“La Parola e il Gesto sulla Scena” – Prima Parte –

L’Attore sulla Scena lavora, instancabilmente,
con due mezzi Potenti e Perfetti:
la sua Voce, il suo Corpo…

La Voce è aria,
che attraversa la nostra gabbia toracica,
e si proietta come luce fortissima
fuori di noi,è estensione di noi,
è carica del nostro Vissuto,
è Viva e Vita,
non smette di propagarsi tutto intorno a noi,
nel momento in cui inizia a farsi Mondo.

Il Gesto è Corpo,
è manifestazione tangibile e contingente del nostro Esserci,
“del nostro soggiorno involontario su questa terra”
(parafrasando Pirandello),
è Energia Visibile , ,materializzazione del nostro Sentire e Sentirci,
è Forza, è Tempo Kronos e Kairos ,
è tutto il nostro Possibile sulla scena.

Il Lavoro sul Personaggio,
che altro non è se non un carico di gesti da compiere e parole da pronunciare ,
necessita una comprensione assoluta del nostro Modale,
cioè del Modo o della Maniera in cui “Siamo nel Mondo”.
Quella Maniera , quel Modale, diviene sulla Scena,
linea, tratto, diagonale,
elevazione verticale delle leve superiori e inferiori,
e poi ancora Tempo di Fonazione, Volume, Variazione tonale,
Pausa, Tempo-Ritmo interno ed esterno alla parola,
in breve , la griglia tecnica,
che ci garantisce la resa perfetta del Personaggio.

La Letteratura Teatrale e la Storia del Teatro ci insegnano ,
che ogni Secolo pretende che sia assimilato e rispettato
un Canone Stilistico o Codice ,
che un Gesto compiuto da Arlecchino in Scena ,
non potrà mai, e dico mai, richiamare in alcun modo,
un movimento di Nora, uno dei personaggi più celebri di Ibsen;
Colombina non potrà muoversi e parlare sulla scena,
come la Figliastra dei “Sei Personaggi” di Pirandello,
sempre per fare alcuni illustri esempi.

Ecco perché prima di arrivare a parlare di Personaggio,
e di “Psicologia del Personaggio”,
(definizione che oggi va per la maggiore,
che non esaurisce però il discorso,
creando non poche confusioni)
è necessario capire in quale Secolo ci troviamo,
comprendendo che il Settecento non è L’Ottocento
e tantomeno il Novecento,
che sulla Scena bisogna sapersi muovere,
secondo la Regola e Il Codice del Teatro,
secondo la sua Meravigliosa Storia,
e che tutto il carico di aggettivi che, i Registi mediocri,
“incollano” la Personaggio, sono perfettamente inutili,
se l’Attore non avrà prima compreso:
“Come Muoversi, Come Agire, Come Dar Voce”.

Continua…

P.S.
Colgo l’occasione di questo post, amici del Blog ,
per porgervi i miei più cari Auguri di Buona Pasqua ,
Vi abbraccio tutti,
e sempre grazie della vostra luminosa presenza tra queste pagine.

Barbara

(immagini prese dal web)

“Ed ecco, signori, come parla la Verità”-Luigi Pirandello- Così è (se vi pare)

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E’ da poco iniziato l’Anno Pirandelliano,
150 anni sono trascorsi dalla nascita del celebre autore di Girgenti,
avvenuta il 28 Giugno del 1867:

“Sono caduto, non so di dove né come né perché,caduto un giorno,
-ma che è il tempo e perché non prima e non dopo?-
caduto in un’arida campagna di secolari olivi saraceni,
di mandorli e di viti, affacciata sotto l’ondata azzurra del cielo,
sul nero mare africano…”

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“Io sono figlio del Caos, e non allegoricamente,ma in giusta realtà,
perché sono nato in una campagna, che trovasi presso un intricato bosco,
denominato in forma dialettale Càvusu,
dagli abitanti di Girgenti,corruzione dialettale,
del genuino e antico vocabolo greco Kaos.”

