“Una Presenza dentro il vuoto”-Un Dialogo tra Edipo e Tiresia

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Il Mito di Edipo è Archetipo,
affascinante e inesauribile, rispetto a un’ infinita gamma di significati profondi e complessi, che racchiude in sè.

Torno a Cesare Pavese , ai suoi “Dialoghi con Leucò” , che sto studiando con passione, per il mio prossimo spettacolo, che andrà in scena a Novembre.

Questo che vi propongo in brevi stralci ,
è il Dialogo tra Edipo e Tiresia,
indovino cieco, ma capace di vedere “la Verità “,
capace di andare oltre quel velo,
che offusca la mente del grande Edipo,
lui dotato della vista ma cieco nell’animo,
animo che nega e si nega la possibilità di accedere al Vero, all’essenza delle cose tutte,
che chiede disperatamente ,
ma non riesce leggere attraverso le parole,
che il saggio profeta gli consegna umilmente…

Siamo tutti Edipo,
cercatori di una “Verità” che ci sfugge costantemente,
perchè la Verità vive di un attimo luminoso,
che si spegne sulle labbra di colui che la pronuncia…

Siamo tutti Tiresia,
quando persi nel buio della non-coscienza ,
all’improvviso scorgiamo quella luce fortissima che ci salva,
che apre un varco verso la Sostanza,
verso quella “Verità”, a cui ciascuno deve arrivare,
passando attraverso la notte dell’anima…

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” Edipo: Vecchio Tiresia ,devo credere a quel che si dice qui in Tebe, che ti hanno accecato gli Dei per loro invidia?

Tiresia : Sì è vero che tutto ci viene da loro , devi crederci .

Edipo : Tu che dici?

Tiresia : Che degli Dei si parla troppo .
Essere cieco non è una disgrazia diversa da esser vivo.
Ho sempre visto le sventure toccare a suo tempo dove
dovevano toccare.

Edipo : Ma allora gli Dei che ci fanno ?

Tiresia : Il mondo è più vecchio di loro .
Già riempiva lo spazio e sanguinava , godeva , era
l’unico Dio – quando il tempo non era ancora nato.
Le cose stesse regnavano allora .
Accadevano cose.
Gli Dei possono dare fastidio, accostare o scostare
le cose .
Non toccarle, non mutarle, sono venuti troppo tardi.
Prendi un ragazzo che si bagna nell’Asopo.
E’ un mattino d’estate, il ragazzo si tuffa e si rituffa
d’improvviso gli prende un male e annega.
Dovrà attribuire agli Dei la sua fine , oppure al piacere
goduto?
Nè l’uno nè l’altro , è accaduto qualcosa che non ha
nome, gli daranno poi un nome gli Dei.

Edipo: E dar nome , spiegare le cose, ti par poco Tiresia?

Tiresia: Tu sei giovane Edipo, e come gli dei che sono giovani,
rischiari tu stesso le cose e le chiami.
Non sai ancora che sotto la terra c’è roccia e che il
cielo più azzurro è il più vuoto.
Per chi come me non ci vede , le cose un urto e niente
altro.

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Edipo : Ma pure sei vissuto, i piaceri, le miserie umane ti
hanno a lungo occupato.
Si racconta di te più di una favola , come di un Dio.
E qualcuna così strana , così insolita , che dovrà
pure avere un senso -magari quello delle nuvole nel cielo.

Tiresia: Sono molto vissuto.
Sono vissuto tanto che ogni storia che ascolto mi pare la
mia.
Che senso dici delle nuvole in cielo?

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Edipo : Una presenza dentro il vuoto

Vi consiglio la lettura dell’intero dialogo,
momento prezioso e altissimo dell’opera di Pavese.

(immagini prese dal web)

“Ogni cosa che faccio è Destino”- Edipo, Variazione sul Mito

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Ancora un Mito:
Edipo…
Ancora la variazione illuminata di un nobile poeta come Pavese.

Edipo, figlio di un Re,
Edipo, abbandonato,
Edipo, salvato da un pastore sul monte Citerone,
Edipo, il saggio che risolve l’Eterno Enigma della Sfinge,
Edipo, il Grande Re,
Edipo, l’assassino del Padre,
Edipo, lo sposo della Madre…

Edipo, l’ultimo dei Mendicanti…

Partendo da questa condizione umana ,
Pavese scrive la sua rivisitazione del Mito,
il Dialogo tra Edipo e un Mendicante,
un gioco di specchi e rovesciamenti,
chi è il Re e chi il Mendicante in realtà?

