“Una Presenza dentro il vuoto”-Un Dialogo tra Edipo e Tiresia

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Il Mito di Edipo è Archetipo,
affascinante e inesauribile, rispetto a un’ infinita gamma di significati profondi e complessi, che racchiude in sè.

Torno a Cesare Pavese , ai suoi “Dialoghi con Leucò” , che sto studiando con passione, per il mio prossimo spettacolo, che andrà in scena a Novembre.

Questo che vi propongo in brevi stralci ,
è il Dialogo tra Edipo e Tiresia,
indovino cieco, ma capace di vedere “la Verità “,
capace di andare oltre quel velo,
che offusca la mente del grande Edipo,
lui dotato della vista ma cieco nell’animo,
animo che nega e si nega la possibilità di accedere al Vero, all’essenza delle cose tutte,
che chiede disperatamente ,
ma non riesce leggere attraverso le parole,
che il saggio profeta gli consegna umilmente…

Siamo tutti Edipo,
cercatori di una “Verità” che ci sfugge costantemente,
perchè la Verità vive di un attimo luminoso,
che si spegne sulle labbra di colui che la pronuncia…

Siamo tutti Tiresia,
quando persi nel buio della non-coscienza ,
all’improvviso scorgiamo quella luce fortissima che ci salva,
che apre un varco verso la Sostanza,
verso quella “Verità”, a cui ciascuno deve arrivare,
passando attraverso la notte dell’anima…

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” Edipo: Vecchio Tiresia ,devo credere a quel che si dice qui in Tebe, che ti hanno accecato gli Dei per loro invidia?

Tiresia : Sì è vero che tutto ci viene da loro , devi crederci .

Edipo : Tu che dici?

Tiresia : Che degli Dei si parla troppo .
Essere cieco non è una disgrazia diversa da esser vivo.
Ho sempre visto le sventure toccare a suo tempo dove
dovevano toccare.

Edipo : Ma allora gli Dei che ci fanno ?

Tiresia : Il mondo è più vecchio di loro .
Già riempiva lo spazio e sanguinava , godeva , era
l’unico Dio – quando il tempo non era ancora nato.
Le cose stesse regnavano allora .
Accadevano cose.
Gli Dei possono dare fastidio, accostare o scostare
le cose .
Non toccarle, non mutarle, sono venuti troppo tardi.
Prendi un ragazzo che si bagna nell’Asopo.
E’ un mattino d’estate, il ragazzo si tuffa e si rituffa
d’improvviso gli prende un male e annega.
Dovrà attribuire agli Dei la sua fine , oppure al piacere
goduto?
Nè l’uno nè l’altro , è accaduto qualcosa che non ha
nome, gli daranno poi un nome gli Dei.

Edipo: E dar nome , spiegare le cose, ti par poco Tiresia?

Tiresia: Tu sei giovane Edipo, e come gli dei che sono giovani,
rischiari tu stesso le cose e le chiami.
Non sai ancora che sotto la terra c’è roccia e che il
cielo più azzurro è il più vuoto.
Per chi come me non ci vede , le cose un urto e niente
altro.

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Edipo : Ma pure sei vissuto, i piaceri, le miserie umane ti
hanno a lungo occupato.
Si racconta di te più di una favola , come di un Dio.
E qualcuna così strana , così insolita , che dovrà
pure avere un senso -magari quello delle nuvole nel cielo.

Tiresia: Sono molto vissuto.
Sono vissuto tanto che ogni storia che ascolto mi pare la
mia.
Che senso dici delle nuvole in cielo?

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Edipo : Una presenza dentro il vuoto

Vi consiglio la lettura dell’intero dialogo,
momento prezioso e altissimo dell’opera di Pavese.

(immagini prese dal web)

“Ogni cosa che faccio è Destino”- Edipo, Variazione sul Mito

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Ancora un Mito:
Edipo…
Ancora la variazione illuminata di un nobile poeta come Pavese.