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La straordinaria genialità del pensiero pirandelliano,
attraversa i secoli, e diviene lente di ingrandimento,
attraverso cui poter leggere, senza difficoltà, la società moderna;
nel mirino del drammaturgo, il pensiero borghese,
l’incapacità dell’uomo di guardare in faccia la Verità,
il desiderio morboso di poter etichettare e classificare la realtà tutta,
secondo categorie predefinite,
senza curarsi di ciò che le “cose sono realmente” ,
ma fermandosi, comodamente, a ciò che le cose sembrano.

La Commedia “Così è (se vi pare)”,
-tratta dalla novella “La Signora Frola e il Signor Ponza”-,
scritta nel 1917, e portata in scena a Milano ,
dalla Compagnia di Virgilio Talli, il 18 Giugno 1918,
viene definita dallo stesso Pirandello,
“una Parabola in tre atti”;
protagonista dell’intero dramma, non un personaggio ,
bensì un’Azione, che si protrae per l’intero corso della Piece:
“La Ricerca della Verità”.

Una Verità cercata,spasmodicamente, da tutti i personaggi in scena,
affermata e poi contraddetta dalla Signora Frola e dal Signor Ponza,
vittime di un meccanismo perverso, che li porterà a confessare più volte
una Verità che probabilmente non esiste , o meglio non può esistere,
in un mondo come quello del Salotto Borghese, che traduce in mero pettegolezzo,
Qualcosa che invece andrebbe trattata con estrema Grazia,
Qualcosa che andrebbe sussurrata
e poi interiorizzata,
Qualcosa che sfugge, e continuerà a sfuggire,
sino all’ultima battuta:“La Verità”

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Personaggio fuori dal coro,
che la critica ha suggerito possa coincidere con l’Autore stesso,
è Lamberto Laudisi,che con umorismo e nera ironia,
si farà da garante di questa Verità tanto cercata,
tentando di comprendere anziché giudicare,
il Dramma di due Umanità , che chiedono ,
anzi pretendono disperatamente ,
di essere ascoltate, e se non comprese, almeno compatite.

“Ora scusi, venga qua lei, signora.
No no ecco vengo io da lei.
Mi vede è vero?
Alzi una manina, mi tocchi…
E’ sicura anche lei di toccarmi come mi vede?
Non può dubitare di lei.
Ma per carità non dica a suo marito, né mia sorella né a mia nipote
come mi vede, perché tutt’e quattro altrimenti le diranno che lei s’inganna,
mentre lei non s’inganna affatto!
Perché io sono realmente come mi vede lei.
Ma ciò non toglie , cara signora, che io non sia anche realmente come mi vede suo marito,
mia sorella mia , mia nipote…
E dico che voi tutti vi ingannate se non mi vedete come mi vedo io!
Ma ciò non toglie che sia una bella presunzione tanto la mia,
quanto la sua, cara signora…”

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e ancora Laudisi di fronte ad uno specchio :

“Eh caro , chi è il pazzo di noi due?
io dico tu e tu col dito indichi me.
Va’ la che così a tu per tu, ci conosciamo bene noi due!
Il guaio e che come ti vedo io , non ti vedono gli altri!
E allora caro mio, che diventi tu?
Un fantasma…
Un fantasma caro, un fantasma!
Eppure vedi questi pazzi?
Senza badare al fantasma che portano con sé, in se stessi,
vanno correndo , pieni di curiosità,dietro il fantasma altrui!
E credono che sia una cosa diversa.”

Come sempre vi consiglio la lettura dell’intera Commedia,
e vi lascio con un video di alcuni minuti della stessa,
la Compagnia dei Giovani e la Compagnia Stoppa-Morelli,
con la regia di Giorgio de Lullo,
meraviglioso Romolo Valli , nel ruolo di Laudisi,
Rina Morelli nel ruolo della Signora Frola,
e Paolo Stoppa nel ruolo del Signor Ponza.

Barbara

(immagini prese dal web e alcune foto personali)

“Della Verità del Teatro”

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Il Teatro, quello Vero,
è Teatro dell’Anima,
Teatro del Cuore,
che è in grado di cambiare la tua Vita,
che ti chiede di donare tutto di te,
abbandonando le tue convinzioni, le tue certezze,
per scorrere attraverso le cose,
per farti Mondo, e trovare te stesso nell’incontro con l’Altro,
perché non usciamo mai da noi stessi,
e ogni incontro con l’altro è sempre un incontro con noi stessi,
è sempre un modo per conoscerci e riconoscerci nella “Modalità Altra” da noi.