Siamo tutti Re e Mendicanti ,
siamo tutti Destino,
tutto ciò che diciamo e facciamo ci porta esattamente dove non siamo mai stati,
e al tempo stesso, dove dovremmo essere…

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Edipo: “Non sono un uomo come gli altri, amico.
Io sono stato condannato dalla sorte. Ero nato per regnare tra voi.
E non sapevo di cercare la mia sorte.Ogni cosa che faccio è destino. Capisci?”

Mendicante: “Ringrazia che sei stato signore e hai mangiato , hai bevuto, hai dormito dentro a un letto. Chi è morto sta peggio.”

Edipo: ” Non è questo ti dico. Mi duole di prima, di quando non ero nulla e avrei potuto essere un uomo come un altro.
E invece no, c’era il destino.
Dovevo andare e capitare proprio a Tebe.
Dovevo uccidere quel vecchio.
Generare quei figli.
Vale la pena di fare una cosa ch’era già come fatta quando non c’eri?”

Mendicante: “Vale la pena Edipo, a noi tocca e basta.
Lascia il resto agli Dei.”

Edipo: “Vorrei essere l’uomo più sozzo e vile purchè quello che ho fatto l’avessi voluto. Non subito così. Non compiuto volendo far altro.Che cosa è ancora Edipo , che cosa siamo tutti quanti , se fin la voglia più segreta del tuo sangue è già esistita prima ancora che tu nascessi e tutto quanto era già detto?”

Mendicante: “Forse Edipo.
Ma hai pur vissuto la vita di tutti:
sei stato giovane e hai veduto il mondo, hai riso e giocato e parlato, non senza saggezza; hai goduto delle cose, il risveglio e il riposo, e battuto le strade.
Ora sei cieco va bene , ma hai veduto altri giorni.”

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Edipo :”Sarei folle a negarlo, e la mia vita è stata lunga.
ma di nuovo ti dico: ero nato per regnare tra voi…
La mia febbre è il mio destino, il timore , l’orrore perenne di compiere proprio la cosa saputa…
E mi domando : chi fu Edipo?”

Mendicante: “La vita è grande Edipo…
Io che ti parlo ho lasciato casa e percorso la Grecia.
Ho visto Delfi, speravo l’incontro, la fortuna , la Sfinge.
Ti sapevo felice nella reggia di Tebe…
E se anche non ho trovato la Sfinge, e nessun oracolo ha parlato per me, mi è piaciuta la vita che ho fatto.

Tu sei stato il mio oracolo.
Tu hai rovesciato il mio destino.
Mendicare o regnare , che importa?
Abbiamo entrambi vissuto…Lascia il resto agli Dei…”

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Edipo :” Non saprai mai se ciò che hai fatto l’hai voluto…
Ma certo la libera strada ha qualcosa di umano, di unicamente umano…
Nella sua solitudine tortuosa è come l’immagine di quel dolore che ci scava.
Un dolore che è come un sollievo, come una pioggia dopo l’afa-silenzioso e tranquillo , pare che sgorghi dalle cose, dal fondo del cuore.

Questa stanchezza e questa pace , dopo i clamori del destino,
son forse l’unica cosa che è nostra davvero…”

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Consiglio a voi tutti la lettura dei “Dialoghi con Leucò ” di Cesare Pavese, e “L’Edipo ” di Sofocle.

(immagini prese dal web)

“Orfeo,L’Inconsolabile” Una Variazione sul Mito

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La scorsa settimana ho portato all’attenzione delle mie allieve Sibille, un testo di Cesare Pavese, di grande valore artistico:
“I dialoghi con Leucò”.

Scritto tra il 1945 e il 1947, rappresenta un momento necessario e prezioso della vita del poeta, che concentra tutta la sua attenzione sul “Mito”, sulla sua origine e valenza, definendolo come qualcosa di necessario e impossibile.

