“Ad Lucem” : Note di Regia

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Fare Regia significa molte cose,
il Regista prende su di sé la responsabilità intera di una Rappresentazione,
il Regista è colui o colei che “sogna ad occhi aperti il suo spettacolo”,
e lo sogna di giorno, e lo sogna di notte,
e non smette di pensare alle azioni sceniche,
alle parole che ciascun interprete donerà al pubblico,
perché tutto ciò che vivrà sulla scena dovrà esprimere “Armonia e Bellezza”,
perché tutto dovrà “Scorrere” dalla prima all’ultima battuta,
in un crescendo emotivo,
direttamente proporzionale all’energia scambiata con il pubblico.

Il Regista è colui che conosce perfettamente i limiti dei propri attori,
e su quei limiti andrà a lavorare, perché divengano punti di forza,
perché le ombre divengano luce…
Il Regista è colui che indica il cammino,
un cammino che parte da un’Idea,
quell’Idea dentro cui ciascun attore dovrà danzare,
liberamente e consapevolmente,
per arrivare a portare a compimento tutte le preziose indicazioni,
che definiranno il suo “Personaggio”,
che altro non è, se non un carico di parole da pronunciare,
e gesti da compiere sulla scena.

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Nel caso di “Ad Lucem”,
lascerò che siano due attori a parlare del loro lavoro sul palco,
per capire sempre meglio cosa significhi lavorare su se stessi,
per arrivare a toccare la propria Essenza,
ancor prima di parlare di Personaggio :

“Cercare qualcosa…
Qualcosa di piccolo, insignificante, nascosto,
che sai non esistere, e la sorpresa quando lo vedi e lo scopri.
Vorresti lasciarlo li’ ma sai che non puoi.
Devi provare anche questa emozione, questo dolore.
Essere qualcosa che non vorresti, ma che abita ognuno di noi e quindi anche te.
Come dicevo, trovare questo grumo di rabbia, questo concentrato di violenza non è semplice.
Se non esce fuori non funzioni,ma se c’è, allora ti chiedi perché esiste?
Perché dovrei scandagliare qualcosa che immobile?
Perché dovrei stuzzicare un animale dormiente e tranquillo,
con il rischio di non controllarlo più?
Ed ecco che il Teatro ti viene in aiuto,
perché è giusto liberare quell’energia positiva o negativa che sia,
ma mostrarle subito il collare, il controllo.
Tirare fuori qualcosa che devi saper gestire e indirizzare verso un obiettivo,
nel mio caso la creazione di un personaggio.
Stare poi in scena,una volta accettata la propria ombra, ti fa sentire scoperto, ma molto più vicino ad un lato che ti appartiene, e dal quale non ha senso sfuggire.
Poi è vero che ogni sensazione che provi, affinché arrivi agli altri in uno spettacolo,
deve essere elevata esponenzialmente,
divenendo qualcosa che forse non ti rappresenta neanche più,
ma nasce da una parte del tuo essere…
Perché per ogni luce che ci colpirà,nuova ombra nascerà…

(Gabriele)

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Per quanto mi riguarda posso dirti che recitare è stata un’emozione intensa,
forte e anche gratificante;
il Teatro mi ha messo davanti a tre responsabilità:

1) Quella nei confronti della Regia, per la fiducia datami, quindi la responsabilità di lavorare seriamente sul testo.

2) Quella nei confronti dello Spettatore, a cui devi cercare di trasmettere il testo ma anche l’emozione personale, per dar modo di farla sua, e entrare nel tema;

3) Quella nei miei confronti, se non sei responsabile di te stesso, non puoi avere un impegno grande come quello del Teatro.

Nel particolare il Teatro mi ha messo davanti i miei limiti, ha fatto emergere paure e anche certezze, mi ha fatto vivere un momento che se da una lato è reale (la fisicità), dall’altro è invisibile, appartiene solo all’anima e alla sfera emotiva.
Forse quello che dico ora può sembrare assurdo ed esula dal Teatro inteso come testi o rappresentazione, ma è molto bello vedere la costruzione del tutto,
la Passione che la Regia trasmette e fa vivere a tutti coloro che sono in Scena.

