“Orfeo,L’Inconsolabile” Una Variazione sul Mito

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La scorsa settimana ho portato all’attenzione delle mie allieve Sibille, un testo di Cesare Pavese, di grande valore artistico:
“I dialoghi con Leucò”.

Scritto tra il 1945 e il 1947, rappresenta un momento necessario e prezioso della vita del poeta, che concentra tutta la sua attenzione sul “Mito”, sulla sua origine e valenza, definendolo come qualcosa di necessario e impossibile.

“Sempre , ma più che mai questa volta , ritrovarmi davanti e in mezzo alle mie colline mi sommuove nel profondo.
Devo pensare che immagini primordiali, come a dire l’albero, la casa, la vite , il sentiero,la sera,il pane, mi sono dischiuse in questo luogo…
E rivedere perciò questi alberi,case, viti e sentieri, mi dà un senso di straordinaria potenza fantastica, come se mi nascesse ora , dentro, l’immagine assoluta di queste cose[…]
Insomma ci vuole un mito.
Ci vogliono miti, universali fantastici, per esprimere a fondo e indimenticabilmente quest’esperienza che è il mio posto nel mondo.”

(lettera di Cesare Pavese a Fernanda Pivano, Giugno 1942.)

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E allora il Mito,
il Mito dei Miti…
Orfeo…

Orfeo il Cantore, il Poeta, l’Innamorato…
Colui che incarna perfettamente l’elemento Titanico e Dionisiaco,
che scende negli Inferi per riportare alla vita la bella Euridice,
che canta e piange,
canta l’eterno ritorno,
l’eterno abbandono,
attraverso tutto il tempo…

Pavese ci consegna un prezioso dialogo tra Orfeo e Bacca,
una parola che è canto ed incanto,
nota altissima ,
melodia originaria , prima di ogni possibile melodia…

” Orfeo: E’ andata così . Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre.
Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo.
Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci,
che ciò che è stato sarà ancora.
Pensavo alla vita con lei, com’era prima;che un’altra volta sarebbe finita. Ciò che è stato sarà.
Pensavo a quel gelo , a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa.
Valeva la pena di rivivere ancora ?
Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno.
Allora dissi “sia finita ” e mi voltai .
Euridice scomparve come si spegne una candela .

Bacca : Strane parole Orfeo, quasi non posso crederci.
Qui si diceva che eri caro agli dei e alle Muse .
Molte di noi ti seguono perchè ti sanno innamorato e infelice, hai varcato le porte del nulla…
No non ci credo Orfeo, non è stata colpa tua se il destino ti ha tradito.

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Orfeo : Il mio destino non tradisce .
Ridicolo che dopo quel viaggio , dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.

Bacca: Qui si dice che fu per amore.

Orfeo: Non si ama chi è morto…
L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita.
Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore…

Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto.
No, non ci posso credere…

Orfeo: Capiscimi Bacca, fu un vero passato soltanto nel canto.
Già salendo il sentiero quel passato svaniva , si faceva ricordo , sapeva di morte…

Bacca: Come hai potuto rassegnarti Orfeo?
Euridice era stata per te un’esistenza.

Orfeo: Euridice morendo divenne un’altra cosa .
Quell’Orfeo che discese nell’Ade , non era più sposo nè vedovo.
Il mio pianto d’allora fu come i pianti che si fanno da ragazzo e si sorride ricordandoli.
La stagione è passata.
Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso.
Un destino, se vuoi. Mi ascoltavo.

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Bacca: Molte di noi ti vengon dietro perchè credevano a questo tuo pianto.
Tu ci hai dunque ingannate?

Orfeo: O Bacca Bacca, non vuoi proprio capire?
Il mio destino non tradisce .
Ho cercato me stesso.
Non si cerca che questo.”

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Consiglio ai miei allievi e a tutti gli appassionati del Blog la lettura del testo di Pavese, degni di nota anche i dialoghi tra Calipso e Odisseo, Edipo e Tiresia, Circe e Leucotea.

Vi lascio con l’aria “J’ai perdu mon Eurydice”, dall’opera “Orphèe e Eurydice” di Christoph W. Gluck, cantata dalla Divina Maria Callas

(immagini prese dal web)