“Recitare” è esercizio complesso su quelle Sacre Tavole,
ogni buon attore sa che il suo lavoro pretende Impegno e Passione,
che non esistono limiti artistici, che non coincidano con limiti umani,
che ogni evoluzione artistica passa attraverso un percorso iniziatico
di Coscienza e Consapevolezza,
di Catarsi e Trasformazione,
perché sul Palco è la Verità che che illumina la nostra Ricerca Interiore.

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Si chiede spesso agli attori di “Ricercare il Personaggio”,di “Costruire il Personaggio “,
ma la Verità è che il Personaggio non esiste,
è solo una carico di Parole e Gesti,
vuoti e privi di senso, se l’Attore non capirà che,
prima ancora di trovare questo fantomatico personaggio,
dovrà cercare , trovare , e abbracciare, con amore, se stesso.

Sulla Scena esiste un Essere Umano,
che dichiara la sua Esistenza attraverso la sua Voce,
muovendo sulla scala tonale il suo emozionale,
“Portando la sua voce” oltre la Quarta Parete.

Sulla Scena esiste un Essere Umano,
che prende Coscienza del suo corpo, muovendosi,
seguendo angoli e diagonali,
che rispettino sempre le aperture ,
perché il pubblico possa vedere sempre ciò che sta facendo,
un Essere Umano che “muove e porta il suo corpo”,
potente strumento di comunicazione insieme alla sua voce.

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Perché “Recitare significa Comunicare”,
Rendere Visibile l’Invisibile,
e Rendere l’Invisibile Sacro
,
perché tutto ciò che riguarda l’Essere Umano è Sacro,
e degno di Rispetto e Amore,
e questo il Teatro lo sa,
ed è pronto a ricambiare con Amore tutto ciò che sapremo donargli e sacrificargli,
per Rinascere a nuova Vita , prova dopo prova,
spettacolo dopo spettacolo,
perché siamo Energia,
che scorre dentro noi,
che si trasforma in “Tensione Corrente” su quel Palco,
Energia che si libera dalla nostra Anima ,
su traiettorie verticali e orizzontali ,
che avvolge il pubblico davanti a noi,
e poi si invola verso il Cielo dal quale proveniamo,
per tornare ancora a noi,
più Viva e Vera,
ogni volta che il Rito del Teatro si compie.

Cercare se stessi,
Trovarsi ,
Amarsi,
Rispettarsi,
e allora , solo allora , saremo nella Verità del Teatro.

Barbara

(immagini prese dal web)

“Quel Respiro Profondo”…Una Nuova lezione di Teatro – Prima Parte

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Ancora una lezione ,
che prende Vita dall’incontro con le mie allieve Sibille,
che si stanno confrontando, in questi giorni, con le Parole di Pirandello,
Autore poliedrico e complesso,
che rende Portali le Parole,
Specchi in cui riflettersi per non riconoscersi,
per Perdersi e Dimenticare,
in un Oblio di sè , che è girandola di centomila colori,
come centomila sono le nostre possibilità di Esistere .

Ho spiegato loro,
che la prima condizione, che è necessario modificare,
per poter iniziare a Rendere Teatro,
ciò che si fa e si dice sul Palco,
è la Respirazione…

Il Respiro è Vita,
Il Respiro è Aria,
Aria che diviene Voce,
Aria che vibra nel nostro apparato fonatorio,
che è necessario immettere nei nostri polmoni pienamente,
attraverso un Respiro Profondo,
usando il nostro Secondo Cuore,
quel meraviglioso muscolo, che abbiamo al centro del nostro busto,
il Diaframma

Il Diaframma ,
il Centro Fisico e Metafisico del nostro Emozionale,
scrigno segreto delle nostre Passioni…

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Ho chiarito alle mie Sibille,
quanto sia importante sul palco,
sostenere i nostri gesti e le nostre parole con il Respiro,
un Respiro Autentico,Profondo,
non quei respiri di mezzo,
che appartengono alla Vita di tutti i giorni,
che troppo spesso, non ci consente di respirare liberamente,
e di liberare la nostra Anima attraverso il respiro.

