Barbie Time

Nel camerino di uno strip bar, una sera come le altre, Stella e Gloria si preparano per il loro solito show, incalzate da Tantaroba, che lavora nel locale ma non balla più sul cubo. Azioni consuete, di sempre. Uno strato di cipria, glitter come se non ci fosse un domani, un rossetto spavaldo e aggressivo. Ballano ridono e litigano, Gloria e Stella, amiche di una vita, amiche da sempre. Amiche da quando Stella si chiamava ancora Gerardo e combatteva con la sua famiglia per farsi accettare. Una lettera inaspettata dalla famiglia di Stella, porta la ragazza a ripercorrere con la memoria i momenti salienti della sua vita, che vediamo prendere corpo sulla scena dietro un velo di ricordo e di rabbia, di commozione, nostalgia e ferocia. Assistiamo così al passato della famiglia di Stella, ai suoi disperati tentativi di farsi accettare dai suoi genitori. La lettera contiene un invito, un tentativo di riconciliazione, forse, al quale Stella sembra non voler cedere. Saranno proprio Gloria e Tantaroba a convincerla ad accettare quella mano tesa che viene dal passato. In un finale inaspettato, tutti i personaggi di questa storia, semplice ma, a modo suo, straordinaria, saranno costretti a fare i conti con l’irrimediabile Tempo, divoratore implacabile di occasioni propizie e attimi fuggenti. Uno spettacolo comico e toccante per riflettere sulla diversità, l’accettazione dell’altro, gli affetti familiari.

 

TEATRO TORDINONA – VIA DEGLI ACQUASPARTA, 16

DAL 12 AL 17 febbraio  ORE 21.00 (DOMENICA ORE 17.30)

Comunicazione Angelo Perrone

Ed io come sempre vi aspetto per vivere un’ altra storia straordinaria ✨chi sono io ? Ma Tantaroba naturalmente

Vi aspetto 😘

Barbara

( immagini personali )

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“Della Solitudine dell’Attore”

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L’Attore è Solo,
è solo un Uomo, solo una Donna,
nasce al Mondo ogni sera,
su quelle lignee Tavole Preziose e Sacre,
non conosce il Tempo,le sue Convenzioni e Costrizioni,
si muove libero,
attraverso tutto lo Spazio e il Tempo

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L’Attore è Solo,
vive delle sue Parole,
quelle ripetute ogni sera sulla Scena,
che mai ha pronunciato nella Vita,
quelle che costano fatica e sudore,
che risuonano nell’aria come Melodia Originaria,
mai sentita, forse sognata…

L’Attore è Solo,
vive dei suoi Gesti,
sempre più forti e consapevoli,
perché il Viaggio che compie,
è Viaggio d’Amore e Consapevolezza,
perché è solo per Amore che ogni sera sale su quel Palco,
Amore che è Fiamma,
che tutto arde e consuma,
e non basta una Vita per consumare tutto quell’Amore,
che tiene e sostiene ogni passo,
giorno dopo giorno.

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L’Attore è Solo,
lì su quel Palco come nel grembo materno,
dove tutto è Vita,
dove tutto è Amore,
dove l’Impossibile diventa Possibile,
dove ogni sorriso e ogni lacrima hanno sapore antico e misterico…

L’Attore è solo,
perché il suo è da sempre,
un Cammino di Luminosa Solitudine,
perché più ci si addentra nel mistero del Teatro,
e più la distanza dal mondo aumenta,
perché è in quella solitudine, temuta e desiderata,
che riusciremo un giorno ,
a ritrovare Noi Stessi,
e il Senso ultimo e profondo di ogni cosa…

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L’Attore è Solo,
i suoi compagni sulla scena sono a distanza siderale,
mentre l’Atto si compie,
la partita è con Se Stessi,
e questo un buon attore lo sa,
lo ha sempre saputo,
perché non si esce mai da Se Stessi,
quando si ama,
quando si odia,
quando si soffre o quando si gioisce,
e questo il Teatro lo sa,
e lo insegna ogni giorno ,
a tutti gli Uomini di Buona Volontà.

Dedicato a chi, come me, non saprebbe vivere , e respirare , senza il Teatro.