Edipo, figlio di un Re,
Edipo, abbandonato,
Edipo, salvato da un pastore sul monte Citerone,
Edipo, il saggio che risolve l’Eterno Enigma della Sfinge,
Edipo, il Grande Re,
Edipo, l’assassino del Padre,
Edipo, lo sposo della Madre…

Edipo, l’ultimo dei Mendicanti…

Partendo da questa condizione umana ,
Pavese scrive la sua rivisitazione del Mito,
il Dialogo tra Edipo e un Mendicante,
un gioco di specchi e rovesciamenti,
chi è il Re e chi il Mendicante in realtà?

Siamo tutti Re e Mendicanti ,
siamo tutti Destino,
tutto ciò che diciamo e facciamo ci porta esattamente dove non siamo mai stati,
e al tempo stesso, dove dovremmo essere…

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Edipo: “Non sono un uomo come gli altri, amico.
Io sono stato condannato dalla sorte. Ero nato per regnare tra voi.
E non sapevo di cercare la mia sorte.Ogni cosa che faccio è destino. Capisci?”

Mendicante: “Ringrazia che sei stato signore e hai mangiato , hai bevuto, hai dormito dentro a un letto. Chi è morto sta peggio.”

Edipo: ” Non è questo ti dico. Mi duole di prima, di quando non ero nulla e avrei potuto essere un uomo come un altro.
E invece no, c’era il destino.
Dovevo andare e capitare proprio a Tebe.
Dovevo uccidere quel vecchio.
Generare quei figli.
Vale la pena di fare una cosa ch’era già come fatta quando non c’eri?”

Mendicante: “Vale la pena Edipo, a noi tocca e basta.
Lascia il resto agli Dei.”

Edipo: “Vorrei essere l’uomo più sozzo e vile purchè quello che ho fatto l’avessi voluto. Non subito così. Non compiuto volendo far altro.Che cosa è ancora Edipo , che cosa siamo tutti quanti , se fin la voglia più segreta del tuo sangue è già esistita prima ancora che tu nascessi e tutto quanto era già detto?”

Mendicante: “Forse Edipo.
Ma hai pur vissuto la vita di tutti:
sei stato giovane e hai veduto il mondo, hai riso e giocato e parlato, non senza saggezza; hai goduto delle cose, il risveglio e il riposo, e battuto le strade.
Ora sei cieco va bene , ma hai veduto altri giorni.”

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Edipo :”Sarei folle a negarlo, e la mia vita è stata lunga.
ma di nuovo ti dico: ero nato per regnare tra voi…
La mia febbre è il mio destino, il timore , l’orrore perenne di compiere proprio la cosa saputa…
E mi domando : chi fu Edipo?”

Mendicante: “La vita è grande Edipo…
Io che ti parlo ho lasciato casa e percorso la Grecia.
Ho visto Delfi, speravo l’incontro, la fortuna , la Sfinge.
Ti sapevo felice nella reggia di Tebe…
E se anche non ho trovato la Sfinge, e nessun oracolo ha parlato per me, mi è piaciuta la vita che ho fatto.

Tu sei stato il mio oracolo.
Tu hai rovesciato il mio destino.
Mendicare o regnare , che importa?
Abbiamo entrambi vissuto…Lascia il resto agli Dei…”

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Edipo :” Non saprai mai se ciò che hai fatto l’hai voluto…
Ma certo la libera strada ha qualcosa di umano, di unicamente umano…
Nella sua solitudine tortuosa è come l’immagine di quel dolore che ci scava.
Un dolore che è come un sollievo, come una pioggia dopo l’afa-silenzioso e tranquillo , pare che sgorghi dalle cose, dal fondo del cuore.

Questa stanchezza e questa pace , dopo i clamori del destino,
son forse l’unica cosa che è nostra davvero…”

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Consiglio a voi tutti la lettura dei “Dialoghi con Leucò ” di Cesare Pavese, e “L’Edipo ” di Sofocle.

(immagini prese dal web)

“Orfeo,L’Inconsolabile” Una Variazione sul Mito

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La scorsa settimana ho portato all’attenzione delle mie allieve Sibille, un testo di Cesare Pavese, di grande valore artistico:
“I dialoghi con Leucò”.

Scritto tra il 1945 e il 1947, rappresenta un momento necessario e prezioso della vita del poeta, che concentra tutta la sua attenzione sul “Mito”, sulla sua origine e valenza, definendolo come qualcosa di necessario e impossibile.