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Ho provato ad aiutarle a concentrarsi sul loro respiro,
e attraverso un semplice esercizio di Jacques Lecoq ,
ho dimostrato loro che anche un gesto semplice,
se perfettamente sostenuto da una Inspirazione o da una Espirazione ,
può esprimere un Senso preciso e profondo,
un’Intenzione precisa,
e quindi un’Emozione precisa.

Ho consigliato loro,
di riportare l’attenzione su questa semplice e inconsapevole azione,
che compiamo ogni giorno,
e ogni notte,
e ancora ogni giorno e ancora ogni notte,
per ribadire il nostro Sì alla Vita,
-per Nascere- attraverso ogni Inspirazione
,
e allontanarci da essa , attraverso ogni Espirazione,
in un ciclo di Eterne Partenze e Ritorni ,
di Nascita e Morte,
che appartiene, da sempre,
alla Sacra Dimensione del Teatro…

Barbara

(Continua)

(immagini prese dal web)

“In Verità, il Teatro…”

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In Verità, Il Teatro è un’ Attitudine Umana,
forse la più Nobile, la più Antica a Sacra,
la sua Dimensione e il suo Ultimo Significato,
appartengono all’Uomo da sempre ,
in un ciclo di Eterni Ritorni,
di Morti e Risurrezioni ,
perché tutto inizia, e ha il suo ultimo fine,
nell’Uomo.

In Verità , il Teatro si pratica per Assoluta Necessità,
per un mirabile desiderio di Infinito,
perché il suo Cadere e Accadere ,
è sempre un tornare al Cielo,
patria celeste, a cui tutti apparteniamo.

In Verità , Il Teatro è Gioia,
si sale su quelle tavole sempre e solo
con immensa Gioia nel Cuore,
pronti al Sacrificio, nella Ricerca di noi stessi,
ma sempre con un sorriso sulle labbra,
perché “fare Teatro” significa Lodare e Rispettare la Vita,
in tutte le sue forme ed espressioni.

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In Verità, il Teatro è lo Specchio della nostra Esistenza ,
riflette e capovolge tutte le nostre insicurezze,
pretende che guardiamo in faccia la Realtà,
ci impedisce di mentire ancora una volta a noi stessi e al Mondo,
impone un’analisi costante del nostro Agire,
del nostro Pensare e Pensarci,
e ci sprona ad abbandonare il Giudiziale,
quel Giudiziale che ci inchioda in un’unica Dimensione ,
mentre siamo Creature Infinite ,
e siamo “Altro e Oltre” quello che, il comune pensiero, ci impone di Essere.

In Verità , Il Teatro è Libertà dell’Essere,
perché su quel Palco nulla può allontanarci da noi stessi,
siamo pura Energia che scorre su quelle Tavole ,
in luminosa armonia co tutto ciò che ci circonda,
capaci di generare Emozione, e capaci di donarla,
nella Libertà di poter Essere noi stessi,
finalmente e per sempre.

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In Verità , Il teatro è Comunione con Noi Stessi e Dono,
perché solo Amandoci Realmente,
e comprendendo la nostra Natura ,
e accettando il Nostro Esistere ,
saremo in grado di comunicare da quelle Sacre Tavole,
bucando la Quarta Parete,
e donando senza remore ,
la nostra Luce…

E allora e solo allora
Saremo Teatro , il Nostro Teatro…

Barbara

P.S.
Questo è il primo post dell’Anno,
Auguri a voi Cari Amici del blog,
sempre nella mia Idea di teatro ,
vi abbraccio tutti…

(immagini,teatro di Volterra preso dal web, e due foto personali)

“La Via del Teatro”

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L’ultimo Post dell’Anno,
un Anno ricco di Emozioni,
di Spettacoli,di Eventi Culturali,
che hanno arricchito la nostra Anima;
Anno di Profezia,
di Destini compiuti,
di Partenze , di Arrivi inattesi,
Anno di Luce, di Speranza per il Teatro,
e per tutti coloro che lo amano e lo praticano.