Barbara

(immagini prese dal web,
Eleonora Duse, Marta Abba, Ettore Petrolini,
Eduardo De Filippo,Ruggero Ruggeri, Sarah Bernhardt, Irma Gramatica)

“Il Teatro della Meraviglia o della Meraviglia del Teatro”

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Il Teatro è Meraviglia,
sorgente pura di Emozione e Libertà individuale,
espressa in un esercizio collettivo,
che è Rito e Incanto.

Attori e spettatori si ritrovano in questo luogo sacro,
per un’ unica ragione inconscia, che alla base dei loro intenti :
“essere meravigliati”.

Sì, perchè ormai viviamo immersi in un Nero intenso e profondo,
intimoriti da ogni notizia che arriva alle nostre orecchie,
incapaci di sorprenderci anche dell’atto più empio,
tanto siamo avvezzi all’Empietà,
che ogni giorno si manifesta nella nostra società.

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Il Teatro conosce il Nero, nella sua “stanza dei Neri”,
nel buio che avvolge la platea silenziosa,
ogni volta che si apre il Sipario,
ma un vento di Grazia e Meraviglia,
inizia a soffiare insieme alle prime parole,
pronunciate dall’Attore in scena,
e parola dopo parola ,
quel Nero iniziale, si trasforma in una girandola di colori e intense emozioni,
niente può ferirci o spaventarci,
siamo in uno Stato di Grazia assoluta ,
avvolti da noi stessi ,
in un abbraccio prezioso, che ci stiamo donando,
attori e spettatori, in un rovesciamento continuo di ruoli,
protetto dalla Sacralità del Rito che si compie.

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Siamo destinati al Cielo dal quale proveniamo,
ed il Teatro esiste per testimoniare questa Verità,
immensa nella sua semplicità…

E nel momento in cui ci lasciamo avvolgere da tanta Meraviglia ,
il sorriso torna a vivere sulle nostre labbra,
un sorriso di bimbo,
di anima che si libera, e libera coloro che la circondano,
il nostro respiro rallenta,
diviene più profondo,
e siamo finalmente al centro di noi stessi, della nostra vita…pollock3

Tutto questo è Teatro,
tutto ciò che ci avvicina alla nostra essenza e al Cielo,
può essere definito Teatro,
e solo chi lo pratica , come attore o spettatore,
sa che davvero è in grado di cambiare la sua vita ,
renderla Meraviglia,
Incanto,
come è giusto che sia,
perchè siamo divine creature,
anche se spesso non lo ricordiamo…

Questa la Meraviglia del Teatro,
questo il Teatro della Meravigliaimages (1)

(immagini prese dal web, Man Ray e Jackson Pollock)

“Il Teatro è specchio della Vita”

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Esiste un luogo comune , che ascolto spesso ripetere,
talora dai miei allievi, talora da semplici avventori ,
circa l’essenza del Teatro,
circa la sua definizione per eccellenza…

Si dice “Il Teatro è come la vita”…
Si dovrebbe dire, nella forma corretta,“Il Teatro è specchio della vita”…

Si perchè Il Teatro capovolge la prospettiva umana,
pur attingendo a piene mani dalla Vita,
rielabora secondo regole ben definite, l’intera vicenda umana …

Sul palco non si parla come nella Vita,
sul palco non ci si muove come nella Vita…

E’ un concetto di non semplice assimilazione,
soprattutto per chi a quest’Arte si avvicina per la prima volta.
Ripeto spesso ai miei allievi che per compiere un gesto sul palco, bisognerà tener conto del tempo e della forza , che questo gesto dovrà esprimere.
Per pronunciare parole,
bisognerà considerare le regole della dizione, il tono ,
il volume , il tempo,
con cui queste stesse parole dovranno essere pronunciate.

E ancora,
in un dialogo tra personaggi,
l’attore dovrà preoccuparsi non solo dei tempi dei toni e del volume delle proprie battute, ma- cosa fondamentale- ascoltare come il compagno consegnerà la propria battuta, cioè su quali toni e tempi,
e di conseguenza rispondere “contrastando ” quei toni e quei tempi,
per non creare continuità tonale, ma “frattura”.