“Sempre , ma più che mai questa volta , ritrovarmi davanti e in mezzo alle mie colline mi sommuove nel profondo.
Devo pensare che immagini primordiali, come a dire l’albero, la casa, la vite , il sentiero,la sera,il pane, mi sono dischiuse in questo luogo…
E rivedere perciò questi alberi,case, viti e sentieri, mi dà un senso di straordinaria potenza fantastica, come se mi nascesse ora , dentro, l’immagine assoluta di queste cose[…]
Insomma ci vuole un mito.
Ci vogliono miti, universali fantastici, per esprimere a fondo e indimenticabilmente quest’esperienza che è il mio posto nel mondo.”

(lettera di Cesare Pavese a Fernanda Pivano, Giugno 1942.)

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E allora il Mito,
il Mito dei Miti…
Orfeo…

Orfeo il Cantore, il Poeta, l’Innamorato…
Colui che incarna perfettamente l’elemento Titanico e Dionisiaco,
che scende negli Inferi per riportare alla vita la bella Euridice,
che canta e piange,
canta l’eterno ritorno,
l’eterno abbandono,
attraverso tutto il tempo…

Pavese ci consegna un prezioso dialogo tra Orfeo e Bacca,
una parola che è canto ed incanto,
nota altissima ,
melodia originaria , prima di ogni possibile melodia…

” Orfeo: E’ andata così . Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre.
Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo.
Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci,
che ciò che è stato sarà ancora.
Pensavo alla vita con lei, com’era prima;che un’altra volta sarebbe finita. Ciò che è stato sarà.
Pensavo a quel gelo , a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa.
Valeva la pena di rivivere ancora ?
Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno.
Allora dissi “sia finita ” e mi voltai .
Euridice scomparve come si spegne una candela .

Bacca : Strane parole Orfeo, quasi non posso crederci.
Qui si diceva che eri caro agli dei e alle Muse .
Molte di noi ti seguono perchè ti sanno innamorato e infelice, hai varcato le porte del nulla…
No non ci credo Orfeo, non è stata colpa tua se il destino ti ha tradito.

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Orfeo : Il mio destino non tradisce .
Ridicolo che dopo quel viaggio , dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.

Bacca: Qui si dice che fu per amore.

Orfeo: Non si ama chi è morto…
L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita.
Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore…

Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto.
No, non ci posso credere…

Orfeo: Capiscimi Bacca, fu un vero passato soltanto nel canto.
Già salendo il sentiero quel passato svaniva , si faceva ricordo , sapeva di morte…

Bacca: Come hai potuto rassegnarti Orfeo?
Euridice era stata per te un’esistenza.

Orfeo: Euridice morendo divenne un’altra cosa .
Quell’Orfeo che discese nell’Ade , non era più sposo nè vedovo.
Il mio pianto d’allora fu come i pianti che si fanno da ragazzo e si sorride ricordandoli.
La stagione è passata.
Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso.
Un destino, se vuoi. Mi ascoltavo.

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Bacca: Molte di noi ti vengon dietro perchè credevano a questo tuo pianto.
Tu ci hai dunque ingannate?

Orfeo: O Bacca Bacca, non vuoi proprio capire?
Il mio destino non tradisce .
Ho cercato me stesso.
Non si cerca che questo.”

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Consiglio ai miei allievi e a tutti gli appassionati del Blog la lettura del testo di Pavese, degni di nota anche i dialoghi tra Calipso e Odisseo, Edipo e Tiresia, Circe e Leucotea.

Vi lascio con l’aria “J’ai perdu mon Eurydice”, dall’opera “Orphèe e Eurydice” di Christoph W. Gluck, cantata dalla Divina Maria Callas

(immagini prese dal web)

“Abbi pietà di me! Perdonami, se puoi”-Eugenio Montale , Lettere a Clizia- Parte Seconda-

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7 Febbraio 1935

“Darling,
dopo 20 mesi d’inferno , io vivo lottando tra il desiderio di finir tutto con un palla in testa e l’orrore di evitare che sia X a far questo, e negli ultimi sei mesi le cose sono giunte a un tale diapason da togliermi quasi la ragione e il fiato…(senza di te potrò forse vivere, ma di una vita così spenta , soffocata, umiliata, stritolata, che è una pietà pensarci, e potrei accettarla solo come una condanna di Dio.)

