a nuove illusioni e in quelle creare pur sempre istanti di magnifica passione , chi mi contemplava con occhio puro e cuor pietoso, sussurrava” questa donna crede cercar l’amore e invece cerca Iddio”.
La formula non era esatta.
Cercavo l’amore come il più certo tramite per giungere a Dio
.

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Con la persuasione assoluta che soltanto per suo mezzo mi sarebbe dato d’accostarmi al principio divino, all’essenza invisibile dell’universo.
Dove altri perviene con l’ ascesa solitaria , io non arrivo se non ho l’ausilio d’un immagine viva , nella quale sia il mio stesso segno d’immortalità.
Mi riconosco incompleta , come Adamo prima che Eva gli sorgesse al fianco, come l’innamorato nel mito platonico…
Quanto più sono andata crescendo e salendo, quanto più mi son sentita diversa da ogni altra , insostituibile, sola e di me stessa signora, tanto più ho anelato a trovare chi duplicasse la mia ricchezza, chi ne facesse un miracolo immane , si smarrisse con me nell’immensità del cosmo, in preghiera , in estasi.

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Perchè io son nata poeta…
Tutti i poeti , anche i più grandi,anche gli iniziati come Dante e Goethe, non han forse richiesto il soccorso d’amore , e non forse mediante l’amore sono penetrati nei regni occulti, o li hanno, col loro canto creati?”

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Vi consiglio la lettura del testo, edito da Mondadori, insieme ad altri due testi importanti “Una donna ” e “Diario di una donna”.

(immagini prese dal web)

“Come tu vuoi”,l’Immagine poetica

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Ancora un dono in questa giornata di festa…
Ancora la mia bravissima allieva Paola, che ha disegnato lasciandosi condurre dalle parole della lirica di Luzi, (“Come tu vuoi”, postata il 21 Dicembre)
nell’ Altrove dell’Arte, dove tutte le forme di espressione artistica si uniscono e si fondono in un momento unico e prezioso.

Grazie Paola,
quell’uomo seduto di spalle davanti alla finestra, ricorda davvero il grande poeta,e le sue parole rivivono nelle forme e nei colori, che la tua bellissima sensibilità ha saputo descrivere così bene.

“Sii la misura, sii il mistero”… il mio augurio di Natale per voi

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Come dolce prima dell’uomo
Doveva andare il mondo.

L’uomo ne cavò beffe di demòni,
La sua lussuria disse cielo,
La sua illusione decretò creatice,
Suppose immortale il momento.

La vita gli è di peso enorme
Come liggiù quell’ale d’ape morta
Alla formicola che la trascina.

Da ciò che dura a ciò che passa,
Signore, sogno fermo,
Fa’ che torni a correre un patto.

Oh! rasserena questi figli.

Fa’ che l’uomo torni a sentire
Che, uomo, fino a te salisti
Per l’infinita sofferenza.

Sii la misura, sii il mistero.

Purificante amore,
Fa’ ancora che sia la scala di riscatto
La carne ingannatrice.

Vorrei di nuovo udirti dire
Che in te finalmente annullate
Le anime s’uniranno
E lassù formeranno,
Eterna umanità,
Il tuo sonno felice.

Giuseppe Ungaretti

Buon Natale per tutti voi cari amici del Blog,
grazie per ogni parola che mi avete donato,
per la vostra preziosa e costante presenza,
che aggiunge sempre nuovo senso al mio lavoro.

Barbara

(immagine presa dal web)