Su quel palco la Vita è rielaborata,
e attraverso la Tecnica sublimata nella sua Essenza,
c’è Vita ma c’è soprattutto Arte,
c’è un attore che si muove e parla,
seguendo il battito del suo cuore ma mai dimentico che,
di fronte a lui,
un pubblico palpitante desidera essere partecipe dell’Atto che si compie,
e godere di quel Momento Eterno d’Estasi,
che solo l’Arte sa donare…narciso-triste

Perchè l’Atto si compia,
è necessario assimilare la Tecnica del Teatro,
talora contraddire e sovvertire l’ordine naturale delle cose umane,
perchè salendo su quel palco entriamo nell’Oltre dell’Arte,
e tutto ciò che cadrà e accadrà su quelle tavole,
ci avvicinerà inesorabilmente al Cielo.

(immagini prese dal web)

Il Tempo del Teatro

Un breve post, nato dalla lezione di questa mattina con il mio allievo Mario.

Cercando di chiarire alcuni aspetti tecnici circa l’impostazione di una lettura ad alta voce, ho spiegato a Mario che il Tempo del Teatro è sempre un Tempo Kairos,
un Tempo del Cuore,
Tempo dell’Emozione,
Tempo che annulla il Tempo Kronos,
che dilata il nostro sentire, che amplifica ogni possibile percepire, che non chiude mai un pensiero, ma spalanca le porte dell’anima sul Possibile e sull’Impossibile,dimensioni che appartengono per definizione al mistero del Rito teatrale.

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La Pausa, che pur aggiunge senso al dettato delle Parole, non è mai pausa conclusiva, è sempre apertura e preparazione a ciò che seguirà.
Il Tempo della Pausa , è Tempo di Silenzio, che sospenderà per un breve attimo il corso delle cose

Ed è in quell’attimo che tutto potrà accadere..
Quell’attimo che è pura Creazione ,
tempo finito che diviene infinito,
perchè infinite sono le possibilità di espressione del nostro Essere, che si proietterà nella nostra Voce per Volontà Divina.

Quella Voce che è strumento perfetto ,
fuori dal Tempo,
che il Tempo della Vita può far dimenticare ,
che il Tempo del Teatro renderà Immortale.

(immagine presa dal web, Il Teatro di Epidauro)

Il Teatro è la Vita e la Morte

Il Teatro è Vita,
il Teatro è Commedia,
il Teatro è Tragedia,
vive di Vita rappresentata ,secondo regole e tecniche che la rendono Arte sacra ed eterna.

Il Teatro è Nascita e Morte…

Morte immortale,
morte che muta lo stato delle cose ,
Omega di un intero ciclo esistenziale,
trasformazione di forma e sostanza.

Ieri, durante la lezione con la Compagnia delle Sibille, commentando la mia ultima interpretazione della “Locandiera” di Goldoni, ho toccato le corde più intime di un discorso senza tempo , fuori dalla logica , portale verso l’Oltre che appartiene a tutte le “cose umane”, anche e soprattutto al Teatro, che è l’esperienza umana più autentica che si possa possa sperimentare.

L’Attore che sale sul palco, sa di doversi dare e comunicare, con tutta l’energia vitale che il suo corpo e la sua anima possiede.
Sa che l’atto si compie, che l’atto cade a accade dentro e fuori da sè, sa che nel momento esatto in cui il Rito si compirà, la sua vita cambierà.

Il movimento dell’energia sarà in linea orizzontale e verticale:
il suo orizzonte , il pubblico , riceverà la sua energia , e sarà pronto a ricambiare in una corrispondenza d’amorosi sensi;
la sua verticalità sarà l’immensità del cielo e la profondità della sua anima.
Dal profondo di quell’anima l’energia salirà,
salirà fino al cielo,
attraverso la sua voce e i suoi gesti,
come dono sacro e prezioso,
come dono incondizionato di sè al Mondo.

“Spingendo ” la sua interpretazione oltre i confini dello spazio scenico e del tempo senza tempo che avvolge l’Atto , l’attore sa che abbandonerà una parte di sè,sa che la sua energia vitale si trasformerà…
Ad un passo dalla vita,
ad un passo dalla morte…

la morte

Recitare , dare se stessi senza riserve e senza timori, è un po’ come morire…
Abbandonarsi, entrare nell’oblio , nella dimenticanza di sè e del mondo, per poi rinascere ogni volta , per poter nella ripetizione del Rito sublimare la propria essenza di essere umani.