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Dovrei con una lealtà da Conte di Montecristo, dirti good-bye e spingerti fuori dalla mia vita ,dalla tua vita?
No…
Io debbo lottare con tutte le mie forze per averti e per restare vivo; debbo per forza chiederti ancora un po’ di fiducia …
Devi pensare alla vita di un uomo, che spesso non sa se provi paura truccata da lealtà o lealtà truccata da paura;
se è onesto o truffatore ; se è un delinquente o un mezzo santo.
E questa è la cosa peggiore: perdere totalmente il senso della propria unità , non sapere più se e come giudicarsi; non avere più la necessaria stima di se stesso.
Quanto tempo dovrà passare perchè un poco di pace torni in me?
Forse basteranno, con te , pochi mesi…”

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7 Maggio 1937

“Darling ,
forse credi che io respinga o non apra le lettere da New York?
Le ho tenute chiuse per due mesi , poi le ho aperte.
Io pensavo che attirarmi il tuo odio potesse essere un principio di soluzione , almeno per te.
Non che io possa sopportare il tuo disprezzo, ma ormai me ne sento così degno, che veramente la vita non ha più senso per me.
Non posso dirti che ti adoro, perchè se le cose stessero così, io avrei dovuto fare qualcosa per te e per me;
posso dire solo che sono anche io vittima di cose infinitamente più orride del prevedibile…Ma a cosa servirebbe?
Un giorno dovrò pur trovare il mezzo per punirmi.

Abbi pietà di me! Perdonami, se puoi.”

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Una lettera di Irma Brandeis a Eugenio Montale…

21 Febbraio 1935

“Se continuerò a pensare alla tua lettera non vorrò più rispondere, perciò devo scriverti ora,e in fretta .
Quello che scrivi mi ha profondamente addolorato.
Tu in realtà eri certo convinto di avermi spiegato tutto con chiarezza, ma in realtà non fosti chiaro in nulla.
Dicesti: dammi sei mesi per sistemare le mie difficoltà…
Anche un anno.
Una cosa facile a farsi.
Non mi avresti mai detto che sapevi quanto fosse impossibile…
Ecco la situazione:una donna isterica minaccia di uccidersi e in questo modo tiene in scacco la vita di due persone.
Una di queste decide di accettare la situazione, l’ altra , non ha scelta.
A quest’ altra può succedere qualunque cosa :
sarà sopportabile, purchè lei non minacci di uccidersi.

Purtroppo io ti amo,
ogni cosa che fai per farti male la fai anche a me.
Non posso sopportare questa nostra vita dolente e poco eroica, ridicola quasi, ma vedo che ormai è troppo tardi per porvi rimedio.

Non so cosa fare dopo questa lettera…
Ti amo;
e forse disprezzo quello che hai fatto, ma questo non cambia le cose.
Le soluzioni più ovvie , immagino,sono di piangerci su,scriverne o fare l’amore con un altro.
Perdonami se quanto ho scritto sembra non da me e orribile.
Il mio cuore ha preso a battere con un ritmo sgradevole, rapido e a fior di pelle.

Irma.”

(immagini prese dal web)

“Padre, se anche tu non fossi il mio padre”Dedicato a te Nonno caro

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Questo non sarà il solito post,
mi prendo un momento tutto mio…

Questo post è per te nonno caro,
che sei stato come un padre,
più di un padre,
che sempre sei stato presenza silenziosa e garbata,
poche parole , ma tanta volontà e determinazione…

Te ne sei andato in una domenica mattina di Aprile,
di luce, sole e calore,
questo mese tanto amato dai poeti di ogni tempo…

Ed è con le parole di un Poeta , Camillo Sbarbaro,
che voglio ricordarti,
oggi,
domani in chiesa,
e tutti i giorni che verranno,
perchè la Poesia “sa riempire i vuoti e le lacune”, come scriveva Alda Merini.