Un Anno che nel suo epilogo,
porta via con sé,
l’immagine sfocata di tutti coloro che, il Teatro,
non l’hanno compreso,ma anzi vilipeso,
con atteggiamenti di Arroganza e Superbia,
figlie a loro volta dell’Ignoranza,
che è sempre Non Conoscenza di Se stessi ,
che è sempre Distanza dalla Verità del Cuore,
che è sempre Assenza di Umiltà e Saggezza.

Il Nuovo Anno è davanti a noi,
premessa e promessa di grandi Trasformazioni ed Evoluzioni,
perché la Via del Teatro è sempre Via di Conoscenza e Coscienza,
che non contempla Incertezza dell’Essere,
che pretende Chiarezza Interiore,
Analisi costante del proprio Emozionale,
perché l’Attore è latore di un messaggio di Civiltà e Speranza,
perché l’Attore ha un ruolo sociale e intellettuale determinante,
perché chi si occupa di Teatro, si occupa inevitabilmente dell’“Uomo”,
del suo cammino su questa Terra,
del suo rapporto con “l’Altro”,
dove l’Alterità diventa Mondo,
un Mondo che vive e palpita,
attorno a lui, e dentro di lui.

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La Via del Teatro è Via di Sofferenza e Catarsi,
nessun conforto si prospetta all’orizzonte,
perché, chi a lui si consacra ,
sa che il Teatro, è cammino iniziatico di Coscienza ed Evoluzione Interiore ,
e colui che è destinato ad evolversi ,
sa che dovrà abbandonare le vecchie e illusorie certezze ,
per spingersi oltre le Colonne d’Ercole, della Comune e Mediocre Conoscenza.

E’ necessario avere Coraggio,
è Necessario abbandonare il Giudiziale ,
è Necessario affidarsi alla Forza della Ritualità del Teatro,
lasciar cadere quelle maschere che, quotidianamente,
ci nascondono e proteggono,
perché su quel Palco siamo Soli , e Veri,
e sempre più Soli,
e sempre più Veri,
attraverso tutto il Tempo e lo Spazio.

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E allora il mio Augurio per il Nuovo Anno che verrà,
è Speranza di Verità e Coraggio,
per i miei allievi,
che dovranno compiere scelte importanti in questi prossimi mesi,
e per tutti voi amici del Blog,
che con affetto mi seguite da tempo,
perché la Via del Teatro,
sarà illuminata dal Coraggio delle nostre scelte,
come Attori,
come Spettatori,
come Addetti ai lavori,
o semplicemente come Appassionati di questa Arte Antica e Sacra,
che da Millenni continua a rispondere alle nostre più segrete domande,
donandoci eterni momenti di Verità e Bellezza…

Perché di Verità e Bellezza le nostre anime hanno assoluto bisogno…

Buon 2017 miei cari amici,
sempre nella “Mia Idea di Teatro”.

Barbara

(immagini prese dal web)

I Miei Auguri Teatrali di Buon Natale

Anche per questo Natale,
i miei auguri passano attraverso il Teatro,
attraverso un classico del Teatro,
“Natale in casa Cupiello”,
una commedia incredibilmente moderna,
ironica,intensa, ricca di quei buoni valori,
che Luca Cupiello incarna magnificamente…

Quello che vi propongo, è il momento della “Lettera”,
scritta , come ogni anno, da Tommasino alla sua mamma,
che diverrà momento di comicità esilarante e feroce.

Auguri di cuore ,
Buon Natale carissimi amici del Blog,
grazie per la vostra presenza, sempre gentile, intelligente e luminosa ,
grazie perché siete sempre di più,
e non credevo che un Blog di Teatro potesse essere amato e seguito,
come voi mi state dimostrando.

Questo Blog è luogo di Bellezza e Cultura ,
ed è vostro quanto mio…

Buon Natale di Bellezza e Cultura anche ai miei allievi,
tornerò presto con un post di fine anno,
che vi aiuterà a comprendere sempre meglio,
il cammino che avete intrapreso ,
e vi sosterrà per le scelte future che farete.