E’ un processo lento, rivoluzione interiore che segna ogni ingresso in scena ed ogni uscita…
Perchè tutto ciò che nasce su quelle tavole è destinato a Morire,
a cambiar forma e mutare, per tornare alla Vita..

Perchè il Teatro è Vita
perchè il Teatro è Morte
perchè il Teatro è ancora Morte
perchè il Teatro è ancora e per sempre Vita.

(immagine presa dal web, Tarocchi, arcano numero 13, La Morte)

Il Teatro Poetico

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Nella lezione di ieri , ho spiegato ai miei allievi quanto la mia idea di Teatro sia vicina alla Poesia.

Poesia della voce,
Poesia del gesto…

Perchè la poesia è un atteggiamento mentale, è luce interiore, è vita e passione:

“Solo la poesia ci potrà salvare…
e allora il poeta deve parlare, deve prendere la materia incandescente della vita e farne oro colato…”

(Alda Merini)

La poesia può e deve salvarci , “aprendo un varco verso la Sostanza” , come scriveva David Maria Turoldo, ed ecco perchè desidero che i miei allievi apprendano “la Recitazione poetica”.

Citerò a tal proposito un grande artista , mimo, attore e pedagogo francese , Jacques Lecoq(Parigi1921/1999) che nel suo testo “Corpo poetico” spiega con arte, come compiere un “gesto poetico”.

Un gesto è tanto più poetico quanta più tensione drammatica riesce a trattenere dentro sè e fuori da sè.
Un gesto per divenire da naturale a poetico pretende di essere pensato,provato, sentito, e poi attuato.

A sostegno del lavoro dell’attore interverrà la respirazione…
Il respiro è vita,dà un tempo alla nostra vita, può accelerare o rallentare a seconda dell’emozione provata..
Il Teatro è rappresentazione di quella vita,e come tale risponde alle leggi che la regolano: “contrazione e rilassamento”.

Ogni gesto dovrà accordarsi alla respirazione, che ne determinerà la qualità teatrale, l’intenzione , la natura , l’essenza.

Per comprendere meglio tale concetto riporterò un passo di Lecoq:

“Sono in piedi, alzo un braccio in verticale per dire addio a qualcuno…
Se facciamo questo movimento inspirando quando alziamo il braccio ed espirando poi sul ritorno, proviamo un sentimento positivo d’addio.
Se facciamo l’opposto, alzando il braccio sull’espirazione per abbassarlo sull’inspirazione , la tensione drammatica diventa negativa:non vorrei dire addio , ma sono costretto a farlo!”

Ecco perchè sempre raccomando ai miei allievi di non trascurare la respirazione, sia quando devono pronunciare parola,sia quando devono compiere un gesto , anche se minimo.

Respirare e Rallentare…

Prendersi tutto il tempo del mondo per parlare e muoversi; solo così si riuscirà ad essere poetici e teatrali…
Continuate a respirare cari allievi, sempre più consapevoli dell’importanza di quel respiro, perchè è attraverso quel respiro, (che sosterrà la tecnica attoriale ) che darete vita e corpo al personaggio da interpretare.

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(immagini prese dal web)

“Il Poeta è un fingitore”…Fernando Pessoa, il Poeta e il Teatrante

“Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente”

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Fernando Pessoa fu un letterato poeta e giornalista portoghese , (Lisbona 1888/1935), figura affascinante, esoterica e enigmatica che scompose la sua identità artistica in personalità parallele, che teatralmente definirei personaggi, ai quali affidava i suoi pensieri più intimi e i suoi versi scintillanti.
Ed ecco apparire sulla scena i suoi eteronimi, Ricardo Reis, Alvaro De Campos, Alberto Caeiro,Bernardo Soares,che firmarono alcuni dei suoi capolavori poetici e letterari, come “Il libro dell’inquietudine” di cui vi consiglio la lettura , edito da Feltrinelli e tradotto da Antonio Tabucchi, magnifico interprete del genio e della follia creatrice di Fernando.

