“Recitazione e Interpretazione”

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Un breve post,
per dare nuovo senso a due sostantivi ,
che appartengono di diritto alla Nomenclatura teatrale:

“Recitazione e Interpretazione”.

Dopo anni di Teatro , studiato, praticato, ascoltato e visto,
sono giunta alla conclusione che un Buon Attore ,
non possa e non debba,
semplicemente “Recitare un testo”,
ma che possa e debba ,
(per aderire completamente al Senso di Sacralità del Teatro),
“Interpretare un testo”, ogni volta che salirà su un Palcoscenico.

Colui che “Re-cita” un testo,
in realtà , nel senso etimologico del verbo,
sta citando, o chiamando, o cantando qualcosa,
dove il prefisso -Re- ,intensifica l’azione compiuta dal soggetto.
Un agire formale , un’azione che all’origine aveva addirittura
il significato di “fare appello di persone “,
un movimento direi quasi meccanico che ,a mio modesto parere,
non può esaurire quel Sacro Atto, che viene compiuto sulla Scena,
perché privo di quella Partecipazione Emotiva-Attiva,
che rende Unica e Irripetibile ,
ogni Parola pronunciata sulla Scena.

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Colui che “Inter-preta” un testo,
nel senso etimologico del verbo,
si pone come figura di mezzo tra persone che parlano una lingua diversa ,
come soggetto attivo, che dichiara e spiega il senso di uno scritto,
che prende su di sé, la responsabilità di far comprendere,
il senso ultimo e autentico di questo scritto ,
attraverso le sue azioni e le sue parole.
Ed ecco allora che sulla scena,
l’Interprete sarà capace di stringere la distanza,
che separa il pubblico dal testo rappresentato,
“Figura di mezzo , Medium, Tramite”,
mezzo attraverso cui il Mistero della Rappresentazione, si Svelerà e Rivelerà,
oltre quel Velo di Maya , che illude i sensi e oscura la Verità.

Un Sacro compito,
a cui ciascun Attore è chiamato,
ecco perché “Fare Teatro” è Questione Seria ,
ecco perché in realtà ,
non è Teatro quasi tutto quello che vediamo e sentiamo e crediamo lo sia,
definiamolo Spettacolo, Intrattenimento , Svago,
ma non Teatro,
che implica un Impegno Emotivo, Psicologico, Intellettuale Raro e Prezioso,
che pretende Onestà di Pensiero e Intenti,
una rinuncia a tutto ciò che è Mondo e quindi Mondano,
una Conoscenza Reale di Se stessi,
che solo pochissimi Grandi hanno raggiunto…

amleto

Tutto il Resto è solo “una divagazione di un passante che passa”,
come direbbe Pirandello,
tutto il Resto è Silenzio”,
come direbbe Shakespeare, con le parole di Amleto…

E allora ,
se davvero desideriamo “Essere nell’Idea Vera del Teatro”
dovremo divenire Buoni Interpreti,
non semplicemente Buoni Attori,
perché il Teatro ha sempre più bisogno di “figure di mezzo”
che sappiano , con Umiltà e Sapienza,
comunicare autenticamente al pubblico,
il suo Sacro Messaggio .

Barbara

(immagini prese dal web, Amleto , Shakespeare)

Il Teatro è la Vita e la Morte

Il Teatro è Vita,
il Teatro è Commedia,
il Teatro è Tragedia,
vive di Vita rappresentata ,secondo regole e tecniche che la rendono Arte sacra ed eterna.

Il Teatro è Nascita e Morte…

Morte immortale,
morte che muta lo stato delle cose ,
Omega di un intero ciclo esistenziale,
trasformazione di forma e sostanza.

Ieri, durante la lezione con la Compagnia delle Sibille, commentando la mia ultima interpretazione della “Locandiera” di Goldoni, ho toccato le corde più intime di un discorso senza tempo , fuori dalla logica , portale verso l’Oltre che appartiene a tutte le “cose umane”, anche e soprattutto al Teatro, che è l’esperienza umana più autentica che si possa possa sperimentare.

L’Attore che sale sul palco, sa di doversi dare e comunicare, con tutta l’energia vitale che il suo corpo e la sua anima possiede.
Sa che l’atto si compie, che l’atto cade a accade dentro e fuori da sè, sa che nel momento esatto in cui il Rito si compirà, la sua vita cambierà.

Il movimento dell’energia sarà in linea orizzontale e verticale:
il suo orizzonte , il pubblico , riceverà la sua energia , e sarà pronto a ricambiare in una corrispondenza d’amorosi sensi;
la sua verticalità sarà l’immensità del cielo e la profondità della sua anima.
Dal profondo di quell’anima l’energia salirà,
salirà fino al cielo,
attraverso la sua voce e i suoi gesti,
come dono sacro e prezioso,
come dono incondizionato di sè al Mondo.

“Spingendo ” la sua interpretazione oltre i confini dello spazio scenico e del tempo senza tempo che avvolge l’Atto , l’attore sa che abbandonerà una parte di sè,sa che la sua energia vitale si trasformerà…
Ad un passo dalla vita,
ad un passo dalla morte…

la morte

Recitare , dare se stessi senza riserve e senza timori, è un po’ come morire…
Abbandonarsi, entrare nell’oblio , nella dimenticanza di sè e del mondo, per poi rinascere ogni volta , per poter nella ripetizione del Rito sublimare la propria essenza di essere umani.

E’ un processo lento, rivoluzione interiore che segna ogni ingresso in scena ed ogni uscita…
Perchè tutto ciò che nasce su quelle tavole è destinato a Morire,
a cambiar forma e mutare, per tornare alla Vita..

Perchè il Teatro è Vita
perchè il Teatro è Morte
perchè il Teatro è ancora Morte
perchè il Teatro è ancora e per sempre Vita.

(immagine presa dal web, Tarocchi, arcano numero 13, La Morte)