Vi abbraccio tutti , sempre nella mia Idea di Teatro.

Buon Natale,

Barbara

Gabriele Lavia: “L’uomo dal fiore in bocca…E non solo”

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“Perché caro Signore, ce lo sentiamo tutti qua ,
come un’angoscia nella gola,
il gusto della vita,
che non si soddisfa mai…”

La Vita ,
La Morte,
L’ Amore,
quell’Eterna Ricerca del senso ultimo e profondo delle Cose…

Con Eleganza, Forza, Grazia e Intensità,
Gabriele Lavia ci consegna la sua idea teatrale dell’atto unico pirandelliano,
“L’uomo dal fiore in bocca”:
un’ora e cinquanta minuti, che conducono lo spettatore,
“nell’Oltre Pirandelliano”.

Una sala d’attesa qualunque di una stazione qualunque,
una serata d’estate di pioggia,
(una pioggia che non cesserà di scandire il Tempo Kronos fino all’ultima battuta),
un uomo qualunque seduto nella sala d’attesa,
un treno in corsa,
e un pacifico avventore che, per un minuto, lo perde,
per ritrovarsi faccia a faccia con lo sconosciuto…
Uno sconosciuto in cui potersi specchiare,
che è Altro e Altrove da lui, ma mai troppo distante.

Una Donna…
vestita di nero, con ombrello e cappellino,
ombra sconosciuta e temuta,
attraverserà per brevi momenti la scena,
congelando il tempo della narrazione,
perché le parole non possono dire compiutamente cosa essa rappresenti…
Eros e Thanatos , e il loro abbraccio fatale forse…

La Donna…
Questa sublime creatura, che sa donare la vita ,
e sa toglierla con ingenua ferocia,
che desidera al pari dell’uomo,
che è desiderata al pari dell’uomo…

Questa è la dimensione femminile che Lavia
ci consegna attraverso i suoi monologhi,
trappola fatale e mortale da cui ciascun uomo
vorrebbe fuggire,
ma per andare dove ?
E come poter immaginare una Vita vissuta,
senza questa angelica e infernale creatura accanto?

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Il dialogo del Protagonista e dell’Avventore è serrato,
tempi del gesto e della parola si alternano magnificamente,
La Vita, la Vita , la Vita,
che pretende di essere vissuta
fino all’ultimo respiro ,
e la necessità dell’uomo qualunque, con il suo dolcissimo fiore in bocca,
di attaccarsi alla vita di un altro,
per continuare a sentirla dentro la Vita…
Lavia si consegna completamente al personaggio,
con forza , disperazione e sagace ironia,
potenti i suoi gesti, ma anche leggeri , come volo di farfalle,
un momento altissimo dello spettacolo,
lo vede mimare mirabilmente l’atto del giovane ragazzo di bottega,
che involtola con carta e fiocchi un pacchettino,
che mani femminili attendono trepidanti…

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E La Vita si intreccia alla Morte,
perché la Vita ritrova il suo senso compiuto,
nei panneggi del manto della terrifica Mietitrice,
nel Nero profondo dei sedili della sala d’attesa,
nel vestito dell’Ombra di Donna,
che disperatamente tende la sua mano al protagonista,
con l’ardente desiderio di morire tra le sue braccia…
Sulle sue labbra…

Una Regia quella di Lavia,
puntuale, matematica, poetica,
tutto è curato nei minimi dettagli.
La musica di Giordano Corapi ,
accompagna e sottolinea gesti e parole,
personaggio che si aggiunge ai personaggi,
su cui gli attori riescono a far volare alto,
tutte le intenzioni più profonde dei loro ruoli,
anche dove la parola è assente.
Degno di nota il lavoro di Michele Demaria,
il Pacifico Avventore ,
che esprime in perfetta simmetria tra voce e gesto,
le sfumature più intense del suo personaggio.

L’applauso del pubblico,
ha accolto i protagonisti con calore e affetto sul Proscenio,
ed è stato un onore e un immenso privilegio essere in platea,
per applaudire anche io ,a lungo ,
il lavoro strepitoso di Lavia e dei suoi Attori.

Lo Spettacolo sarà al Teatro Quirino di Roma,
fino al 18 Dicembre p.v.