Ed è alla Poesia che affido tutte le mie emozioni più profonde…

Grazie per ogni gesto d’Amore,
che è sempre ciò che resta…
questo è solo un Arrivederci ,
niente di più…

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“Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo ,
per te stesso egualmente t’amerei.
Chè mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’ opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

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E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore :
chè avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia ,e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.

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Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei
.”angeli

(immagini prese dal web)

“Mia cara ,troppo cara Irma , che non merito”…Eugenio Montale ,Lettere a Clizia – Parte Prima-

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Ci sono Amori che pretendono di essere vissuti in Sogno,
Amori che la vita ostacola,
Amori mortali, che solo la dimensione poetica potrà rendere immortali, sottraendoli alla logica spietata del tempo, purificandoli dalla contingenza delle cose umane…

Amori vibranti, come quello che unisce un Poeta e la sua Musa…
Lui è Eugenio Montale,
Lei è Irma Brandeis.

Si incontrano nell’estate del 1933,
lei giovane e bellissima ,americana di origine,
discendente da un’ importante famiglia di Intellettuali,
è in Italia per i suoi studi, e desidera ardentemente conoscere
il Poeta degli “Ossi di seppia”…

Bussa timidamente alla porta del Gabinetto Scientifico e Letterario Vieusseux…Ad aprirle è proprio Eugenio Montale…
Ed è un colpo di fulmine…

Nascerà un amore puro e tormentato, un lungo lamento di costante passione e dolore , testimoniato da un carteggio di circa 155 missive,scritte tra il 1933 e il 1939:
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25 Settembre 1933

“Mia cara Irma,
lo so non conosco ancora tutto, ma so che non ho mai incontrato una donna come te e che certamente nessun uomo potrà sentire per te quello che io sento…
Ma non desidero ingannarti.
Devi sapere che sono un uomo assai stanco, probabilmente sulla fine
della propria carriera…poetica e sfiduciato di dover scrivere in una lingua che nessuno capisce e che non si adatta più alla vita di oggi.
Un uomo poco tagliato per la vita , tanto in Italia che in America.
E nondimeno…
Penso che tu potresti salvarmi…”

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Tra loro la presenza di un’ altra donna , la futura moglie di Eugenio,una presenza che condiziona sin dall’inizio il loro Amore.

19 Novembre 1933

“Oh mia cara, Irma mia cara,
come hai pensato che ho scritto -qualunque cosa avvenga- quando nulla sapevo della morte di tuo padre e quando non sospettavo che una parola così, cadesse su un terreno devastato?
Io mi sento vincolato a te in qualunque modo, ma ti riconosco il diritto alla tua libertà se non potrò offrirti una vita più decente.
E spero , e come!
In una soluzione possibile anche se ci sono del giorni nei quali mi augurerei di morire felice dopo aver passato un mese con te(30 giorni e 30 notti)- se tu potessi dopo ritrovare ancora la pace e la tranquillità.
Non vorrei farti del male in nessun modo.
E’ chiaro ora il senso?
E hai potuto pensare che forse non ci vedremo più?
E crederti già rassegnato a non averti?
Scrivimi subito qualcosa about tutto ciò, mia cara , troppo cara Irma che non merito.”

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1 Dicembre 1933

” Mia cara Irma,
Ti prego di togliermi da questa perplessità,
sai che ti voglio bene, più bene di prima , ma ci sono giorni, come questo , in cui privo di notizie, pieno di freddo, di guai e malinconie, io non riesco a vederti- e starnazzo nel buio come un pipistrello.
Ti voglio bene e non ti vedo.
Sei viva?
Esisti?
Che cosa sta macchinando l’ignobile destino?
Non è questione di fede; io ho fede in te e benedico il giorno in cui t’ho incontrata.
Ma sento la mia debolezza, sento il varco di 10.000 miglia, sento l’ingiustizia della sorte.
Sono immerso in preoccupazioni d’ogni genere, e ancora debbo rimandare di qualche giorno la lunga lettera che ti devo.
Ma se non ricevo altre tue notizie io mi perdo nel buio e attendo… E non oso scrivere…
Non pensare mai male -e non dubitare mai
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5 Dicembre 1933

” Dearest Irma,
le tue lettere sono un tesoro che non riesco neppure a rileggere tanto sono preziose.
Le tengo chiuse in un cassetto…
La mia filosofia?
Non ne ho.
Ne hanno estratto più di una dai miei versi, ma a torto.
Per me la poesia è questione di memoria e dolore.
Mettere insieme il maggior numero possibile di ricordi e di spasimi, e usare la forma più interiore e più diretta.
Non ho fantasia; mi occorrono anni per accumulare poche poesie.
L’esecuzione materiale ,poi, è rapida ; spesso è questione di minuti.