“L’origine dei miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che è in me(…) L’origine mentale dei miei eteronimi sta nella tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione.
Questi fenomeni per fortuna mia e degli altri si sono mentalizzati,non si manifestano nella mia vita pratica, esplodono verso l’interno e io li vivo da solo, con me stesso.”

Ciascuno dei suoi eteronimi, come nella migliore tradizione teatrale, aveva una mimica ben definita, e un costume di scena adatto alle intenzioni che tale personaggio doveva esprimere, tutto studiato nei minimi dettagli,tutto come solo un primo attore di compagnia saprebbe fare. .

Incredibile mente, che riesco solo a stimare , luminosa intelligenza, che lo rendeva capace di descrivere gli abissi dell’anima, con la leggerezza di un volo di farfalle.

Ho citato l’opera di traduzione di Tabucchi, perchè a quest’ultima dedicò la maggior parte della sua vita, divenendo il più grande traduttore della Letteratura portoghese che il nostro paese ricordi.
Vi invito ,a tal proposito, a leggere il mio post su Tabucchi e il Don Chisciotte ,per ascoltare la bellissima lezione che tiene sul capolavoro di Cervantes.

Vi lascio con alcuni frammenti lirici di Pessoa , tratti dalla raccolta “Il Poeta è un fingitore” edita da Feltrinelli, che ritengo sia di rara bellezza e intensità:

“Essere poeta non è una mia ambizione.
E’ la mia maniera di stare solo.

Mi sono moltiplicato per sentirmi
per sentirmi ho dovuto sentire tutto,
sono straripato , non ho fatto altro che traboccarmi…

Sentire tutto in tutte le maniere,
vivere tutto da tutte le parti ,
essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo….

Ho creato in me varie personalità.
Creo costantemente personalità.
Ogni mio sogno , appena lo comincio a sognare , è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo , e non sono io.
Per creare, mi sono distrutto ; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente.
Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi.

Viaggiare? Per viaggiare basta esistere .
Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione , nel treno del mio corpo , o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze , sui gesti e sui volti , sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi.

La realtà,
sempre di più o di meno
di quello che vogliamo.

Il mondo esterno esiste come un attore su di un palco:sta lì ma è un’altra cosa.

Oh notte dove le stelle mentiscono luce, notte unica cosa della dimensione dell’Universo , fammi diventare , corpo e anima, parte del tuo corpo , fa che io mi perda nel fatto di essere mera tenebra e diventi notte anche io , senza sogni che siano stelle in me nè sole aspettato che risplenda dal futuro.

Siediti al sole,
abdica,
e sii re di te stesso
…”

Le Prove

“ogni uomo è un attore e tutto il
mondo è un palcoscenico”

(William Shakespeare)

Le prove di uno spettacolo sono il momento creativo per eccellenza.

Assolto il compito di portare a memoria il proprio ruolo, attori e Regista si ritroveranno nel luogo deputato per iniziare quel processo creativo che, ora dopo ora, parola dopo parola, gesto dopo gesto, andrà a costruire lo spettacolo vero e proprio.

Esistono tuttavia regole che sono alla base anche delle prove.

Il Regista stabilirà la scaletta dello spettacolo, che ogni attore dovrà scrivere e tenere insieme al copione;la scaletta segnerà l’ordine delle scene e degli interventi audio e video, che si alterneranno alle scene dialogate.

Trascritto tutto, Il Regista inizierà a montare le singole scene secondo un ordine che rispecchierà le sue esigenze emotive ed artistiche, potrebbe paradossalmente iniziare a montare l’ultima scena segnata in scaletta, e procedere a ritroso o a salti, assecondando la sua ispirazione, pur non trascurando le esigenze e richieste attoriali, che sempre terrà in considerazione.

Durante l’impostazione della singola scena , il regista curerà intonazioni e movimenti di ogni singolo attore, aiutandolo a trovare dentro sè quei colori vocali e quei tempi gestuali, che renderanno vera e vibrante la sua interpretazione,senza forzare per imporre un’idea, ma suggerendo…questo è il verbo principale di cui un bravo Regista conosce esattamente il significato.

