Vocalizzi d’Attore

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(immagine copertina libro personale)

Ho sempre creduto che esista una sublime connessione tra il mestiere dell’attore e la poesia, che ogni attore debba essere anche un intellettuale colto e raffinato,così come chiedeva a gran voce PierPaolo Pasolini.

Siamo oggi circondati e immersi in tale mediocrità attoriale e morale che, personalmente rimpiango attori e intellettuali, che fino agli anni settanta-ottanta sono stati nella Letteratura, nel Cinema , e nel Teatro, modelli altissimi a cui potersi ispirare.

Tra questi ,ho citato a lezione l’altro giorno, Vittorio Gassman.

Ho già dedicato alcuni dei miei primi post al Maestro , bellissima l’intervista (che troverete nella sezione “Teatro”)di Enzo Biagi, se non ricordo male intorno agli anni Novanta, che vi consiglio di guardare nel caso vi fosse sfuggita.

Ho invece ricordato di Vittorio, due testi molto interessanti, il primo è la sua autobiografia, dal titoloUn grande avvenire dietro le spalle“,l’altro è un testo che ho trovato qualche settimana fa in un banchetto delizioso di vecchi libri, dal titolo Vocalizzi“, edito da Longanesi nel 1988, oggi chiaramente introvabile.

Dall’Introduzione:

“(…)Rileggendo con certa assiduità i poeti(frequentati del resto a più riprese come interprete),credo di aver sviluppato se non altro un discreto istinto di riconoscimento di ciò che è vera poesia e di ciò che non lo è;-semmai ne avessi dubitato-ho raggiunto la serena, radicale certezza di non essere un poeta.
Tanto mi premeva sottolineare nel presentare questi miei Vocalizzi:un piccolo coacervo di riflessioni casualmente sortite in forma versificata,oltre a un certo numero di libere traduzioni da poeti di svariata origine e stile.
(…)”

Il valore del testo esula dalla natura poetica degli scritti, che per quanto lo stesso autore non osi definire poesia , per atto di profonda umiltà, vivono di liricità e musicalità, sfiorando l’anima e donando attimi di verità e emozione a chiunque legga.

Non commenterò oltre per dare a tutti la possibilità di riflettere liberamente sulle parole scritte dal Maestro, riporterò alcune sue brevi composizioni, e un gioco fonetico molto divertente su cui in Accademia ho fatto fare esercizio a tutti gli allievi, facendoli sorridere e mettendoli alla prova, perchè non semplice da pronunciare ad alta voce.
Si intitola “Fonazioni”, provate anche voi , prima pronunciando molto lentamente le parole e poi aumentando la velocità senza alterare la struttura della parola…

Perchè il Teatro è poesia, è parola detta, sussurrata e sognata, è gesto che si pensa e poi si compie, è gioco e divertimento,
perchè il Teatro è sacro.

Lingue segrete:

“Michel Foucault cataloga i linguaggi
repressi:la parola proibita,
la parola malata,la parola
esclusa perchè ancora non svelata.
E’ nel vocabolario
di questa lingua larvale
-del profeta e dell’inventore,
del pazzo e del rivoluzionario-
che si colloca la parola teatrale.”

Vittorio-Gassman-Amleto

(Vittorio Gassman in “Amleto”, immagine presa dal web)

Chi è di scena:

“Amleto , come dice Pasternak,
entra terribilmente solo in scena.
Ma più solo è l’attore
che si nasconde nel mantello di Amleto.
Per questo sbraccia a schivar la luce;
poi si fa concavo, cerca
il suolo reclinando su se stesso,
modula i suoni in basso, la voce
evita il collo teso, che offende le corde.
Non è solo mestiere:
nella solitudine sciabolata dai fari
l’attore esplora il suo baricentro;
sa di dovere -in quattro futili frasi-
fungere da ombelico del mondo.”

Favola

“Nel teatro di poesia
la logica è irrilevante
e più ancora la psicologia.
Amleto non sarebbe che un pedante
se svelasse alla fine del quarto atto
i dettagli del viaggio in Inghilterra;
o Otello il punto esatto
in cui fu raccolto da terra
il celebre fazzoletto.”


Tramandare

“Ho avuto teatri immensi,
arene,popolari tendoni,
quando gestire il dramma aveva senso
di una collettiva funzione.
La nuova era ha sommerso
di tele-rumori la civiltà;
un’ignava e matta bestialità
i fogli del Libro ha disperso.
E mi tenta , oggi,la cella appartata
in cui pochi e per pochi
(o addirittura per l’età futura?)
dire l’epilogo di una morta avventura,
i suoni-traccia di una parola passata.
Perchè il linguaggio resista
sottrarne le schede al Medioevo che avanza;
serbare l’archetipo con monacale pazienza;
farsi -da istrione-archivista.”

Fonazioni

“Afferrare,atterrare,arraffare
arruffare, azzurrare…
tutti i moti vitali
fatali
fetali,natali e
mortali
si snudano e si snidano,
stridono,
sudano,si assodano e snodano
in salti di vocale o consonantici.
Nascita suscita crescita
e mescita di emblemi semantici.
Copula:un lungo
oblungo
tango balengo
risolto in dittongo.
E morte è il punto fermo , una sorta
di porta, un finale
fanale a cui ci scorta
la sorte dell’umana coorte.
Diceva il maestro Orazio Costa
che c’è tra porpora , mormora,
tortora e forfora una proposta
più pregnante di una consonante che si sposta.
La lettera esalta il senso.
La parola addita,
come freccia, la vita.

Il fonema è una traccia d’immenso.”