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Mia cara Irma , io sono abituato a cibarmi di nuvole e lontananze, ma tu meritavi qualcosa di meglio !
Io sarò sempre tuo, a tua disposizione , pronto a fare quello che vorrai, e persino a pensare quello che vorrai farmi pensare…
Non desidero di meglio che pensare con la tua testa e vedere coi tuoi occhi”.


(immagini prese dal web, Man Ray “Gli innamorati” Eugenio Montale e Irma Brandeis)

Continua…

Aprile-Amore

primavera

Una lirica di Mario Luzi,
dalla raccolta “Primizie del deserto”
a cui sono particolarmente legata…

Il ricordo sempre vivo di un poeta,
che ho avuto il privilegio di conoscere,
gentile e garbato,
voce altissima di un Tempo oltre ogni Tempo…

Parola che vola alta,
che in alto conduce l’anima,
che sa raggiungere la Verità
per riconsegnarla umilmente
alle mente e al cuore di chi legge…

“Il pensiero della morte mi accompagna
tra due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos’ è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

statua che bacia

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l’esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!

E’ incredibile ch’ io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’ età la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

amore e psiche

L’ amore aiuta a vivere , a durare,
l’ amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’ annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’ attimo.”

(immagini prese dal web)

Sibilla Aleramo “Amo dunque sono”

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Un libello prezioso, pubblicato per la prima volta nel 1927,
tanto cercato e oggi finalmente ritrovato in un mercatino poetico e popolato…

Lei è Sibilla Aleramo, poetessa sublime, donna coraggiosa e passionale, innamorata della sua Arte e della Vita che, pulsante, vibrava nei suoi versi e nel suo cuore…

Arte e Vita ,
in un connubio inscindibile,
Parola che cerca e sogna, che dice e tace, parola di una donna , voce di un desiderio perenne, amare ed essere amati, desiderio di ogni anima, oltre il tempo e lo spazio.

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“L’Amore esiste.
E chi mi vedeva così persistere nella ricerca , che pareva una dannazione, chi mi vedeva conservare, nonostante ogni tragico fallimento, la perenne possibilità di risorgere con un sorriso di bimba, e tosto riaggrapparmi a nuove illusioni e in quelle creare pur sempre istanti di magnifica passione , chi mi contemplava con occhio puro e cuor pietoso, sussurrava” questa donna crede cercar l’amore e invece cerca Iddio”.
La formula non era esatta.
Cercavo l’amore come il più certo tramite per giungere a Dio
.

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Con la persuasione assoluta che soltanto per suo mezzo mi sarebbe dato d’accostarmi al principio divino, all’essenza invisibile dell’universo.
Dove altri perviene con l’ ascesa solitaria , io non arrivo se non ho l’ausilio d’un immagine viva , nella quale sia il mio stesso segno d’immortalità.
Mi riconosco incompleta , come Adamo prima che Eva gli sorgesse al fianco, come l’innamorato nel mito platonico…
Quanto più sono andata crescendo e salendo, quanto più mi son sentita diversa da ogni altra , insostituibile, sola e di me stessa signora, tanto più ho anelato a trovare chi duplicasse la mia ricchezza, chi ne facesse un miracolo immane , si smarrisse con me nell’immensità del cosmo, in preghiera , in estasi.

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Perchè io son nata poeta…
Tutti i poeti , anche i più grandi,anche gli iniziati come Dante e Goethe, non han forse richiesto il soccorso d’amore , e non forse mediante l’amore sono penetrati nei regni occulti, o li hanno, col loro canto creati?”

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Vi consiglio la lettura del testo, edito da Mondadori, insieme ad altri due testi importanti “Una donna ” e “Diario di una donna”.