(Paola)

E infine il commento del fonico e datore luci,
da cui dipendono luci e suoni di un’intera Rappresentazione,
a tutti i tecnici ,sempre, il nostro Grazie:

“L’atmosfera di pathos sulla scena, accompagnata note gentili e amiche,
mi ha trascinato piacevolmente e condotto per mano,
in un viaggio attraverso una forte tematica sociale,
una trama di parole e suoni e candide venature poetiche”.

(Marco)

Tante sono le Forze sulla Scena,
l’esito della Rappresentazione è la risultante di tutte queste Forze,
il Lavoro è incessante ,
nel senso più intimo di questo termine,
un lavoro che non finirà mai,
dentro di noi,
e poi in ultimo sulla Scena.

Perché sia Luce, ancora Luce, per sempre Luce…

Barbara

(immagini prese dal web)

“Donne al Parlamento”- Note di Regia-

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Sto montando l’allestimento che chiuderà gli appuntamenti teatrali per questa stagione.
La scelta è straordinaria, attuale e carica di comicità.
Una riduzione in romanesco del testo “Donne al Parlamento”, del grande commediografo greco Aristofane.

La mia Compagnia, dopo aver assolto il compito della memoria , è passata alla prova in piedi, e all’impostazione dei movimenti.

Guardandoli provare, mi rendo sempre più conto che il Teatro è un codice, una disciplina con regole precise, un teorema perfetto, e solo attenendosi scrupolosamente a queste regole, il risultato potrà essere esatto, in un compasso di giudizio che , ripeto sempre ai miei allievi, deve essere compreso tra sette e dieci.

Il Teatro non è come la vita,
prende spunto dalla vita,
ma mette in scena una rielaborazione di essa,
e per far sì che questa nuova visione delle cose abbia un senso compiuto, è necessario parlare e muoversi secondo il Codice teatrale.

Un gesto dovrà essere pensato,
dovrà essere elaborato,
bisognerà che l’allievo-attore capisca cosa sta facendo,
dando al suo gesto un tempo preciso,
e sapendo su quale piano immaginario creare quel gesto…

E poi la forza e l’intensità con cui lo compirà,
sempre in apertura,
cioè sempre a favore del punto di osservazione del pubblico.

La parola dovrà avere nuova vita e nuovo senso, nel momento in cui verrà pronunciata,per questo grande cura e attenzione dovrà essere rivolta alla dizione,
ai cambi tonali,
al tempo-ritmo interno ed esterno ad essa, al volume ,
che dovrà sostenere tutto l’impianto di fonazione…

Insomma un grandissimo lavoro, per me , che dirigo, per i miei allievi che devono tradurre esattamente le mie intenzioni e indicazioni.page2-384px-Le_congreganti.djvu

Ecco perchè detesto gli “improvvisatori del Teatro”, coloro che dopo un anno o due di corso , si autoeleggono grandi attori e registi e decidono di insegnare…
Quanti ne ho visti passare, tutti davanti ai miei occhi…
Poveri stolti, superbi, e ignoranti…

Il Teatro è Arte..
Voi siete povere menti,
che barcollano nel buio della menzogna
e della disonestà intellettuale .

Guardo i miei allievi,
vedo tutti i loro limiti,
il mio impegno è per loro,
li aiuterò , uno ad uno,
a superare quei limiti,
ad entrare nel Codice del Teatro,
che dovranno accogliere nei loro cuori,
perchè la regola ci aiuta, ci salva, ci sostiene.

C’è tanto da lavorare,
perciò miei cari allievi,
avanti con grande umiltà e determinazione,
sempre consapevoli della vostra essenza,
mai superbi,
ma in cammino , proprio come me ,
che sono avanti a voi,
per indicarvi la giusta via.

(immagini prese dal web, prima edizione del testo di Aristofane “Donne al Parlamento” Venezia 1545,dal titolo “Le Congreganti”)