“Ogni cosa che faccio è Destino”- Edipo, Variazione sul Mito

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Ancora un Mito:
Edipo…
Ancora la variazione illuminata di un nobile poeta come Pavese.

Edipo, figlio di un Re,
Edipo, abbandonato,
Edipo, salvato da un pastore sul monte Citerone,
Edipo, il saggio che risolve l’Eterno Enigma della Sfinge,
Edipo, il Grande Re,
Edipo, l’assassino del Padre,
Edipo, lo sposo della Madre…

Edipo, l’ultimo dei Mendicanti…

Partendo da questa condizione umana ,
Pavese scrive la sua rivisitazione del Mito,
il Dialogo tra Edipo e un Mendicante,
un gioco di specchi e rovesciamenti,
chi è il Re e chi il Mendicante in realtà?

Siamo tutti Re e Mendicanti ,
siamo tutti Destino,
tutto ciò che diciamo e facciamo ci porta esattamente dove non siamo mai stati,
e al tempo stesso, dove dovremmo essere…

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Edipo: “Non sono un uomo come gli altri, amico.
Io sono stato condannato dalla sorte. Ero nato per regnare tra voi.
E non sapevo di cercare la mia sorte.Ogni cosa che faccio è destino. Capisci?”

Mendicante: “Ringrazia che sei stato signore e hai mangiato , hai bevuto, hai dormito dentro a un letto. Chi è morto sta peggio.”

Edipo: ” Non è questo ti dico. Mi duole di prima, di quando non ero nulla e avrei potuto essere un uomo come un altro.
E invece no, c’era il destino.
Dovevo andare e capitare proprio a Tebe.
Dovevo uccidere quel vecchio.
Generare quei figli.
Vale la pena di fare una cosa ch’era già come fatta quando non c’eri?”

Mendicante: “Vale la pena Edipo, a noi tocca e basta.
Lascia il resto agli Dei.”

Edipo: “Vorrei essere l’uomo più sozzo e vile purchè quello che ho fatto l’avessi voluto. Non subito così. Non compiuto volendo far altro.Che cosa è ancora Edipo , che cosa siamo tutti quanti , se fin la voglia più segreta del tuo sangue è già esistita prima ancora che tu nascessi e tutto quanto era già detto?”

Mendicante: “Forse Edipo.
Ma hai pur vissuto la vita di tutti:
sei stato giovane e hai veduto il mondo, hai riso e giocato e parlato, non senza saggezza; hai goduto delle cose, il risveglio e il riposo, e battuto le strade.
Ora sei cieco va bene , ma hai veduto altri giorni.”

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Edipo :”Sarei folle a negarlo, e la mia vita è stata lunga.
ma di nuovo ti dico: ero nato per regnare tra voi…
La mia febbre è il mio destino, il timore , l’orrore perenne di compiere proprio la cosa saputa…
E mi domando : chi fu Edipo?”

Mendicante: “La vita è grande Edipo…
Io che ti parlo ho lasciato casa e percorso la Grecia.
Ho visto Delfi, speravo l’incontro, la fortuna , la Sfinge.
Ti sapevo felice nella reggia di Tebe…
E se anche non ho trovato la Sfinge, e nessun oracolo ha parlato per me, mi è piaciuta la vita che ho fatto.

Tu sei stato il mio oracolo.
Tu hai rovesciato il mio destino.
Mendicare o regnare , che importa?
Abbiamo entrambi vissuto…Lascia il resto agli Dei…”

iFig. 1 Ill ritrovamento di Edipo

Edipo :” Non saprai mai se ciò che hai fatto l’hai voluto…
Ma certo la libera strada ha qualcosa di umano, di unicamente umano…
Nella sua solitudine tortuosa è come l’immagine di quel dolore che ci scava.
Un dolore che è come un sollievo, come una pioggia dopo l’afa-silenzioso e tranquillo , pare che sgorghi dalle cose, dal fondo del cuore.

Questa stanchezza e questa pace , dopo i clamori del destino,
son forse l’unica cosa che è nostra davvero…”

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Consiglio a voi tutti la lettura dei “Dialoghi con Leucò ” di Cesare Pavese, e “L’Edipo ” di Sofocle.

(immagini prese dal web)