(immagini prese dal web)

Inno alla Donna

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Un Inno di Grazia e Bellezza,
dedicato a tutte le donne,
di ogni luogo e tempo,
i versi scintillanti
di una grande poetessa, Alda Merini,
per cantare e incantare
gli animi di chi legge,
perchè la Parola voli alta…

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“Stupenda
immacolata fortuna
per te tutte le culture del
regno si sono aperte
e tu sei diventata la
regina
delle nostre ombre

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per te gli uomini
hanno preso
innumerevoli voli
creato l’alveare del
pensiero
per te donna è sorto
il mormorio dell’acqua
unica grazia
e tremi per i tuoi
incantesimi
che sono nelle tue mani
e tu hai un sogno
per ogni estate
un figlio per ogni pianto
un sospetto d’amore
per ogni capello
ora sei donna tutto un
perdono
e così come ti abita
il pensiero divino
fiorirà in segreto
attorniato
dalla tua grazia.”

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Auguri a tutte le donne,
vi abbraccio,
Barbara

(immagini prese dal web)

“La mia anima l’hai tu tutta” Parole d’Amore di Maria Callas

Ancora un Epistolario d’Amore, direi divino, come Divina è la Voce e la personalità di Maria Callas, artista straordinaria a cui già dedicai un post tempo fa, per esaltarne capacità vocali e interpretative , perchè la sua Voce è Voce senza tempo, fuori da ogni tipo di classificazione , forza , grazia, potenza, leggerezza, alchimia , tutto in una Voce.

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Splendido l’Epistolario di cui Maria è protagonista,parole che traducono pensieri, desideri, paure, ansie, amore incondizionato e a volte disperato per un uomo unico per lei, il suo Titta, Giovanni Battista Meneghini.

Sono gli anni dei primi grandi successi , sono gli anni dell’ascesa, dal 1947 al 1959, anni di lavoro , di sacrifici, di viaggi continui, partenze e ritorni che la avvicinano e di colpo la separano dal corpo e dall’anima del suo amore, l’uomo che la sposa e che resterà legato a lei anche dopo la sua morte…

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Lunedì 2 maggio 1949:

“Caro, caro, tanto caro,
si vede che il Dio mi vuole ancora torturare nel mio amore.
Perchè devo essere divisa da te quando non resisto la tua lontananza?
Tante volte mi domando , se tu m’ami, com’io,come puoi resistere!
Non posso stare senza te.
Più incontro e frequento gente più sono fiera di te e più apprezzo e adoro te!Vedo tanta stupidità e frivolezza che mi vien la nausea!”

25 Maggio 1950

“Cara mia adorata anima,
la lontananza da te mi pesa enormemente, e neanche per la solita ragione che si darebbe e cioè sul bisogno fisico del mio uomo.
E’ tutto il complesso che mi manca, non so stare senza di te.
Prima di sposarci bramavo la nostra unione perchè sapevo che saresti stato il mio ideale.
Adesso che so per esperienza la gioia e l’orgoglio di essere tua compagna,sento di più il nostro distacco e la rinuncia della tua adorata presenza…
E poi sono gelosa…
Chi sa cosa fai e come passi il tempo e se hai….!
Scusa ma non sarebbe amore se non fossi un po’ gelosa anche se non te lo dimostro..”

Giovanni la ama,
vive di lei,
e per lei inizia una lunga guerra legale con la sua famiglia di origine , finchè nel 1951 decide di lasciare la direzione delle sue aziende, dando mandato ai suoi avvocati di chiudere la causa con i suoi fratelli…“tenetevi tutto , io voglio stare con mia moglie”.

“Sposo mio diletto santo tesoro vorrei dirti che t’adoro e che sei sempre di più il mio uomo, perfetto come mai avrei sperato di trovare.
Sono fiera di essere tua moglie,
con tutto il cuore, tutto l’amore , tutta la mia dilezione, al marito più caro del mondo, dalla moglie più pazza
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Anni d’Amore , di intensa passione sino al 1959,quando nella vita della Divina entra il personaggio Aristotele Onassis…
Il resto è storia e gossip…

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Per chiunque volesse approfondire consiglio il testo di Renzo Allegri “Maria Callas , Lettere d’amore” edito da Mondadori.

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(immagini prese dal web)