L’attore , dal canto suo, saprà ascoltare e interiorizzare il suggerimento, per poi trasformarlo in voce e movimento.

Il legame che si instaurerà tra attore e Regista sarà profondo e sincero, bandita ogni menzogna e mistificazione, entrambi si muoveranno nella Verità che solo all’Arte appartiene.

Le prove si svolgeranno sempre nello stesso luogo e preferibilmente negli stessi giorni e orari, affinchè venga rispettata la Ritualità del Teatro, anche nella fase di preparazione dello spettacolo.

Non verranno ammesse , tantomeno giustificate, assenze che non avranno un serio motivazionale, perchè il Teatro non è gioco, ma lavoro che richiede presenza , passione, e coerenza.

Gli attori proveranno sempre e solo alla presenza del Regista o dell’Assistente alla Regia , per evitare che possano nascere malintesi o diverbi tra loro, e soprattutto per evitare che possano appropriarsi della facoltà di commentare in alcun modo il lavoro del compagno, facoltà che spetta esclusivamente alla Regia.

Nel rispetto dei singoli ruoli e compiti, l’Atto si compirà…

L’Atto creativo, che è Alchimia pura, che trascende i confini del Reale,per proiettare attori e spettatori nell’Oltre dell’Arte, che è oltre ogni spazio e ogni tempo, che eternamente dura…

Quello che la regia vede (e non dice) e quello che gli allievi non vedono (e dicono)

Questo post sarà una nota tecnica rispetto al lavoro di Regia nell’opera di costruzione di uno spettacolo.

La Regia inizia il suo lavoro , come già ho accennato in alcuni articoli precedenti, da un’idea, che è la sua ed è unica.

L’Idea inizia a prendere forma con la ricerca dei testi e dei contributi audio e video, che caratterizzeranno lo stile dello spettacolo.

Poi i testi dovranno essere assegnati agli attori , che in un tempo da stabilire, porteranno a memoria i ruoli assegnati.

Poi l’inizio delle prove…
In ogni prova il regista lavorerà contemporaneamente sulle singole unità attoriali , aiutando ciascuno a trovare e fissare il personaggio ,e sulla visione d’insieme dello Spettacolo, armonizzando e portando su uno stesso piano recitativo tutti gli attori…

E’ un lavoro.
Che segue regole ben precise, e che non perde mai di vista nulla, neanche un respiro dell’attore sfuggirà all’orecchio e all’occhio del Regista, che stabilirà di lavorare prima sui macro gesti e battute, e poi prova dopo prova affinerà lo strumento tecnico di cui ciascun attore è dotato…

La Regia vede tutti i limiti di ogni attore e di ogni scena rappresentata, se non corregge immediatamente un gesto o un’ intonazione errata, è perchè sa che la persona che ha dinnanzi, in quel momento, è in grado di decodificare solo poche indicazioni, perchè magari ancora incerto e attanagliato da incertezze di memoria…

Il Regista sa quando e come intervenire nel lavoro del proprio attore, e lo fa con fermezza nel momento giusto, nè un attimo prima, nè dopo.

L’allievo invece, disgraziatamente per lui, interviene quasi sempre nel momento sbagliato, andando magari alla ricerca della pagliuzza nell’occhio del compagno, ignorando la trave che è nel suo..
E invece di tacere, parla.
E invece di fare il suo dovere, si arroga un diritto non suo, perchè per nessun motivo dovrebbe fare commenti sul lavoro dei colleghi , tantomeno su quello della Regia.

Perchè avrà sempre una visione parziale, corrotta e condizionata dello spettacolo, commenterà come spettatore addormentato il suo e l’altrui lavoro, gli mancheranno sempre le informazioni costruttive, che solo la Regia possiede, perchè suo è lo Spettacolo.

Ecco perchè consiglio sempre ai miei allievi di non illudersi di vedere o sentire cose che la Regia non vede, perchè mentre loro non riescono a spingere lo sguardo , come è giusto che sia, oltre la siepe del proprio giardino,il Regista sta già leggendo ciò che è scritto sulla stella più piccola del cielo:)

Buone vacanze cari allievi e appassionati del mio blog….a presto