“Sempre , ma più che mai questa volta , ritrovarmi davanti e in mezzo alle mie colline mi sommuove nel profondo.
Devo pensare che immagini primordiali, come a dire l’albero, la casa, la vite , il sentiero,la sera,il pane, mi sono dischiuse in questo luogo…
E rivedere perciò questi alberi,case, viti e sentieri, mi dà un senso di straordinaria potenza fantastica, come se mi nascesse ora , dentro, l’immagine assoluta di queste cose[…]
Insomma ci vuole un mito.
Ci vogliono miti, universali fantastici, per esprimere a fondo e indimenticabilmente quest’esperienza che è il mio posto nel mondo.”

(lettera di Cesare Pavese a Fernanda Pivano, Giugno 1942.)

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E allora il Mito,
il Mito dei Miti…
Orfeo…

Orfeo il Cantore, il Poeta, l’Innamorato…
Colui che incarna perfettamente l’elemento Titanico e Dionisiaco,
che scende negli Inferi per riportare alla vita la bella Euridice,
che canta e piange,
canta l’eterno ritorno,
l’eterno abbandono,
attraverso tutto il tempo…

Pavese ci consegna un prezioso dialogo tra Orfeo e Bacca,
una parola che è canto ed incanto,
nota altissima ,
melodia originaria , prima di ogni possibile melodia…

” Orfeo: E’ andata così . Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre.
Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo.
Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci,
che ciò che è stato sarà ancora.
Pensavo alla vita con lei, com’era prima;che un’altra volta sarebbe finita. Ciò che è stato sarà.
Pensavo a quel gelo , a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa.
Valeva la pena di rivivere ancora ?
Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno.
Allora dissi “sia finita ” e mi voltai .
Euridice scomparve come si spegne una candela .

Bacca : Strane parole Orfeo, quasi non posso crederci.
Qui si diceva che eri caro agli dei e alle Muse .
Molte di noi ti seguono perchè ti sanno innamorato e infelice, hai varcato le porte del nulla…
No non ci credo Orfeo, non è stata colpa tua se il destino ti ha tradito.

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Orfeo : Il mio destino non tradisce .
Ridicolo che dopo quel viaggio , dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.

Bacca: Qui si dice che fu per amore.

Orfeo: Non si ama chi è morto…
L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita.
Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore…

Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto.
No, non ci posso credere…

Orfeo: Capiscimi Bacca, fu un vero passato soltanto nel canto.
Già salendo il sentiero quel passato svaniva , si faceva ricordo , sapeva di morte…

Bacca: Come hai potuto rassegnarti Orfeo?
Euridice era stata per te un’esistenza.

Orfeo: Euridice morendo divenne un’altra cosa .
Quell’Orfeo che discese nell’Ade , non era più sposo nè vedovo.
Il mio pianto d’allora fu come i pianti che si fanno da ragazzo e si sorride ricordandoli.
La stagione è passata.
Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso.
Un destino, se vuoi. Mi ascoltavo.

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Bacca: Molte di noi ti vengon dietro perchè credevano a questo tuo pianto.
Tu ci hai dunque ingannate?

Orfeo: O Bacca Bacca, non vuoi proprio capire?
Il mio destino non tradisce .
Ho cercato me stesso.
Non si cerca che questo.”

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Consiglio ai miei allievi e a tutti gli appassionati del Blog la lettura del testo di Pavese, degni di nota anche i dialoghi tra Calipso e Odisseo, Edipo e Tiresia, Circe e Leucotea.

Vi lascio con l’aria “J’ai perdu mon Eurydice”, dall’opera “Orphèe e Eurydice” di Christoph W. Gluck, cantata dalla Divina Maria Callas

(immagini prese dal web)

” Il Profumo delle cose sfuggenti “, il mio Nuovo Spettacolo

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(Disegno della mia bravissima allieva PaolaSibilla)

“Coloro che non hanno mai provato la magia di un campo di gigli e di rose all’alba, possono sapere che cosa è il profumo?”

Anche oggi la giornata è stata scandita dalla prova, con la mia Compagnia, del mio prossimo spettacolo “Il Profumo delle cose sfuggenti”che debutterà a Roma il 15 marzo p.v.