Barbara

(immagini prese dal web)

“Recitazione e Interpretazione”

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Un breve post,
per dare nuovo senso a due sostantivi ,
che appartengono di diritto alla Nomenclatura teatrale:

“Recitazione e Interpretazione”.

Dopo anni di Teatro , studiato, praticato, ascoltato e visto,
sono giunta alla conclusione che un Buon Attore ,
non possa e non debba,
semplicemente “Recitare un testo”,
ma che possa e debba ,
(per aderire completamente al Senso di Sacralità del Teatro),
“Interpretare un testo”, ogni volta che salirà su un Palcoscenico.

Colui che “Re-cita” un testo,
in realtà , nel senso etimologico del verbo,
sta citando, o chiamando, o cantando qualcosa,
dove il prefisso -Re- ,intensifica l’azione compiuta dal soggetto.
Un agire formale , un’azione che all’origine aveva addirittura
il significato di “fare appello di persone “,
un movimento direi quasi meccanico che ,a mio modesto parere,
non può esaurire quel Sacro Atto, che viene compiuto sulla Scena,
perché privo di quella Partecipazione Emotiva-Attiva,
che rende Unica e Irripetibile ,
ogni Parola pronunciata sulla Scena.

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Colui che “Inter-preta” un testo,
nel senso etimologico del verbo,
si pone come figura di mezzo tra persone che parlano una lingua diversa ,
come soggetto attivo, che dichiara e spiega il senso di uno scritto,
che prende su di sé, la responsabilità di far comprendere,
il senso ultimo e autentico di questo scritto ,
attraverso le sue azioni e le sue parole.
Ed ecco allora che sulla scena,
l’Interprete sarà capace di stringere la distanza,
che separa il pubblico dal testo rappresentato,
“Figura di mezzo , Medium, Tramite”,
mezzo attraverso cui il Mistero della Rappresentazione, si Svelerà e Rivelerà,
oltre quel Velo di Maya , che illude i sensi e oscura la Verità.

Un Sacro compito,
a cui ciascun Attore è chiamato,
ecco perché “Fare Teatro” è Questione Seria ,
ecco perché in realtà ,
non è Teatro quasi tutto quello che vediamo e sentiamo e crediamo lo sia,
definiamolo Spettacolo, Intrattenimento , Svago,
ma non Teatro,
che implica un Impegno Emotivo, Psicologico, Intellettuale Raro e Prezioso,
che pretende Onestà di Pensiero e Intenti,
una rinuncia a tutto ciò che è Mondo e quindi Mondano,
una Conoscenza Reale di Se stessi,
che solo pochissimi Grandi hanno raggiunto…

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Tutto il Resto è solo “una divagazione di un passante che passa”,
come direbbe Pirandello,
tutto il Resto è Silenzio”,
come direbbe Shakespeare, con le parole di Amleto…

E allora ,
se davvero desideriamo “Essere nell’Idea Vera del Teatro”
dovremo divenire Buoni Interpreti,
non semplicemente Buoni Attori,
perché il Teatro ha sempre più bisogno di “figure di mezzo”
che sappiano , con Umiltà e Sapienza,
comunicare autenticamente al pubblico,
il suo Sacro Messaggio .

Barbara

(immagini prese dal web, Amleto , Shakespeare)

“Ad Lucem” : Note di Regia

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Fare Regia significa molte cose,
il Regista prende su di sé la responsabilità intera di una Rappresentazione,
il Regista è colui o colei che “sogna ad occhi aperti il suo spettacolo”,
e lo sogna di giorno, e lo sogna di notte,
e non smette di pensare alle azioni sceniche,
alle parole che ciascun interprete donerà al pubblico,
perché tutto ciò che vivrà sulla scena dovrà esprimere “Armonia e Bellezza”,
perché tutto dovrà “Scorrere” dalla prima all’ultima battuta,
in un crescendo emotivo,
direttamente proporzionale all’energia scambiata con il pubblico.