Uno spettacolo sul Profumo, sul suo significato fisico e metafisico,sulla parola che si fa liquida melodia , incanto di passato, culla di ogni possibile futuro…
Perchè il profumo è portale del Tempo, essenza musicale, le sue note e i suoi accordi lo rendono pura melodia:

“Così come un accordo musicale, l’accordo di un profumo contiene 4 essenze , o note accuratamente selezionate in base alla loro affinità armonica.
Ciascun profumo contiene 3 accordi: la testa , il cuore , la base.
L’accordo di testa racchiude la prima impressione, dura pochi minuti, prima di lasciare posto all’accordo di cuore , il tema dominante del profumo, che dura alcune ore, e infine, l’accordo di base , la scia del profumo , che dura anche alcuni giorni…”

Uno spettacolo che vivrà di profumi, presenti sulla scena, di aromi e candele che esalteranno il lavoro dei miei allievi-attori, perchè il pubblico si senta coinvolto e partecipe attraverso un’esperienza sensoriale oltre che intellettuale, eco lontana dell’opera memorabile di un attore e regista, come Lindsay Kemp e il suo spettacolo Flowers.
Spettacolo d’avanguardia, oltre la forma e i costumi del Teatro classico -borghese, di cui vengono comunque rispettate regole e stilemi…
Una volontà , la mia , di avvicinare l’anima del Teatro, all’anima dello spettatore, per restituire rispetto e dignità ad entrambi.

Sul palco , insieme a me, entrambe le mie Compagnie, Sibille(al loro debutto teatrale) e Cavalieri al completo, perchè il Teatro è esperienza individuale e collettiva, perchè il Teatro è Rito che si compie attraverso l’energia umana dei miei attori ma anche degli spettatori, che saranno seduti gli uni accanto agli altri, abolendo la classica scissione tra scena e platea, perchè l’atto si compia ad un passo dal cuore di chi guarda e ascolta…

Un modo tutto mio di fare Teatro…
Un modo per farlo Vivere e renderlo Eterno…

Per coloro che avessero desiderio di avere maggiori informazioni e partecipare allo Spettacolo , la mia mail è a disposizione: tuttoilmondoateatro@gmail.com.

Vi saluto con una lirica di Cesare Pavese -“Profumi”- dalla raccolta “Lavorare stanca“, che vi lascio come dono sincero.

Barbara

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“Sovente mi fermo davanti alle vetrine
dei profumieri. E tutti quei colori
disposti in nitide boccette
ornate da bei nastrini,
tra i piumini, le ciprie , gli specchi
e i piccoli strumenti fragili
lucidi lucidi
che passeranno per tenui mani feminee
e pare che nell’attesa ne abbian già assunto l’esilità
e la forma di sogno,
i deliziosi ovali delle saponette,
gli spruzzetti, le reticelle,
ma soprattutto i profumi, i bei profumi gettati
in un ordine strano
sulle scansie di cristallo
dove fondono diafani i colori più belli,
soprattutto i profumi mi prendono l’anima
e costringono gli occhi(…)”

(immagine presa dal web)

Amore, Assurdo Amore…

romeo e giulietta

La prossima settimana riprenderò le lezioni di Teatro con i miei allievi , e subito inizieremo le prove per il prossimo spettacolo, che andrà in scena ad Ottobre, uno spettacolo completamente dedicato all’Amore, questo nobile sentimento, cantato da poeti e scrittori , che è croce e delizia degli uomini e le donne di ogni tempo.

Lo spettacolo sarà un susseguirsi di dialoghi e monologhi, tratti dalla Letteratura Teatrale , dalla poesia, e dal cinema.
Uno spettacolo-collage per meglio definirlo , che vivrà di suggestioni nate dalle parole e dalla musica, che vedrà in scena personaggi come Frida Kahlo, Sibilla Aleramo, Virginia Woolf, Il Maestro e Margherita..
E poi la Poesia…i versi scintillanti di Alda Merini, Shakespeare, Cesare Pavese, Fernando Pessoa, Dante…

Tanta materia incandescente pronta ad essere trasformata in oro prezioso…

Sarà un lavoro impegnativo, ma come attrice e regista dello spettacolo vedo già il risultato finale , che sarà, come sempre, straordinario e in grado di emozionare non solo il pubblico , ma anche tutti coloro che saranno sul palco, cioè i miei allievi insieme alla sottoscritta.