Il Regista è colui che conosce perfettamente i limiti dei propri attori,
e su quei limiti andrà a lavorare, perché divengano punti di forza,
perché le ombre divengano luce…
Il Regista è colui che indica il cammino,
un cammino che parte da un’Idea,
quell’Idea dentro cui ciascun attore dovrà danzare,
liberamente e consapevolmente,
per arrivare a portare a compimento tutte le preziose indicazioni,
che definiranno il suo “Personaggio”,
che altro non è, se non un carico di parole da pronunciare,
e gesti da compiere sulla scena.

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Nel caso di “Ad Lucem”,
lascerò che siano due attori a parlare del loro lavoro sul palco,
per capire sempre meglio cosa significhi lavorare su se stessi,
per arrivare a toccare la propria Essenza,
ancor prima di parlare di Personaggio :

“Cercare qualcosa…
Qualcosa di piccolo, insignificante, nascosto,
che sai non esistere, e la sorpresa quando lo vedi e lo scopri.
Vorresti lasciarlo li’ ma sai che non puoi.
Devi provare anche questa emozione, questo dolore.
Essere qualcosa che non vorresti, ma che abita ognuno di noi e quindi anche te.
Come dicevo, trovare questo grumo di rabbia, questo concentrato di violenza non è semplice.
Se non esce fuori non funzioni,ma se c’è, allora ti chiedi perché esiste?
Perché dovrei scandagliare qualcosa che immobile?
Perché dovrei stuzzicare un animale dormiente e tranquillo,
con il rischio di non controllarlo più?
Ed ecco che il Teatro ti viene in aiuto,
perché è giusto liberare quell’energia positiva o negativa che sia,
ma mostrarle subito il collare, il controllo.
Tirare fuori qualcosa che devi saper gestire e indirizzare verso un obiettivo,
nel mio caso la creazione di un personaggio.
Stare poi in scena,una volta accettata la propria ombra, ti fa sentire scoperto, ma molto più vicino ad un lato che ti appartiene, e dal quale non ha senso sfuggire.
Poi è vero che ogni sensazione che provi, affinché arrivi agli altri in uno spettacolo,
deve essere elevata esponenzialmente,
divenendo qualcosa che forse non ti rappresenta neanche più,
ma nasce da una parte del tuo essere…
Perché per ogni luce che ci colpirà,nuova ombra nascerà…

(Gabriele)

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Per quanto mi riguarda posso dirti che recitare è stata un’emozione intensa,
forte e anche gratificante;
il Teatro mi ha messo davanti a tre responsabilità:

1) Quella nei confronti della Regia, per la fiducia datami, quindi la responsabilità di lavorare seriamente sul testo.

2) Quella nei confronti dello Spettatore, a cui devi cercare di trasmettere il testo ma anche l’emozione personale, per dar modo di farla sua, e entrare nel tema;

3) Quella nei miei confronti, se non sei responsabile di te stesso, non puoi avere un impegno grande come quello del Teatro.

Nel particolare il Teatro mi ha messo davanti i miei limiti, ha fatto emergere paure e anche certezze, mi ha fatto vivere un momento che se da una lato è reale (la fisicità), dall’altro è invisibile, appartiene solo all’anima e alla sfera emotiva.
Forse quello che dico ora può sembrare assurdo ed esula dal Teatro inteso come testi o rappresentazione, ma è molto bello vedere la costruzione del tutto,
la Passione che la Regia trasmette e fa vivere a tutti coloro che sono in Scena.

(Paola)

E infine il commento del fonico e datore luci,
da cui dipendono luci e suoni di un’intera Rappresentazione,
a tutti i tecnici ,sempre, il nostro Grazie:

“L’atmosfera di pathos sulla scena, accompagnata note gentili e amiche,
mi ha trascinato piacevolmente e condotto per mano,
in un viaggio attraverso una forte tematica sociale,
una trama di parole e suoni e candide venature poetiche”.

(Marco)

Tante sono le Forze sulla Scena,
l’esito della Rappresentazione è la risultante di tutte queste Forze,
il Lavoro è incessante ,
nel senso più intimo di questo termine,
un lavoro che non finirà mai,
dentro di noi,
e poi in ultimo sulla Scena.

Perché sia Luce, ancora Luce, per sempre Luce…

Barbara

(immagini prese dal web)