Perchè, come già ho spiegato nei precedenti post, il mio Teatro, è diverso da qualsiasi altra forma di Teatro.
I miei allievi non sono soggetti passivi, vengono educati da me alla Regola del Teatro, e dopo aver assimilato la tecnica recitativa , sono chiamati ad andare in scena per incontrare il pubblico, in spettacoli veri e propri, non in saggi di fine anno che ,spesso e volentieri, umiliano chi li fa e chi li guarda.

Il teatro è un gioco serissimo, non smetterò mai di scriverlo e di ripeterlo a tutti coloro che frequentano le mie lezioni, bisogna divertirsi e sperimentare, ma al momento opportuno bisogna anche diventare serissimi, perchè andare in scena è come tuffarsi da un trampolino altissimo, hai bisogno di una tecnica precisa per impattare con l’acqua senza farti male.

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I miei allievi imparano la tecnica , e poi quando ritengo siano pronti, mi prendo la seria responsabilità di portarli in scena, facendogli attraversare i confini del Reale per immergersi nell’Arte, nella dimensione di oblio, abbandono e assoluta meraviglia, che al Teatro appartiene….
E’ come rinascere a nuova vita, l’anima si libera da ogni costrizione e condizionamento, su quel palco si è in grado di sentire cose che nella vita reale mai giungerebbero a toccarci…

Chi inizia a fare Teatro non può più farne a meno, questo mi ripetono spesso i miei allievi , entusiasti del percorso che ogni anno propongo loro.

Proprio per darvi un’idea , vi regalerò qualche riga del monologo iniziale del prossimo spettacolo, già assegnato alla mia allieva Paola, che sono certa non ne avrà a male, se lo condividerò anche con i miei lettori.

“C’è qualcosa di più assurdo dell’Amore?
Se lo godiamo fino all’ultimo, subito ce ne stanchiamo;
se lo teniamo alto per ricordarlo senza rimorsi, un giorno rimpiangeremo la nostra sciocchezza e viltà,
di non aver osato…
L’amore non chiede che di diventare abitudine, vita in comune, una carne sola di due, e appena è tale è morto…
a pensarci c’è da diventare matti…”

Il resto lo ascolterete a Teatro, se vorrete;)

“Dove sei tu, luce è il mattino”…la Poesia di Cesare Pavese

Nel mio prossimo spettacolo sull’Amore,che andrà in scena il prossimo Ottobre a Roma, avrò finalmente l’occasione di leggere alcune delle più belle liriche di Cesare Pavese(S. Stefano Belbo 1908/Torino1950), una delle voci poetiche italiane più importanti della prima metà del Novecento.

Nel video proposto , Gassman ci regala la sua interpretazione di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”,versi di straordinaria intensità emotiva , sintesi luminosa di un percorso umano, destinato alla distruzione e al silenzio…

Perchè Pavese è il poeta dei silenzi…
Perchè il suo animo schivo e introverso, generava parole di amore , amore disperato, in attesa di una risposta tanto cara e tanto desiderata.

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera,
insonne, sorda,come un vecchio rimorso o un vizio assurdo.
I tuoi occhi saranno una vana parola ,
un grido taciuto, un silenzio.”

Eros e thanatos si fondono e confondono nel ritmo serrato dei suoi versi , il tempo della poesia coincide con il battito del cuore, tempo che chiede tempo e annulla tutto il tempo…
Forse un gioco di parole, ma il gioco diviene realtà fonetica, nel momento in cui si tenta di avvicinarsi alla lettura di questi versi….

Lettura che pretende riflessione…
E assoluto rispetto per una vita di arte e dolore, che si chiude con il gesto estremo del suicidio nell’agosto del 1950, in un albergo di Torino.

“A tutti chiedo perdono, non fate troppi pettegolezzi”

Queste le sue ultime parole, parole di perdono, che si chiede come dono, e che sempre tarda ad arrivare quando più se ne ha bisogno…

Questo era Cesare Pavese…

Il mio ritratto è breve, non esaustivo rispetto alla grandezza dell’uomo e del poeta , ma mi auguro di stimolo , per gli allievi e per tutti gli appassionati, per approfondire.
Vi consiglio “I dialoghi con Leucò”, “Il mestiere di vivere” e tutta la raccolta poetica,editi da Einaudi…

“Dove sei tu, luce è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
O luce, chiarezza lontana, respiro affannoso,
rivolgi gli occhi immobili e chiari su di noi.
E’ buio il mattino che passa senza luce dei tuoi occhi…”